
L'ingresso del ristorante Re Ruggero
Reggio Calabria. Nella serata di ieri i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Reggio Calabria, diretti dal tenente Francesco Rampielli con il coordinamento del capitano Nicola De Tullio, hanno tratto in arresto Antonio Abate, di 46 anni, reggino, incensurato, titolare del Ristorante “Re Ruggero” sito nell’omonima via in pieno centro.
Durante un servizio di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti nel centro cittadino, i militari, che già nei precedenti fine settimana avevano notato un via vai insolito nei pressi del ristorante, verso le 23.30, insospettiti da un cliente che, inspiegabilmente era entrato da solo ed uscito dopo pochi istanti, lo hanno fermato, identificato perquisito e trovato in possesso di un involucro di alluminio contenente 4 grammi di marijuana. Immediatamente i carabinieri hanno procedutto ad effettuare una perquisizione all’interno del locale dove il titolare, alla vista dei militari, si è recato immediatamente dietro al bancone con l’intento di disfarsi di qualcosa prelevandolo dal bancone e gettandolo nel cestino della spazzatura, venendo tuttavia notato e bloccato dai carabinieri in borghese. Il materiale di cui l’Abate aveva tentato di disfarsi corrispondeva ad otto dosi di cocaina e due involucri di carta stagnola contenenti quattro grammi ciascuno di marijuana confezionati con il medesimo materiale e nelle medesime modalità di quello rinvenuto al cliente fermato poco prima dai militari.
Abate, immediatamente fermato e perquisito, è stato trovato in possesso di più 700 euro in banconote di vario taglio.
I carabinieri hanno estesoo il controllo anche all’autovettura del ristoratore, rinvenendo all’interno ulteriori cinque dosi preconfezionate di cocaina. Presso l’abitazione sono stati sequestrati altri 13 grammi di marijuana e 3250 euro in contanti ritenuti provento di spaccio. Per il ristoratore sono scattate le manette con l’accusa di spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’uomo è stato tradotto presso il carcere di Reggio Calabria a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
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