Paludi (Cosenza). Sono le 18.00, dopo essere stato allertato dal mio funzionario di Rossano sull’abbondante nevicata, mi reco urgentemente a Paludi, zona più colpita e, più specificatamente, all’azienda Nicola Fonsi. Nel salire la breve, ma tortuosa, strada che porta in azienda, i fari dell’auto cominciano ad abbagliare i primi alberi di ulivo spezzati che ostacolano il nostro cammino: ma è nulla in confronto a quanto troveremo più in là. L’arrivo in azienda è desolante, ma il proprietario e i due figlioli accennano a una timida reazione di benvenuto mista allo sconforto più totale. Ormai, i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile sono già andati via, come se il problema fosse terminato, ma lasciando un uomo nello sconforto e nella solitudine della sua abitazione immersa in un metro e mezzo di neve ormai diventata ghiaccio. Entro in casa e con le lacrime agli occhi mi dice di aver perso tutto quello che ha creato nella sua vita: 4 capannoni, 200 animali morti e altri dispersi. Rimane, davanti ai miei occhi, l’immagine di caminetto che riscalda le scarpe intrise di acqua ghiacciata e la stanchezza e la rassegnazione più totale, mi dice che da solo non può più fare nulla. I figli mi accompagnano nella stalla ancora non crollata, spiegandomi e cercando di vedere in me colui che può aiutarli, ma nel camminare trovo vacche da latte morte per terra, un’altra immobile in piedi, pronta a venir meno anch’essa. Poco più in là, nel buio si intravede la porcilaia completamente al suolo, da dove emerge ancora qualche lamento di piccolo suino sopravvissuto, ma sotto quelle lamiere ci sono centinaia di maiali già morti dal freddo e dai colpi delle lamiere. Rientriamo in casa, e il titolare ha ancora la forza di offrirmi un caffè, non ha altro! Mi chiede di stargli accanto e di come può recuperare questi danni. Posso solo garantirgli che Coldiretti sarà al suo fianco e che farà di tutto affinchè possa al più presto venirne fuori. Ma, questo racconto personale, mi viene dal profondo del cuore per poter dire, che quel uomo e quei due figli non possono essere lasciati da soli alle 18 del giorno più lungo e più catastrofico della loro vita: sarebbe come andare ad un funerale e poi tornarsene a casa al caldo, pensando che il problema è solo suo. Tutti, politica, protezione civile, vigili, carabinieri esercito prefettura devono essere accanto non solo con i coordinamenti ma con lavoro, solidarietà e studiare tutte le strategie per far recuperare i danni ricevuti dalla calamità. Ma c’è di più, quell’uomo, Nicola, molta gente lo conosce perché, credendo nel progetto di Campagna Amica della Coldiretti, ha animato le nostre piazze, ha portato la Calabria, quella buona e lavoratrice, su La Stampa” di Torino, ha offerto e venduto i suoi prodotti ai cittadini, con un sorriso e una familiarità unica. Ora quel sorriso rischia di spegnersi per sempre, se ognuno di noi non fa qualcosa. Rischia di spegnarsi soprattutto un’azienda zootecnica che non ha vissuto di rendita di posizione, ma ha sviluppato il concetto della vendita diretta, lo ha tramandato ai suoi figli creando loro la strada futura di un nuovo modello di fare impresa agricola. Noi dirigenti Coldiretti, torneremo a proporgli di animare i nostri agri mercati, di aprire la bottega di Campagna Amica a Rossano e sono certo che il suo istinto di mettersi in discussione non lo abbandonerà, ma molto dipenderà dallo sforzo di ingegneria politica e amministrativa, che vorrà fare la Regione e tutti gli organi competenti, per aiutarlo in questa ulteriore sfida all’età di 60 anni.
Francesco Manzari - Direttore Coldiretti Cosenza
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