domenica 25 settembre 2016 07:19
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Messina. Operazione Gotha VI: 13 arresti del Ros per 15 omicidi commessi dalla mafia di Barcellona Pozzo di Gotto

Messina. I carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Messina – rende noto un comunicato stampa dell’Arma che qui pubblichiamo integralmente – hanno eseguito all’alba di oggi un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Messina, Giovanni De Marco, a carico di 13 persone, tra cui Giuseppe Gullotti, ritenuto storico leader della mafia
barcellonese ed altri presunti esponenti di spicco del medesimo sodalizio criminale, per una serie di efferati omicidi commessi tra il 1993 ed il 2012 nell’hinterland di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.

Il provvedimento riguarda i seguenti indagati:

  1. Antonino Calderone, nato a Barcellona Pozzo di Gotto cl.1988;
  2. Angelo Caliri nato a Barcellona Pozzo di Gotto cl.1967;
  3. Pietro Nicola Mazzagatti, nato a Santa Lucia del Mela (ME) cl.1960;
  4. Tindaro Calabrese, nato a Novara di Sicilia (ME) cl.1973;
  5. Antonino Calderone, nato a Barcellona Pozzo di Gotto cl.1975;
  6. Domenico Chiofalo, nato a Barcellona Pozzo di Gotto cl.1985;
  7. Salvatore Chiofalo, nato a Barcellona Pozzo di Gotto cl.1989;
  8. Salvatore Di Salvo, inteso Sam, nato a Toronto (Canada) cl.1965;
  9. Carmelo Giambò, nato a Barcellona Pozzo di Gotto cl.1971;
  10. Giuseppe Gullotti, nato a Barcellona Pozzo di Gotto cl.1960;
  11. Aurelio Micale, nato a Barcellona Pozzo di Gotto cl.1978;
  12. Giovanni Rao, nato a Castroreale (ME) cl.1961;
  13. Carmelo Salvatore Trifirò, nato a Barcellona Pozzo di Gotto cl.1972.

Angelo Caliri è stato arrestato a Bruxelles in collaborazione con le autorità belghe, in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dal gip del Tribunale di Messina. Le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica, Guido Lo Forte, e dai sostituti procuratori Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo, hanno consentito di far luce su quindici omicidi (tra cui un triplice omicidio) ed un tentato omicidio che, nell’arco di quasi un ventennio, hanno contrassegnato le dinamiche criminali della “famiglia barcellonese”, una delle espressioni più temibili ed organizzate della mafia in provincia, capace di mantenere rapporti qualificati con cosa nostra palermitana e catanese e con la ‘ndrangheta calabrese.
L’operazione costituisce un ulteriore, importantissimo sviluppo dell’attività di contrasto condotta negli anni dal Ros e dal Comando Provinciale, sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, che ha portato alla progressiva disarticolazione del
presunto sodalizio mafioso barcellonese ed alla collaborazione con la giustizia di molti affiliati le cui dichiarazioni, tra l’altro, hanno dato un contributo essenziale alle indagini confluite nel provvedimento di cattura.
Tra i destinatari della misura cautelare spiccano presunte figure di primissimo piano della mafia del Longano, oltre a Giuseppe Gullotti, detto l’avvocaticchio, già condannato alla pena di 30 anni in quanto ritenuto il mandante dell’omicidio del giornalista barcellonese Giuseppe Alfano, ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto l’8.01.1993, anche alcuni suoi presunti fedelissimi luogotenenti, come Salvatore “Sam” Di Salvo e Giovanni Rao, entrambi arrestati nel 2011 nell’ambito dell’operazione “Gotha” e condannati a pesanti pene detentive. Il provvedimento è stato notificato, tra gli altri, anche a Tindaro Calabrese, già tratto in arresto nell’operazione del R.O.S denominata “Vivaio” del 2008 e che dal 2006 avrebbe assunto la reggenza della consorteria barcellonese.
Grazie alle dichiarazioni dei collaboratori e ad attività investigative di riscontro particolarmente accurate e complesse, è stato possibile individuare gli autori e ricostruire movente e modalità esecutive – talvolta estremamente feroci – di una serie impressionante di omicidi, rimasti finora irrisolti, che tratteggiano, con una lunga scia di sangue, un ventennio di storia della criminalità organizzata barcellonese e testimoniano le spietate logiche attuate per il ferreo controllo del territorio e per la risoluzione dei conflitti interni mediante l’eliminazione di sodali ritenuti scomodi o inaffidabili.

Gli episodi delittuosi contestati nel corpo del provvedimento restrittivo, tutti avvenuti nel messinese, sono i seguenti:

  1.  triplice omicidio di  Sergio Raimondi,  Giuseppe Martino e Giuseppe Geraci (Barcellona Pozzo di Gotto, 4 giugno 1993). L’azione sarebbe stata organizzata per punire le tre vittime, le quali sarebbero state solite commettere furti in territorio di Barcellona senza l’autorizzazione della criminalità organizzata locale;
  2. omicidio di Domenico Pelleriti (Terme Vigliatore, 24 luglio 1993). Pelleriti sarebbe stato sospettato di una serie di furti ai danni di un esercizio di vendita di ceramiche e pertanto Giuseppe Gullotti, al tempo al vertice dell’organizzazione barcellonese, cui si era rivolto il derubato, avrebbe deciso di punire il presunto autore con la morte. Secondo la ricostruzione fornita dai collaboratori, la vittima avrebbe subito un violento interrogatorio per indurla a confessare il furto, al termine del quale il Gullotti avrebbe concesso un’ultima sigaretta prima di dare il via libera all’esecuzione dell’omicidio;
  3. omicidio di Salvatore Da Campo (Terme Vigliatore 2 febbraio 1995), sospettato di aver fornito ai Carabinieri indicazioni sul nascondiglio di Antonino Calderone (all’epoca ricercato);
  4. omicidio di Carmelo Grasso (Falcone, 10 aprile 1995), ucciso perché si riteneva avesse avviato rapporti criminali con soggetti catanesi nella zona di Oliveri, con ciò sminuendo il prestigio e l’autorità della locale organizzazione mafiosa;
  5. omicidio di Felice Iannello (Falcone, 5 marzo 1996). Si riteneva che la vittima spacciasse stupefacenti, anche a soggetti minorenni, nella zona di Barcellona senza autorizzazione del locale sodalizio mafioso;
  6. omicidio di Fortunato Ficarra (S. Lucia del Mela, 1 luglio 1998), ucciso perché avrebbe infastidito alcune donne all’intero di un esercizio commerciale locale;
  7. omicidi di Mario Milici (Barcellona Pozzo di Gotto, 19 agosto 1998), ucciso perché il vertice barcellonese gli imputava di trattenere per sé i proventi delle estorsioni e del gioco d’azzardo. L’agguato sarebbe iniziato presso una stalla nella disponibilità del Milici il quale, benché ferito, sarebbe riuscito a fuggire a piedi per un breve tratto. Raggiunto e immobilizzato dagli assassini, venne ripetutamente colpito con la canna del fucile fino a trapassargli il collo;
  8. omicidio di Antonino Sboto (Barcellona Pozzo di Gotto, 3 maggio 1999), ritenuto responsabile di alcuni furti non autorizzati dalla famiglia barcellonese, uno dei quali ai danni della sorella di un esponente del sodalizio. L’esecuzione dello Sboto avvenne secondo una precisa e agghiacciante simbologia mafiosa: dopo l’esplosione di due colpi di pistola alla testa, gli vennero amputate entrambe le mani. Il cadavere venne fatto ritrovare il giorno dopo con una telefonata anonima ai Carabinieri.
  9. omicidio di Giovanni Catalfamo (Barcellona Pozzo di Gotto, 29 settembre 1998). Catalfamo sarebbe stato ucciso perché l’attività di usura a lui attribuita non era tollerata dall’organizzazione mafiosa barcellonese;
  10. omicidio di Giovanni Di Paola (Brolo, 6 ottobre 1995). La vittima era sospettata di aver sottratto delle somme dalle casse di una società operante nel settore del calcestruzzo, sulla quale convergevano gli interessi di esponenti mafiosi barcellonesi;
  11. omicidio di Nunziato Mazzù (Oliveri, 13 dicembre 2005), soppresso perché si temeva potesse aprirsi alla collaborazione con la giustizia;
  12. omicidio di Domenico Tramontana (Barcellona Pozzo di Gotto, 4 giugno 2001). I vertici dell’organizzazione criminale barcellonese avrebbero saputo dell’intenzione di Tramontana di voler eliminare Carmelo Bisognano, all’epoca organico alla famiglia mafiosa barcellonese nonché responsabile dell’area di Mazzarrà S. Andrea ed attualmente collaboratore di giustizia e ne avrebbero, pertanto deciso l’uccisione;
  13. omicidio di Carmelo De Pasquale (Barcellona Pozzo di Gotto, 15 gennaio 2009), ucciso perché si riteneva volesse, a sua volta, uccidere Carmelo D’Amico al fine di prenderne il posto in seno al gruppo;
  14. omicidio di Giovanni Isgrò (Barcellona Pozzo di Gotto, 1 dicembre 2012), che avrebbe militato nella fazione perdente facente capo a Giovanni Perdichizzi, a sua volta ucciso;
  15. omicidio di Carmelo Mazza (Milazzo, 27 marzo 2009), accusato di praticare attività estorsiva senza l’autorizzazione del gruppo. L’uccisione di Mazza venne ripresa dalle telecamere della palestra dalla quale era appena uscito e testimonia l’estrema freddezza e le capacità militari del gruppo di fuoco impiegato nell’occasione: l’auto condotta dai killer affiancava la vettura della vittima che veniva raggiunta da un primo colpo di fucile. Perdeva, quindi, il controllo del mezzo e sfondava il cancello di recinzione della palestra, andando a schiantarsi sul muro. Qui veniva raggiunta dagli assassini che la finivano con diversi colpi d’arma da fuoco;
  16. tentato omicidio di Carmelo Giambò, (Barcellona Pozzo di Gotto, 3 marzo 2011). Giambò era accusato di trattenere per sé i proventi estorsivi raccolti per conto della famiglia ed inoltre si temeva che potesse iniziare a collaborare con gli inquirenti. Al termine di un concitato inseguimento per le vie cittadine, durante il quale i killer esplodevano numerosi colpi d’arma da fuoco all’indirizzo della vettura sulla quale viaggiava, Giambò – che è tra i destinatari dell’ordinanza, poiché gravemente indiziato di due degli omicidi trattati – riusciva a mettersi in salvo presso la Compagnia Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto.


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