
Luigi Varratta
Reggio Calabria. Un battesimo del fuoco, quello del nuovo prefetto di Reggio Calabria Luigi Varratta, alle prese appena insediato prima con la bomba alla Procura Generale e poi con la rivolta di Rosarno. Questo pomeriggio, archiviata ormai con successo l’emergenza Rosarno, il prefetto si è presentato alla stampa. «È stato un esordio con il botto – ha ironizzato il rappresentante del governo ripercorrendo i primi giorni “infernali” dell’insediamento – con due episodi gravissimi, la bomba e gli scontri, che ancora hanno un’eco sul panorama nazionale e internazionale». «Il problema immigrazione – ha sottolineato Varratta – non riguarda solo la nostra terra, ma tutto il territorio nazionale». Un mandato con una partenza al fulmicotone, dunque, da cui il prefetto ha già tratto le prime, indelibili, impressioni su questa terra, dicendosi «contento da un lato, per la sua vivacità, senza nascondermi che è una terra difficile dal punto di vista civile». Del resto, l’anno e mezzo trascorso alla guida della Prefettura di Crotone hanno rappresentato per lui un’ottima “palestra” per allenarsi al nuovo incarico, nel quale raccoglie un’eredità pesante lasciata dagli ultimi due predecessori, il prefetto Francesco Musolino e Luigi De Sena. «Due grandi prefetti. Devo cercare di fare almeno quanto hanno fatto loro, il segreto è l’azione condivisa delle istituzioni, il gioco di squadra, un impegno quotidiano al quale si deve affiancare la parte sana della società civile». Problemi di comunicazione, del resto, non ce ne saranno. Nato a Varese, ma di origini pugliesi, e precisamente leccesi, Varratta assicura: «tra meridionali ci capiamo».
«Mi metto a completa disposizione del territorio – è il suo messaggio alla gente di questa provincia – delle istituzioni, della città e della comunità, che ha bisogno di poter nutrire la massima fiducia nelle istituzioni. Noi dovremo tenere conto delle esigenze e delle loro aspettative, loro devono comprendere che le regole ci sono, ce ne sono anche tante, ma ciò che manca è la propensione al pieno rispetto di quelle regole».
Dunque da parte del Prefetto Varratta massima apertura alla società civile, ancora più significativa perché arriva dopo giorni di esperienza in cui, di civile da parte della società, c’è stato ben poco.
Capitolo Rosarno. Inevitabile toccare il tema della rivolta. «Spente finalmente le luci dell’emergenza, i riflettori – ha risposto il prefetto alle domande dei cronisti – rimangono accesi su tutta la questione, non solo sulla Piana ma sull’intera provincia». Il ministro dell’Interno Roberto Maroni, infatti, dopo aver messo in campo tutto l’occorrente per superare la fase dell’emergenza adesso ha predisposto l’allargamento della task force inizialmente mandata a Rosarno, che si dedicherà soprattutto al controllo del lavoro nelle zone dove sono presenti extracomunitari. «La maggior parte di loro era in possesso di regolare permesso di soggiorno – ha sottolineato il prefetto – ma quasi tutti erano sprovvisti di contratto di lavoro. Un’iniziativa che avrà avvio qui ma che sarà estesa anche ad altre regioni».
Quanto alle ragioni della protesta, anche il prefetto (vedi intervista al Questore Carmelo Casabona) non si lascia suggestionare dalla pista della criminalità organizzata. «Sono convinto che i fatti non siano stati pilotati dalla ‘ndrangheta. So che la magistratura sta vagliando questa pista. Probabilmente la verità è che siamo di fronte alla reazione violenta degli extracomunitari, a un episodio sicuramente intollerabile, e alla controreazione altrettanto violenta della popolazione».
Fabio Papalia
Tags: 'ndrangheta, Crotone, francesco musolino, Luigi De Sena, luigi varratta, prefetto, reggio calabria, roberto maroni, rosarno