Le fatiche, le peripezie, le disavventure dei tanti pendolari dello Stretto e del meridione, quotidianamente alle prese con i servizi di trasporto, sono racchiuse nel libro “Totò ed Io – due pellegrini dell’Area Interrotta dello Stretto”. Il testo, edito dalla casa editrice Città del Sole Edizioni, è un racconto tragicomico scritto a quattro mani dagli ingegneri reggini Corrado Rindone e Antonino Vitetta che hanno voluto mettere a nudo la cruda realtà e le difficoltà giornaliere che affrontano i pendolari dello Stretto e più in generale i cittadini delle “due Sicilie”. Con una sana e pura ironia, alternata a volte da un’esilarante verve comica, i due protagonisti descrivono pagina dopo pagina, l’odissea dei tanti viaggiatori costretti oramai da anni, a spostarsi dalla Calabria o dalla Sicilia con i pochi servizi di trasporto.
A farsi portavoce dei tanti studenti, lavoratori, cittadini, turisti, i “pellegrini” Totò ed Io, consapevoli delle carenze dei servizi di trasporto e delle gravi difficoltà logistiche che da anni penalizzano le regioni meridionali, decidono di non tacere più e di sciorinare tutto ciò che non va a chi di competenza. È un sistema conosciuto da tutti ma ignorato da molti.
Nel racconto, i due protagonisti cercano invano di sfatare la concezione oramai affermatasi in riva allo Stretto che “a Riggiu non funziona nenti” e ci mettono davvero impegno per “auto-convincersi” che qualcosa sta cambiando.
Ma poi, le buone intenzioni vacillano perché come si può far cambiare questa idea se per andare a studiare a Messina o a Reggio o semplicemente per fare dello shopping nell’area “interrotta dello Stretto”, attraversando il mare, non bastano 6 ore?
“Siamo usciti da casa alle 13, siamo arrivati a 9 km di distanza, in linea d’aria, alle 19, quasi 6 ore dopo, per comprare – racconta Totò al collega di sventura – le stesse scarpe che vendono a Reggio, ma con il sangue che si è fatto acqua. Puru a Messina non funziona nenti. In sei ore saremmo arrivati con l’aereo a Parigi o a Londra, compreso lo scalo a Roma. O forse a Roma con il treno”.
Fatto sta che i due “sventurati” protagonisti hanno perso l’ultimo aliscafo delle 18,30 e l’unica magra consolazione è “mangiare la focaccia messinese” e, perdendo anche l’ultima nave in partenza dalla rada San Francesco alle ore 22, sperano almeno di rientrare a Villa San Giovanni e non trovare sul parabrezza della macchina una multa per la scadenza del grattino. “E’ la storia infinita dei tanti pendolari dello Stretto – ci tengono a precisare gli autori Rindone e Vitetta – che però, rappresentano i cittadini del Regno delle Due Sicilie e che hanno trovato in Totò ed Io i “paladini” di un’area che deve essere migliorata e soprattutto, conosciuta da chi ancora oggi, non ha capito cosa sia l’integrazione”.
Il libro sarà presentato dagli autori giovedì 11 Febbraio alle ore 16,30 al Palazzo della Provincia di Piazza Italia.
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