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Arrestato il latitante Domenico Bellocco, procurava armi e riciclava i soldi della cosca

Pubblicato in Cronaca da newz: lunedì, 1 febbraio 2010 – 14:13 Stampa questo articolo
Arrestato il latitante Domenico Bellocco, procurava armi e riciclava i soldi della cosca  | read this item

Domenico Bellocco

Domenico Bellocco

Reggio Calabria. Domenico Bellocco, alias “Micu u longu” è caduto nella rete della Squadra Mobile di Reggio Calabria, che questa mattina nella Capitale ha posto fine alla latitanza del 33enne, ritenuto elemento di spicco dell’omonima cosca operante a Rosarno. Il nome di Domenico Bellocco, figlio del boss Giuseppe Bellocco e nipote di Carmelo Bellocco, compare in entrambe le operazioni, “Rosano è nostro” e “Rosarno è nostro 2″, condotte dalla polizia della Questura di Reggio Calabria. Nelle attività di indagine che hanno portato al primo e al secondo capitolo dell’operazione, è stato intercettato un dialogo, un summit tenuto a Granarolo dell’Emilia il 21 giugno 2009, nel corso del quale “Micu u longu” faceva riferimento ad una “penna a pistola” che era intenzionato a portare allo zio, che si sentiva minacciato. Secondo gli investigatori il ruolo di Domenico Bellocco figura quale punto di riferimento delllo zio Carmelo in Calabria, dal quale aveva ricevuto la legittimazione a rappresentare la cosca Bellocco nei rapporti con omologhe consorterie, in particolare con la ‘ndrina Pesce. Domenico, è la tesi dell’accusa, forniva un costante contributo per la vita dell’associazione, in particolare procurando armi, reperendo somme di denaro nell’interesse della cosca, pianificando delitti contro la vita e l’incolumità personale e contro il patrimonio, in attuazione delle disposizione impartite dallo zio Carmelo, e più in generale mettendosi a completa disposizione degli interessi della cosca. In particolare Domenico manifestava soddisfazione per il plauso ricevuto dal capocosca per l’attività di riciclaggio dei soldi della cosca in attività economica.
Sempre nel corso del summit intercettato il 21 giugno 2009, infatti, lo zio Carmelo chiedeva espressamente al nipote Domenico dei soldi e, a fronte della risposta di quest’ultimo, che affermava di non averne, ricordava al nipote che questi si diceva sempre “a sua disposizione”; all’appunto mosso dallo zio, Domenico rispondeva così: «io i soldi mica li tengo a casa, io li riciclo, li riinvesto»; allora Carmelo gli domandava se avesse investito anche “i suoi soldi” e questi diceva che aveva investito “tutto”, ricevendo il plauso dello zio.

Fabio Papalia

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