“Raccogliamo con grande senso di responsabilità e consapevoli delle forti aspettative che ci sono sul nostro operato l’appello che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rivolto alle organizzazioni sindacali di questo territorio. Ce ne facciamo carico. Continuando, se possibile, con maggiore determinazione il percorso avviato in questi anni per avere in Calabria, e in provincia di Reggio Calabria, più lavoro, più legalità, più diritti, più giustizia”. Così il Segretario Generale della Cgil Metropolitana di Reggio Calabria – Locri Francesco Alì, all’indomani della visita del Capo dello Stato nella città dello Stretto. “Che la situazione sia gravissima lo diciamo da tempo: come abbiamo avuto modo di dire allo stesso Napolitano, unitariamente, il primo problema dei calabresi è il lavoro: il lavoro che non c’è, il lavoro precario, il lavoro in nero, il lavoro sottopagato, il lavoro che è stato destrutturato sia normativamente sia nella testa della gente”. E non solo. Sono allarmanti anche i metodi per il reclutamento (in mano alla malapolitica o alla criminalità organizzata) del poco lavoro che c’è, la carenza di infrastrutture e di servizi per i cittadini, la prepotenza della ‘ndrangheta”. “L’ultima dimostrazione, e davvero non ce n’era bisogno, è avvenuta proprio in occasione della visita di Napolitano con l’arsenale ritrovato a pochi passi dal percorso del Presidente che, come ha avuto modo di dire il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, è un messaggio chiaro della ‘ndrangheta che ha approfittato della presenza di Napolitano per dire che è capace di compiere gesti eclatanti anche in una città blindata come era Reggio in questi giorni. Se e’ cosi’, il messaggio e’ rivolto a tutti, alle Istituzioni, ma soprattutto alle popolazioni locali. Ed e’ un messaggio inquietante. Se tutto questo è vero, serve una reazione da parte di tutti, istituzioni e cittadini. E noi, come sindacato, faremo la nostra parte. Come abbiamo dimostrato in occasione della fiaccolata per la legalità organizzata da Cgil, Cisl e Uil dopo la bomba alla procura generale, i cittadini di Reggio non sono disattenti o insensibili. Hanno però bisogno di avere punti di riferimento credibili, di avviare un nuovo cammino di mobilitazioni, vertenze, rivendicazione dei diritti, per ricostruire un tessuto sociale e civile che ci permetta di guardare con fiducia al nostro futuro”. “Non basta il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine – sottolinea Ali’ – ma serve un impegno serio da parte delle istituzioni nazionali e delle forze politiche, imprenditoriali e sociali. Occorre – aggiunge – che tutti facciano con rigore la propria parte e che da tutto il Paese arrivi a Reggio Calabria un segnale di attenzione a quello che accade in Calabria e che, insieme, si dia un segnale chiaro alle cosche e alle istituzioni nazionali che finora sono state distratte: i calabresi onesti non possono più aspettare”.
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