Reggio Calabria. Dalle prime ore della mattinata odierna personale della Divisione Anticrimine diretto dal primo dirigente Marina D’Anna collaborato dal Commissariato di Polistena, diretto dal commissario capo Pierfranco Amati, sta eseguendo il decreto di sequestro (nr. 293/2011 R.G.M.P. e 11/12 Provv. Seq.) emesso, il 31 gennaio 2012 dal Tribunale di Reggio Calabria, Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti dei tre fratelli:
Il provvedimento trae origine da una proposta patrimoniale presentata, in data 12 dicembre, dal Questore di Reggio Calabria Carmelo Casabona, a conclusione di un’intensa indagine patrimoniale, esperita dall’Ufficio Misure di Prevenzione della Divisione Polizia Anticrimine di Reggio Calabria. I tre fratelli Longo sono stati arrestati in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione denominata “Scacco Matto” eseguita il 15 marzo 2011, ed emessa dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria, a carico di 35 soggetti in quanto ritenuti responsabili di “associazione a delinquere di tipo mafioso” per aver fatto parte della cosca di ‘ndrangheta “Longo”, operante in Polistena e zone limitrofe.
L’indagine, condotta dalla locale Squadra Mobile diretta fino a ieri dal primo dirigente Renato Cortese e coordinata dal Procuratore Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, ha consentito di disarticolare la potente cosca dedita prevalentemente ad attività estorsive ed a quella di infiltrazione negli appalti pubblici.
Uno dei settori più rilevanti nel quale l’associazione criminale realizzava la propria supremazia mafiosa era rappresentato dal campo dell’edilizia e delle costruzioni in genere, sia pubbliche che private. Il caso emblematico, era stato da ultimo registrato, nell’appalto relativo al polo scolastico “Renda” di Polistena nel quale, in occasione dell’esecuzione dei relativi lavori, i rappresentanti della ditta appaltatrice hanno realizzato un perfetto connubio affaristico-mafioso con la cosca imperante nel comprensorio di Polistena, affidando in toto forniture e servizi alle ditte nella titolarità e disponibilità della cosca Longo, assumendo tra le maestranze parenti e soggetti vicini agli accoliti della consorteria.
Le successive indagini patrimoniali, condotte dall’Ufficio Misure di Prevenzione della Divisione Polizia Anticrimine, hanno dimostrato che i proposti, in virtù della loro appartenenza al sodalizio mafioso, erano riusciti, con il profitto derivante dalla gestione delle numerose attività illecite del clan ed avvalendosi della forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo, ad accumulare un ingente capitale, sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, che reinvestivano nell’acquisto di società, aziende, beni immobili ed altro, intestati, al fine di eludere la normativa antimafia, ai propri familiari o a soggetti terzi.
Il Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Reggio Calabria – accogliendo le risultanze investigative, ha emesso il provvedimento di sequestro beni nei confronti di numerose società, aziende, immobili (appartamenti e terreni), conti correnti ed altro, rientranti nella disponibilità dei proposti.
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