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Cosenza. Domani “Guardie e ladri” alla retrospettiva su Mario Monicelli


Cosenza. Il programma dell’omaggio a Mario Monicelli, “La Storia in forma di Commedia”,  promosso dall’Amministrazione comunale con il sostegno della Fondazione Bonino-Pulejo, prosegue domani, martedì 12 aprile, alle ore 18,00, alla Casa delle Culture, con la proiezione del film “Guardie e ladri”, del 1951, interpretato da Totò e da Aldo Fabrizi e girato da Monicelli insieme a Steno con il quale il regista toscano ebbe un lungo e fruttuoso sodalizio artistico. Il film appartiene a pieno titolo al filone della commedia all’italiana di cui Mario Monicelli può essere considerato il capostipite. Sceneggiato tra gli altri da Vitaliano Brancati, Aldo Fabrizi ed Ennio Flaiano e fotografato da Mario Bava, che sarebbe poi diventato il maestro del cinema horror italiano, “Guardie e ladri” vinse al Festival di Cannes il Gran Premio ex aequo per la migliore sceneggiatura. A Totò, invece andò la Palma d’Oro come miglior attore protagonista cui si aggiunse poi il Nastro d’argento. “Guardie e ladri” nacque dall’idea di mettere insieme due grandi attori come Totò e Fabrizi, due grandi personalità e, insieme, i due grossi nomi della comicità di allora. La storia, assai nota, è quella del brigadiere Lorenzo Bottoni (Fabrizi) che si lascia scappare il ladruncolo di periferia Ferdinando Esposito(Totò) che vive di espedienti. L’impresa, tra rocamboleschi inseguimenti, è che Bottoni deve riprenderlo entro tre mesi, altrimenti rischia di perdere il posto. Così il brigadiere si mette prima sulle tracce della famiglia del truffatore  e quando, finalmente,  gli mette le mani addosso per arrestarlo si accorge che il ladro è un poveraccio come lui e che la povertà accomuna le loro esistenze. I due allora si mettono d’accordo: Esposito si lascerà arrestare, ma il brigadiere si prenderà cura della sua famiglia fino al suo ritorno. Le famiglie dei due protagonisti si aiutano a vicenda nella comune difficoltà di un’Italia che non ha ancora dimenticato le miserie della guerra. Totò e Fabrizi hanno nel film una loro coerenza interna, una loro umanità che le case della periferia di Roma, con i suoi quartieri delle borgate, allargano ad atmosfera dello stesso film. E la comicità che ne scaturisce ha un sapore amaro, come quello che permea tutta la commedia all’italiana che non ha il vincolo del lieto fine e sa far ridere delle avversità. “Guardie e ladri” ebbe un grossissimo successo di pubblico, persino in Russia e in Cina, e venne prodotto congiuntamente da Carlo Ponti e Dino De Laurentiis. E’ un film comico che ha, tuttavia, personaggi veri, a tutto tondo, che si muovono in un ambiente autentico e distanti dalle “macchiette” delle contemporanee pellicole umoristiche. Sullo schermo sono mostrate le difficoltà e le speranze del secondo dopoguerra, la disperazione dei protagonisti, il cui unico scopo è di sfuggire alla fame e alla povertà che minaccia le proprie vite e quelle dei loro cari. La novità del film consistette nel collocare sullo stesso piano sia la guardia che il ladro, ovvero un rappresentante delle istituzioni statali e un fuorilegge, entrambi accomunati da uno stesso destino. Questa novità suscitò il risentimento e la levata di scudi della commissione per la censura cinematografica del Ministero dell’Interno che non accettò l’idea che un tutore della legge potesse essere equiparato a un borsaiolo e fu così che decise di disporre il taglio preventivo di alcune scene.

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