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Operazione Scacco Matto. Dettagli nomi e foto dei 35 arrestati a Polistena

Pubblicato in Cronaca, Primo Piano da newz: martedì, 15 marzo 2011 – 18:58 Stampa questo articolo
Fa-conf
Da sinistra: Amati, Prestipino, Casabona, Pignatone, Cortese, Giordano  | read this item

Polistena (Reggio Calabria). Alle prime ore di oggi, personale della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di Polistena, unitamente alle Squadre Mobili di Salerno – Latina – Roma – Arezzo – Padova, ha tratto in arresto, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare (nr. 5440/09 RGNR DDA – nr. 1323/10 RGIP DDA – nr. 28/10 R.O.C.C.), emessa dal Gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale DDA, 35 persone:

  1. AQUINO Domenico, nato a Polistena il 02.08.1952
  2. LUCA’ Maria Anna, nata a Rizziconi il 06.04.1956
  3. AQUINO Francesco, nato a San Giorgio Morgeto il 24.04.1964, residente a Polistena
  4. CUTANO Antonio, nato a Polistena il 12.03.1976,
  5. CUTANO Luigi, nato a Polistena il 10.12.1978
  6. GULLACE Giovanni, nato a Polistena il 20.07.1959
  7. LONGO Domenico, nato a Taurianova il 03.07.1967, residente in Polistena
  8. LONGO Domenico, nato a Polistena il 12.01.1948
  9. LONGO Giuseppe, nato a Polistena il 25.09.1976
  10. LONGO Luigi, nato a Polistena il 04.11.1971
  11. LONGO Giovanni, nato a Polistena il 27.03.1966
  12. LONGO Francesco, nato a Polistena il 05.07.1968
  13. LONGO Rocco, nato a Polistena il 03.10.1990
  14. GRIMALDI Maria Rosa, nata a Polistena il 22.04.1966
  15. MARDOCCO Giuseppe, nato a Polistena il 18.11.1966
  16. SQUILLACE Giuseppe, nato a Taurianova il 07.06.1970 residente a Polistena
  17. CALCOPIETRO Francesco, nato a Melicucco il 05.12.1930, residente in Polistena
  18. MALANDRIN Alberto, nato a Torino il 02.08.1962, residente a Polistena
  19. MUZZUPAPA Domenico, nato a Polistena il 27.04.1984, domiciliato in Cinquefrondi
  20. ROMEO Antonio, nato a Polistena il 07.05.1960
  21. VARAMO Vincenzo, nato a S. Giorgio Morgeto il 23.06.1954, residente a Polistena
  22. FIDALE Michele, nato a Polistena il 31.10.1961
  23. FIDALE Rocco, nato a Polistena il 16.06.1983 e residente a Cinquefrondi
  24. AQUINO Giovanni, nato a Cinquefrondi il 14.07.1977 e residente a Roma
  25. FIDALE Vincenzo, nato a Polistena il 29.08.1984 ma domiciliato a Roma
  26. SQUILLACE Domenico, nato a Polistena il 12.04.1973 ma domiciliato a Roma
  27. LONGORDO Cesare, nato a Polistena il 22.06.1966 ma di fatto domiciliato a Torreggia (PD)
  28. LONGO Rocco, nato a Polistena l’01.04.1974 e residente a San Giorgio Morgeto
  29. GANDOLFO Luigi Riccardo Rosario, nato a RC l’11.11.1972 e residente a Siderno
  30. AQUINO Vincenzo, nato a Polistena il 20.08.1972, di fatto domiciliato in Rizziconi
  31. LONGO Vincenzo, nato a Polistena il 10.11.1963, in atto ristretto presso Casa Circondariale di Cuneo

Tutti loro sono accusati di essere responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere di tipo mafioso in quanto capi ed affiliati alla cosca Longo di Polistena, nonché di danneggiamenti, furti, estorsioni, detenzione e porto abusivo di armi, anche da guerra, ed esplosivi, acquisizione in modo diretto ed indiretto di appalti pubblici ed attività economiche, concessioni di autorizzazioni e servizi pubblici, intestazione fittizia di beni.

L’ordinanza è stata eseguita, inoltre, a carico di:

32. CICCARELLI Antonio, nato ad Itri (LT) il 17.01.1950 e residente a Fondi (LT), già consigliere comunale di Fondi e Presidente della Commissione Lavori Pubblici (in quota PDL), dimessosi nel maggio del 2009, geometra responsabile dei cantieri della “GIVAL srl” sul territorio nazionale
33. PALERMO Francesco, nato a Battipaglia (SA) il 24.05.1950 e residente a Fondi (LT) amministratore unico e rappresentante legale della ditta “GIVAL srl”
34. CALZARETTA Gianluca, nato ad Eboli (SA) il 02.09.1972, geometra della ditta “GIVAL srl”
35. GUARINI Francesco, nato a Salerno il 26.04.1985 e residente a Battipaglia (SA), assistente di cantiere della ditta “GIVAL srl”

in quanto responsabili di concorso esterno in associazione mafiosa poiché, a seguito dell’aggiudicazione dell’appalto pubblico bandito dalla provincia di Reggio Calabria, concernente i lavori di completamento del polo scolastico “Renda” di Polistena, nelle rispettive qualità, avrebbero individuato sul territorio e commissionato detti lavori, mediante sub-appalti di forniture e di servizi, a ditte individuali e/o imprese e/o società ed a maestranze tutte riconducibili a soggetti appartenenti alla cosca Longo di Polistena.

Contestualmente è stato eseguito il sequestro preventivo di 15 tra società e ditte:

  1. GIVAL srl numero REA LT 151201, con sede legale in Fondi (LT) al C.so Appio Claudio nr. 67
  2. SQUILLACE Giuseppe numero REA RM 926087, con sede legale in Roma alla Via Solarino nr.27
  3. DENUDE s.r.l. numero REA RC 175395, con sede legale in Siderno alla Via della Conciliazione nr.25 con unità locale denominata FEMINA night club ubicato in Cinquefrondi alla C.da Grecà snc
  4. CUTANO Luigi numero REA RC 138427, con sede legale in Polistena alla Via Dalla Chiesa
  5. LONGO Domenico numero REA RC 150709, con sede legale in Polistena alla Via Pitagora nr.49
  6. LONGO Luigi numero REA RC 137796, con sede legale in Polistena alla Via Catena nr.15
  7. LONGO Giovanni & C. s.a.s. (n.b. già LONGO Vincenzo & C. s.a.s.) numero REA RC 101287, sede legale in Polistena alla Via A. De Gasperi nr.3/3 e con sede secondaria ed unità locali in Cittanova in C.da Fontana di Piazza
  8. LA COSTRUZIONE s.r.l. numero REA RC 164016 con sede legale a Polistena in via V. Muraglie n.13
  9. MALANDRIN Alberto & C. s.a.s., numero REA RC 123082, con sede legale in Polistena alla Via Santa Marina 126
  10. MALANDRIN Alberto numero REA RC-168071, impresa individuale di investigazione privata denominata “Istituto LINX”, con sede legale in Polistena alla Via Santa Marina 136
  11. ROMEO Antonio, numero REA RC 126031, impresa edile individuale, con sede legale in Polistena alla Via F. Gullo nr.1
  12. Antonio ROMEO & Figli s.r.l., numero REA RC 178810, impresa edile di cui il ROMEO è socio nella misura di ¼ ed amministratore unico, con sede legale in Polistena alla Via F. Gullo II trav. Nr.1
  13. Attività commerciale denominata EURORO ITALIA con sede in Polistena alla Via Santa Marina nr.62
  14. Fabbricato sito in Polistena C.da San Rocco: fabbricato cat. A/2, 2^ classe, 8 vani, censito al foglio 16 particella 481/sub2 e fabbricato cat. C/6, 1^ classe, 66 mq censito al foglio 16 particella 481/sub3;
  15. 15. Fabbricato sito in Polistena C.da San Rocco: fabbricato cat.A/2, 2^ classe, 8,5 vani, censito al foglio 16 particella 479/sub2 e fabbricato cat.C/6, 1^ classe, 66 mq censito al foglio 16 particella 479/sub3.

I beni sequestrati consistono, in particolare, in 9 imprese, una società, un istituto di investigazione privata, un night club, 2 esercizi commerciali, 2 fabbricati, il tutto per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro.

Con l’operazione Scacco Matto, si registra, in assoluto, il primo pronunciamento giudiziario ai danni della cosca Longo in quanto tale, sebbene la stessa risultasse attiva in Polistena e comuni viciniori sin dagli inizi degli anni ’70, per come dichiarato anche da diversi collaboratori di giustizia. L’indagine è stata definita un lavoro “straordinario” dal capo della Squadra Mobile, Renato Cortese, che questa mattina ha illustrato i dettagli dell’operazione alla presenza del Questore Carmelo Casabona, del Procuratore distrettuale Giuseppe Pignatone, del suo aggiunto Michele Prestipino, dell’attuale dirigente del Commissariato di Polistena, il commissario capo Pierfranco Amati, e l’allora dirigente del Commissariato, il vice questore aggiunto Francesco Giordano, che proprio per aver dimostrato grande sagacia investigativa è stato recentemente chiamato alla Squadra Mobile reggina, con il doppio incarico di dirigere le sezioni Antidroga e Reati contro il patrimonio.

L’attività tecnica eseguita nell’ambito del procedimento penale ha consentito di registrare l’evoluzione della cosca dalla viva voce dell’attuale vertice della stessa, Vincenzo Longo cl. 63, il quale minuziosamente scandiva i passaggi sullo scranno più alto della consorteria prima del vecchio capostipite Luigi Longo cl. 18, poi del figlio Rocco Longo cl. 31, ed infine del nipote Giovanni Longo cl. 56, quest’ultimo noto con l’alias “u signurinu”, così denominato per il vezzo di vestire sempre elegantemente. Sempre dalla stessa attività risulta che, a seguito dell’omicidio di “u signurinu” consumato nel gennaio del 2001, non senza momenti di tensione, la guida della cosca passò ed è tuttora saldamente nelle mani di  Vincenzo Longo cl’ 63 alias “il postino”, nipote di Luigi cl’18, figlio di Rocco cl’31, cugino di Giovanni cl’56. E proprio dalle indagini condotte, nello specifico dalle intercettazioni ambientali eseguite a bordo dell’autovettura in uso al “postino”, è emerso che quest’ultimo dettava le linee guida nella conduzione delle attività illecite dell’omonima cosca, specificando che in merito alle estorsioni bisognava seguire la strada già tracciata dai menzionati precedenti capi. Dalla medesima attività è emerso anche uno spaccato della vita del clan allorquando, subito dopo l’omicidio di “u signurinu”, l’attuale capocosca decideva la designazione della carica di “Mastro di Giornata” ed, al contempo, descriveva la sua personale escalation nella cosca nel momento in cui scorreva il suo passaggio da “contabile” a “mastro di giornata” fino ad assurgere al vertice dell’omonima consorteria criminale.

Con la carismatica direzione del vecchio boss Luigi cl’18 l’omonima potente famiglia era passata dalla tradizionale mafia rurale caratterizzata dall’imposizione delle guardianie, al più redditizio settore delle estorsioni e dell’usura, all’inserimento nel tessuto economico-imprenditoriale, in particolare attraverso iniziative in campo edilizio e soprattutto con l’autotrasporto di materiali (c.d. movimento terra), imprese di lavorazione di inerti ed aziende edili. Attività, quest’ultima, intrapresa, adottando un sistema di estorsioni continuate ed aggravate, con particolare incidenza nei cantieri dell’allora costruenda S.G.C. Jonio-Tirreno; analogo modus operandi è stato seguito anche nella realizzazione della diga sul fiume Metramo, non disdegnando, ovviamente, pure appalti pubblici locali e, tra questi ultimi, campeggia su tutti il c.d. “affare Vecchio” relativo all’esecuzione dell’appalto per la costruzione della nuova sede municipale di Polistena (attuale sede comunale); da ultimo si è registrato il coinvolgimento nel grande affare dell’autostrada A/3 SA-RC, per come emerso nell’operazione “ARCA”; infine, anche nell’appalto provinciale per il completamento del polo scolastico “Renda” di Polistena, nel quale si è acclarata la collusione affaristico-mafiosa tra i rappresentanti della ditta GIVAL srl di Fondi, aggiudicataria dell’appalto, ed i massimi esponenti della cosca imperante in quel comprensorio del versante tirrenico-reggino.

Agli inizi degli anni ’90, a seguito di matrimoni mirati entrava a pieno titolo nell’organizzazione criminale pure la famiglia Versace, anch’essa di Polistena. In particolare le due famiglie strinsero un saldo vincolo di parentela dopo che Antonio Versace cl’52 diventava cognato di  Giovanni Longo cl’56 “u signurinu”, avendo contratto matrimonio con la sorella di quest’ultimo, Maria Violetta Longo cl’59, al punto che la cosca predominante in Polistena veniva identificata con l’appellativo Longo-Versace. La nuova organizzazione, seppur rafforzata al punto da estendere i propri interessi dai tradizionali settori di incidenza anche al traffico degli stupefacenti e delle armi fino al controllo delle attività economiche del paese, subì una frattura insanabile, sia a livello locale per la brama di affermazione della famiglia Versace che, più in generale, per il venir meno dei delicati equilibri mafiosi venutesi a creare tra le famiglie dell’intera Piana di Gioia Tauro.

In particolare, la rottura dei rapporti tra i Piromalli ed i Mammoliti e la conseguente decisione dei primi di eliminare i secondi determinò uno schieramento, da un lato, del potentissimo cartello dei Piromalli-Molè-Pesce-Mancuso-Longo e dall’altro dei Mammoliti-Crea-Bellocco-Chindamo Lamari-Versace, con evidenti ripercussioni anche in seno alla cosca polistenese. Al punto che, nel settembre del ’91, in un agguato mafioso, avallato ed anche partecipato da elementi di primo piano della mafia tirrenica e del vibonese, tra cui Antonio Pesce cl.’53, Giuseppe Piromalli cl.’45, Girolamo Molè cl.’61 ed i fratelli Luigi e Giuseppe Mancuso, oltre che dal pentito Annunziato Raso (affiliato alla cosca Piromalli) e da Serafino Larosa e Michelangelo Gullone (affiliati alla cosca Longo), rimasero vittime i fratelli Antonio e Michele Versace, scampando alla morte ma rimanendo gravemente ferito l’altro fratello Biagio Versace, risolvendosi così la faida polistenese a vantaggio dei Longo. Sempre a seguito delle laboriose indagini condotte sono emersi collegamenti della cosca Longo anche con potentissime consorterie del versante jonico-reggino, quali i clan Aquino, Ursino e Jerinò.

Uno dei settori più rilevanti nel quale l’associazione criminale realizza la propria supremazia mafiosa è rappresentato dal campo dell’edilizia e delle costruzioni in genere, tanto pubblico che privato. Detta materia viene controllata direttamente dagli accoliti posizionati ai vertici della cosca LONGO che, per infiltrarsi nel lucroso settore, si avvalgono di ditte nella titolarità esclusiva dei suoi affiliati, a riprova evidente di come la citata cosca sia decisamente radicata nel tessuto economico-imprenditoriale locale, ottenendo così di partecipare ai lavori ed al contempo garantendo protezione ai cantieri, estromettendo eventuali altre imprese, locali e non, riuscendo a realizzare di fatto un granitico regime di monopolio nel settore de quo, il tutto ovviamente a discapito dell’imprenditoria sana.

Il prefigurato scenario si è perfettamente cristallizzato, da ultimo, proprio nel citato appalto relativo al polo scolastico “Renda” di Polistena nel quale si è avuta l’estromissione della ditta Saffioti, nella titolarità del testimone di giustizia Gaetano Saffioti di Palmi, a tutto vantaggio delle ditte dei Longo di Polistena e, pertanto, ne è scaturita la misura cautelare che colpisce non solo gli esponenti della cosca Longo, ritenuti responsabili di associazione mafiosa e diversi reati fine, ma anche i vertici ed i rappresentanti locali della GIVAL di Fondi, nonché ha disposto il sequestro preventivo delle numerose ditte nella titolarità degli accoliti della consorteria criminale, oltre che della stessa ditta laziale. In occasione dell’esecuzione di detti lavori, i rappresentanti della ditta appaltatrice hanno realizzato un perfetto connubio affaristico-mafioso con la cosca imperante nel comprensorio di Polistena, difatto affidando in toto forniture e servizi alle ditte nella titolarità e/o disponiilità della cosca Longo, finanche assumendo tra le maestranze parenti e soggetti vicini agli accoliti della consorteria, quali il cugino del defunto “u signurinu”, due nipoti del boss Vincenzo Longo ed altri, il tutto nell’ambito di una vera e propria “lista” approntata dal cugino del Capo Società, Luigi Longo cl’71, noto con l’alias “Nasca” o “l’elettricista”.

Nell’ambito della medesima indagine si è anche avuta conferma del ruolo svolto dall’imprenditore Antonio Romeo, il quale ha religiosamente adempiuto alla funzione di prestanome in attività riconducibili al capocosca (vedasi vicenda CORF), nonché si è prestato più volte ad essere la testa di legno per l’aggiudicazione di lucrosi appalti, anche privati, per poi ridistribuire i lavori e le commesse a ditte riconducibili al sodalizio, fungendo, nel contempo anche da “custode” prestanome di beni del boss, per come captato dai colloqui in carcere del capocosca (“la speranza mia lui è…la certezza quella è, non è che ci sono altre certezze, quindi…ho bisogno solo che mi è custode e basta!…).

Gli evidenti ritorni in termini economici che ne sono derivati hanno permesso di reinvestire gli illeciti profitti della cosca in aziende operanti nel settore edile e di acquisire il controllo e la gestione di attività economiche dal più disparato oggetto sociale, oltre che in lucrosi investimenti immobiliari, anche questi colpiti dal sequestro preventivo, come l’esercizio di compravendita di ori usati (EURORO), un istituto di investigazione privata (LINX), un night club (FEMINA), un negozio di telefonia e computer, ville ed altro.

Era ormai un dato indiscutibile l’esistenza in Polistena di un panorama criminale assolutamente monocromatico, facente capo appunto alla cosca Longo, che sin dagli anni ‘70 ha tradotto in pratica, senza interruzione di sorta, un disegno criminale rigorosamente monopolista in quel comprensorio, caratterizzandolo ed inquinandolo da sempre con un asfissiante controllo del territorio in tutte le sue molteplici sfaccettature, assurgendo al rango di un’istituzione criminale rigidamente attaccata al suo monolitismo e raccogliendo il granitico consenso di cui gode, non solo localmente ma anche nell’ambito dell’intera Piana di Gioia Tauro.

Difatti, da ultimo, nel provvedimento di fermo eseguito nell’ambito dell’operazione “Crimine”, è emersa la consacrazione dell’esistenza in Polistena di una “Società” il cui vertice assoluto è rappresentato da Vincenzo Longo cl’63, al quale tutte le “doti” le aveva conferite personalmente il vertice indiscusso del mandamento tirrenico  Domenico Oppedisano cl’30 (“tutto quello che ha gliel’ho dato io”), quest’ultimo divenuto poi Capo Crimine.

Ad ulteriore riscontro, dal provvedimento di fermo emerge altresì che l’Oppedisano passò la sua precedente carica a Vincenzo Pesce cl.’59 e questi conferirà poi una dote di altissimo livello della Società Maggiore di Polistena, cioè il “Quartino”, proprio a Vincenzo Longo, il quale progredirà ancora nella sua carriera mafiosa, per come risulta da una conversazione tra Giorgio De Masi e Giuseppe Commisso inteso “u Mastru”, sempre tratta dal citato fermo.

Le indagini hanno permesso di acclarare, oltre che specifici episodi di estorsioni, danneggiamenti, furti, disponibilità di armi, anche da guerra, ed esplosivi, acquisizione diretta ed indiretta del controllo e della gestione di attività economiche, concessioni di autorizzazioni, appalti ed altro anche, in generale, quanto incisivo fosse il controllo del territorio polistenese ad opera della cosca Longo, al punto da atteggiarsi a vero e proprio antistato, dotato finanche di propri tribunali, le cui sedute si svolgevano presso un campetto di calcio di proprietà del defunto “u signurinu” e dove venivano forzatamente convocati i soggetti ritenuti responsabili di episodi delittuosi non preventivamente avallati dai maggiorenti della consorteria.

Ancora una volta è emersa anche la funzione ed i compiti svolti dalle donne nell’ambito degli affari delle consorterie mafiose. Nello specifico, si è cristallizzato il ruolo di cassiere del clan in capo alla moglie del boss detenuto,  Maria Rosa Grimaldi, compito specificatamente assegnatole dal Capo Società Vincenzo Longo. La stessa Grimaldi, inoltre, unitamente al figlio Rocco cl’90, ha svolto anche il ruolo di messaggera, sia in entrata che in uscita dalla struttura carceraria, di importanti comunicazioni da veicolare per conto del detenuto nell’interesse della cosca tutta, espressamente dichiarando il suo compito (“Ma io scusa..ma io che parlo mica parlo perché voglio comandare…io portatore di voce sono”), per come captato durante i colloqui in carcere.

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