L’ambiente della città, per dimensione e complessità, elabora e trasforma i fatti e le notizie come uno stomaco che digerisca. Da ciò ne scaturisce materia essenziale, disponibile, elementare. Alcuni fatti, tuttavia, anche se trasformati e semplificati, vengono rielaborati e si sostituiscono a quello originario divenendo frasi fatte e luoghi comuni. Questa disciplina, che è quasi una “religione”, è la forza di coloro che vogliono farci paura a tutti i costi. Essi hanno un’impressionante concordia di linguaggio e di giudizio, parlano del popolo e scrivono del popolo, degli uomini, degli oppressi, della palingenesi sociale. Fomentano, insomma, uno scontento al quale non c’è rimedio; individuano l’imbroglio e l’inganno, fino a concepire come unica possibilità di evasione la teoria dell’anti.
Secondo questa teoria, un popolo o una comunità, per tendere alla legalità o al bello, solo per fare qualche esempio, devono combattere l’illegalità e il brutto, come se per conseguire una elevazione morale ed estetica non si potesse attingere direttamente dalle loro categorie originarie. Anche a Reggio, negli ultimi tempi, per porre l’attenzione sui fenomeni sociali o sulle vicende politiche si ricorre sempre più diffusamente all’adozione di termini dai marcati accenti retorici quali, ad esempio, “ferita”, “trappola”, ecc. che “promuovono” l’esplorazione del fatto negativo per auspicare il cambiamento. Questo fenomeno determina una progressiva perdita del senso di alcune categorie valoriali e la conseguente affermazione di “negazioni” per esprimerne il loro significato; il che è negativo già sul piano terminologico.
Infatti, l’essere sempre “anti-qualcosa”, senza ricorrere ai sentimenti primigeni, genera una cronica distrazione da tutto ciò che è buono, una permanente attesa di conversione e di evoluzione di fatti, un modello e una mentalità basati sul sospetto.
Questo approccio ha già severamente punito la nostra città, ricordate? Infatti non ci siamo del tutto rialzati dai servizi televisivi di “Stato” compiuti qualche decennio fa dai signori Enzo Biagi e Marco Santoro per svelare i misfatti e i misteri della ‘ndrangheta nella nostra città: verità assolute, innegabili, drammatiche, macinate e rielaborate, la cui documentazione ha richiesto l’installazione di riflettori e telecamere su Reggio ….. E mentre da un lato registriamo i successi della Magistratura e delle Forze dell’ordine nella lotta al crimine (i cui positivi risultati non sono in alcun modo correlabili a quei servizi giornalistici), dall’altro quegli “accaniti approfondimenti” hanno ammantato di nero il cielo della città fino a toglierle per molti anni ogni prospettiva di rinascita.
Voglio comunque precisare, a scanso di equivoci, che la denuncia, la verità, il diritto di cronaca e la libertà di stampa, sono Istituti a cui una comunità non può rinunciare neanche per un istante. Occorre tuttavia misurarne l’intensità, onde modularne il peso e le implicazioni sul corpo sociale e sulla città che esso abita.
E potremmo fare tanti e più recenti esempi.
Proprio oggi il Sindaco Demetrio Arena nel dare conto dei “conti” del Comune di Reggio ha evidenziato i positivi risultati compiuti, frutto di intensi e capillari atti di razionalizzazione e ottimizzazione di spese, riequilibrio di diseconomie, lotta all’evasione, riassetto economico e finanziario.
Diciamo quindi agli “impresari del diluvio” che si astengano dal venderci ombrelli …… almeno per oggi il cielo sembra rasserenarsi ……
Vorremmo vederli sorridere, per una volta, perché quello di oggi è un piccolo successo della città che induce alla fiducia, a riconoscerci in un progetto unitario che presenta ancora mille difficoltà e rispetto a cui l’esercizio di contrapporre al risultato conseguito disfunzioni ancora da correggere risulta tanto facile quanto inutile (ancorché politicamente poco appassionante).
Pioverà ancora … ma almeno non avremo appesantito le nuvole con le nostre lacrime.
Giuseppe Bombino
docente Università Mediterranea
Tags: comune di reggio calabria, demetrio arena, giuseppe bombino, libertà di stampa, reggio calabria
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