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‘Ndrangheta. I dettagli della cattura di Antonio Pelle

Pubblicato in Cronaca, Primo Piano da newz: venerdì, 12 giugno 2009 – 21:18 Stampa questo articolo
'Ndrangheta. I dettagli della cattura di Antonio Pelle  | read this item

Pieroni, Pignatone, Giardina

Pieroni, Pignatone, Giardina

Reggio Calabria. Antonio Pelle, il latitante di ‘ndrangheta arrestato oggi dai carabinieri del Ros, era stato ricoverato d’urgenza questa mattina presso l’Ospedale di Polistena, dove ha subito un intervento chirurgico d’urgenza. Sono solo questi i dettagli sulle condizioni di salute dell’anziano boss di San Luca, resi noti dagli investigatori nel corso della conferenza stampa di questo pomeriggio presso il Comando provinciale dei Carabinieri. Alla conferenza hanno partecipato il procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone, il comandante del Reparto Operativo, colonnello Carlo Pieroni, e il tenente colonnello Valerio Giardina, comandante del Raggruppamento operativo speciale di Reggio Calabria. Il Ros era sulle tracce di Antonio Pelle, inteso “Gambazza”, da circa due anni. L’uomo, 77 anni, due condanne definitive da scontare, era latitante dal 2000, ed era stato inserito nell’elenco dei 30 ricercati di massima pericolosità stilato dal Ministero dell’Interno.
«L’arresto di Pelle segna una tappa storica – ha commentato soddisfatto il procuratore Pignatone – è un nome che significa ‘ndrangheta, il locale di San Luca, ossia la tradizione più vera di questa particolare organizzazione criminale».«Ancora oggi le indagini – ha proseguito il procuratore della Repubblica-  davano un ruolo di primissimo rilievo di Pelle, non solo a San Luca, ma anche al di fuori della Locride e della Calabria». Pignatone ha poi sottolineato la difficoltà della ricerca del latitante, elogiando ancora una volta (l’ultima occasione era stata proprio ieri per l’arresto, sempre ad opera dei Ros, del latitante Girolamo Molè) i carabinieri «che hanno analizzato quotidianamente ogni percettibile movimento, ogni cambiamento degli equilibri nella zona». L’ultimo salto di qualità dell’indagine, è stata la pressione investigativa sulla zona in generale e sui familiari del latitante in particolare, un’attenzione particolareggiata che ha fatto sì che, nel momento di crisi dovuta a ragioni di salute di Antonio Pelle (con l’esigenza per i familiari di essere più vicini al proprio congiunto, dovendo cercarlo più frequentemente di quanto fatto in precedenza) i carabinieri abbiano potuto coronare le loro ricerche con la cattura del boss. Pignatone ha ricordato inoltre il contributo del suo aggiunto, il magistrato Nicola Gratteri, che ha seguito l’indagine da moltissimo tempo. Gratteri infatti è delegato all’area della Locride. “Totale ammirazione” ha espresso ancora Pignatone, verso la capacità tecnica, professionale e umana dei carabinieri del Ros di Reggio Calabria.

Pieroni, Pignatone, Giardina

Pieroni, Pignatone, Giardina

Valerio Giardina, comandante del Ros, ha illustrato i dettagli della cattura. «Le attività svolte – ha spiegato il tenente colonnello – sono state esclusivamente tecniche, in questa occasione abbiamo fatto sforzi importanti che hanno richiesto costi enormi, ma in questo il procuratore ci ha sostenuto, e ci ha permesso così di utilizzare le più sofisticate tecnologie audio-video». I carabinieri erano sulle tracce del boss da circa due anni, nell’arco di questi lunghi mesi sono stati progressivamente ottenuti risultati intermedi, come la cattura  di Francesco Vottari e di Domenico Trimboli, entrambi nella lista dei 100 latitanti più pericolosi e «per varie ragioni  – ha spiegato Giardina – legati ad Antonio Pelle, l’uno perché cognato del boss, l’altro per ragioni parentali». Seguendo i familiari i militari sono giunti a “intermezzi investigativi” culminati nell’ultimo mese e mezzo, quando si stava delineando la situazione di saluute poi riscontrata oggi nell’Ospedale di Polistena.I carabinieri hanno pedinato la moglie di Antonio Pelle, che si è diretta verso l’Ospedale, senza adottare più tutte quelle precauzioni che, in altre circostanze, lei stessa e i figli avevano sempre osservato. Le altre volte, la famiglia del boss (che ha quattro figli, Giuseppe, Sebastiano, Domenico e Maria) si era sempre mimetizzata negli spostamenti, attraverso una serie di favoreggiatori, ora al vaglio degli investigatori. Quando hanno visto la moglie, Giuseppe Giampaolo di 73 anni, entrare in ospedale, i carabinieri hanno avuto la certezza che il loro uomo si trovava lì. L’impianto investigativo era già chiaro, il passo falso della donna è stata solo la conferma definitiva. «A quel punto non è stato complicato – ha raccontato ancora Giardina – capire in quale stanza entrare, e individuare l’anziano, identificato in Antonio Pelle». Il boss giaceva su un lettino di una stanza postoperatoria a due letti, non era in compagnia di altri pazienti. Dopo gli opportuni accertamenti gli è stato così notificato l’arresto. L’uomo, che ha subito questa mattina un intervento chirurgico d’urgenza, è allettato, ed attualmente è piantonato nel reparto di Chirurgia da una squadra dello Squadrone eliportato Cacciatori di Calabria, i famosi cacciatori di latitanti, che hanno partecipato anche questa volta alle fasi finali della cattura.  Adesso gli investigatori stanno ancora verificando se Pelle fosse stato ricoverato sotto falso nome.
«È condannato definitivo – ha precisato il procuratore Pignatone – a 16 anni per due diverse condanne. Superata l’emergenza ospedalierea, verranno adottate le decisioni considerate le sue  condizioni di salute e l’eventuale compatibilità con la detenzione, decisioni che verranno prese dai giudici competenti, che saranno individuati verificando lo stato delle sentenze». Dettagli che in ogni caso, ha assicurato Pignatone, domani in mattinata saranno risolti.

Antonio Pelle

Antonio Pelle

Quanto allo spessore criminale, il tenente colonnello Giardina ha sottolineato che, sulla base delle dichiarazioni degli ultimi collaboratori di giustizia, Antonio Pelle è un “capocrimine”, cioè occupa nella gerarchia della ‘ndrangheta un gradino superiore del “capo locale”. In base ai collaboratori di giustizia, infatti, negli anni ‘90 Pelle si relazionava con Giuseppe Morabito, inteso “Tiradrittu”, i due avevano pacificato la guerra nella Sibaritide tra i Cirello e i Carelli. Dichiarazioni, queste, cristallizzate nel processo Galassia.
Una considerazione finale è stata dedicata dal procuratore Pignatone al nosocomio che ha accolto il latitante: «Se una persona qualunque , latitante o meno, arriva in condizioni gravi tanto da richiedere un intervento d’urgenza, pubblica o privata che sia la struttura, il medico deve intervenire e salvare una vita. Cosa diversa, che sarà oggetto di indagini, è se ci siano state convivenze dentro o fuori l’ospedale, se siano state rispettate o meno le regole amministrative e penali. Anche questo ci impegnerà nei prossimi giorni».

Fabio Papalia

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