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‘Ndrangheta. Operazione Cinque Stelle: sequestrato l’albergo “Parco dei Principi”

Pubblicato in Cronaca, Primo Piano, Testata da newz: mercoledì, 2 febbraio 2011 – 13:20 Stampa questo articolo
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L'Hotel "Parco dei Principi"  | read this item

Reggio Calabria. Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, nell’ambito di un’operazione di polizia giudiziaria coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria finalizzata al contrasto della criminalità organizzata calabrese operante sul versante jonico reggino, ha sottoposto a sequestro una importante e lussuosa struttura alberghiera, il “Parco dei Principi”, sita in Roccella Jonica (RC), nonché l’intero patrimonio aziendale della “Coninvest Srl”, società proprietaria della struttura turistica, valutata oltre 10 milioni di euro.
Contemporaneamente, il Comando provinciale Carabinieri di Reggio Calabria ha eseguito perquisizioni nei confronti di 6 soggetti, molto prossimi alla cosca “Aquino-Coluccio” di Marina di Gioiosa Jonica, finalizzate anche alla ricerca di elementi utili al prosieguo delle indagini.
Il provvedimento di sequestro è stato disposto dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria, Kate Tassone, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia (sostituti procuratori Antonio De Bernardo e Sara Ombra e procuratore aggiunto Nicola Gratteri), che ha diretto le complesse indagini nei confronti di cinque persone fisiche (Bruno Verdiglione, Vincenzo Condino, Francesco Condino, Antonio Condino e Domenico Condino), denunciate per i reati di riciclaggio e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, aggravati dall’utilizzo di metodologie comportamentali mafiose, nonché di una persona giuridica segnalata per gli illeciti di cui la d.lgs. 231/2001 (disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica).
L’albergo “Parco dei Principi” (premio 2008 miglior Hotel 5 Stelle, premio 2010 Ospitalità italiana) rientra nel patrimonio aziendale della “Coninvest Srl”, con sede in Siderno (RC), beneficiaria di un ingente contributo pubblico d oltre 3,8 milioni di euro erogato nell’ambito del “Patto territoriale della Locride”, destinato alla realizzazione in Roccella Jonica di una struttura turistico-alberghiera a “cinque stelle”, da cui l’operazione trae la denominazione.
Dagli approfondimenti sulle anomalie della considerevole agevolazione pubblica concessa è emerso che dietro l’apparentemente irreprensibile compagine sociale “di facciata”, vi fosse l’invasiva, ineludibile e occulta “regia” di alcuni pericolosi soggetti appartenenti alla cosca “Aquino-Coluccio”, operante soprattutto in Marina di Gioiosa Jonica ed aree limitrofe.
Il coordinamento operati dai pm della Dda di Reggio Calabria ha consentito di creare specifiche sinergie tra l’attività dei Carabinieri, impegnati nel contrastare l’azione della cosca, considerata tra le più potenti ed insidiose organizzazioni criminali calabresi, e l’attività delle Fiamme Gialle.
Le ulteriori investigazioni eseguite hanno permesso non soltanto di comprovare definitivamente l’illecita percezione dei contributi pubblici milionari ma anche, e soprattutto, di individuare ed isolare all’interno della consorteria criminale uno strutturato e funzionale apparato organizzativo specializzato nell’investire e riciclare gli ingenti capitali di illecita provenienza accumulati dagli altri “settori operativi” della medesima associazione per delinquere.

Sequestrata anche una Ferrari 599 GTB Fiorano
Tra i beni sequestrati, questa mattina i Carabinieri hanno posto i sigilli anche ad una fiammante Ferrari 599 GTB Fiorano, trovata nel garage di Bruno Verdiglione e considerata facente parte del patrimonio della società sequestrata. Il bolide della casa di Maranello è stato presentato nel 2007, ha un motore da 620 cavalli, supera i 330 km/h, per un costo di “appena” 270 mila euro, chiavi in mano.

La soddisfazione degli inquirenti.
I risultati dell’operazione sono stati illustrati questa mattina, presso la caserma della Guardia di Finanza, dal Procuratore Giuseppe Pignatone e dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri, alla presenza del comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Pasquale Angelosanto, del comandante provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, generale Salvatore Tatta, del comandante del Nucleo di Polizia Tributaria delle Fiamme Gialle di Catanzaro, colonnello Fabio Canziani, e del comandante del gruppo Tutela spesa pubblica del Nucleo Pt di Catanzaro, maggiore Fabio Bianco.
«È nostra convinzione – ha spiegato Pignatone – che dietro vi fossero le cosche Aquino, e quindi anche Coluccio. L’operazione è una ulteriore conferma della direttrice impressa da questa Procura, cioè dell’aggressione ai patrimoni illeciti». Gratteri ha posto in risalto l’ottima sinergia operativa tra l’Arma e la Finanza. I Carabinieri, infatti, hanno lavorato al filone investigativo dei rapporti con la criminalità organizzata, grazie alle indagini della Stazione di Roccella Jonica (operazione Campo Base) e a quelle del Ros, che hanno portato all’indagine “Solare” e “Il Crimine”. Del resto, come ha ricordato il colonnello Angelosanto, l’Arma ha già inferto colpi durissimi alla cosca Coluccio, con l’arresto dei due latitanti Giuseppe Coluccio (agosto 2008), e Salvatore Coluccio (maggio 2009).
Quanto all’albergo “Parco dei Principi”, il colonnello Canziani ha spiegato che dei circa 10 miliardi di vecchie lire occorsi per la sua costruzione, il 30% pari alla quota privata sarebbe invece riconducibile alle organizzazioni criminali, mentre la parte restante è stata pagata grazie al contributo del “Patto territoriale per la Locride”, che in questa vicenda sarebbe parte offesa. In realtà, secondo l’accusa, una parte della quota privata non sarebbe mai stata versata (di qui l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato), mentre la rimanente parte sarebbe in realtà frutto di attività di riciclaggio.
Quanto ai presunti legami degli indagati con la criminalità organizzata, il procuratore aggiunto Gratteri ha spiegato che vi sono intercettazioni telefoniche e ambientali che dimostrerebbero «l’intimo e frequente rapporto tra loro e gli appartenenti alla cosca», oltre a rapporti di parentela «in quanto uno dei Condino ha sposato una Scarfò, zia dei Coluccio».

Fabio Papalia


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