Cosenza. I carabinieri del Comando provinciale di Cosenza e gli agenti della Squadra Mobile stanno eseguendo 49 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettante persone sospettate di essere appartenenti al clan Bruni, duramente colpito dall’operazione odierna che interrompe il dominio della cosca che per lungo tempo ha oppresso sotto la cappa delle proprie attività criminali il capoluogo bruzio. Destinatario di uno dei provvedimenti firmati dal gip distrettuale di Catanzaro che ha accolto favorevolmente l’istanza presentata dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo calabrese, è l’ex parlamentare Bonaventura La Macchia. Sulla scorta di quanto emerso nel corso dell’attività investigativa avviata nel 2007, gli affiliati al clan erano attivi in numerosi settori dell’imprenditoria e, pur essendo dediti principalmente ad estorsioni, rapine ai danni di furgoni portavalori e traffico di droga, conducevano, tra l’altro, una nota discoteca nel cuore di Cosenza ed alcune imprese di pompe funebri. L’ex parlamentare La Macchia era già stato tratto in arresto in passato perché accusato di attività illecite connesse alla titolarità della Edicom, azienda dal cui patrimonio aveva sottratto quasi due miliardi di lire impiegati per creare altre società. Nel processo che ne è scaturito, l’esponente politico, in seguito al patteggiamento della pena, è stato condannato a due anni e mezzo di carcere per i reati di bancarotta fraudolenta e tentata truffa. La sua carriera parlamentare è passata attraverso la Lista Dini, con cui approdò alla Camera dei Deputati nel 1996, prima di trasferirsi all’Udeur tre anni più tardi. L’ex parlamentare, secondo gli inquirenti, avrebbe contribuito ad ingrossare le fila dei clienti delle imprese di onoranze funebri gestite dal clan Bruni. Una cosca, questa, divenuta dominante a Cosenza in seguito all’operazione Garden che risale al 1994. Le manette sono scattate ai polsi anche di Michele Bruni, uno dei personaggi di maggior spessore criminale della cosca, tratto in arresto il mese scorso e beneficiato, proprio nella giornta di ieri del regime degli arresti domiciliari. In carcere sono finiti anche suo fratello Fabio ed alcuni membri del clan Abbruzzese alleato alla cosca Bruni Tra le persone finite in manette figurano anche due carabinieri, Francesco Romano, del Nucleo Radio Mobile della Compagnia di Rende e Massimilano Ercole. Sono accusati del reato di associazione a delinquere in quanto sospettati di aver agevolato il clan a riciclare il denaro illecitamente accumulato nelle diverse attività criminali. A gestire il clan durante la detenzione di Michele Bruni, secondo le risultanze investigative, era la fidanzata 29enne Edyta Kopaczynska, di nazionalità polacca, che provvedeva alla suddivisione dei ruoli dei soggetti appartenenti alla cosca ed a distribuire le risorse illecitamente conseguite con gli affari direttamente gestiti dagli affiliati. A dirigere le indagini sfociate negli arresti di stamane sono stati i magistrati Claudio Curreli, Adriano Del Bene, Vincenzo Luberto e Raffaella Sforza. I dettegli dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa convocata per le 11 presso la Questura di Cosenza.
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