sabato 25 giugno 2016 03:29
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Maria Grazia Laganà

Corte di Cassazione: inammissibile ricorso contro Maria Grazia Laganà Fortugno

Roma. “Con la sentenza dell’8 febbraio 2016, la Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso proposto dalla procura generale avverso la sentenza della corte d’appello di Reggio Calabria, che mi ha assolto perché il fatto non sussiste dai reati di falso e tentativo di truffa ai danni dell’ASL di Locri. Si è dunque definitivamente conclusa, con il riconoscimento della mia innocenza, una vicenda giudiziaria pendente da molti anni, che ha molto pesato sulla mia vita personale e politica”. Lo afferma l’ex parlamentare Maria Grazia Laganà Fortugno.
“Già la sentenza d’appello, riformando quella del Tribunale di Locri, aveva restituito a me e alla mia famiglia la serenità: soltanto, però, la conferma definitiva dell’assoluzione da parte della Corte di Cassazione restituisce pienamente me e la mia famiglia alla nostra vita”, dice ancora Maria Grazia Laganà che prosegue: “L’essere, da moglie di Francesco Fortugno, vittima del più rilevante omicidio politico–mafioso degli ultimi trent’anni, sottoposta a processo per falso e tentativo di truffa, l’essere raggiunta dall’informazione di garanzia nel mentre era in corso il processo per l’omicidio di mio marito, il vedere verificate tutte le operazioni economiche della mia famiglia, mi lascia oggi una sola soddisfazione: che nulla di anomalo si è rinvenuto e che i fatti a me contentati non sussistono. La semplice pendenza di questo processo – sostiene ancora Laganà Fortugno – mi ha indotto ad autosospendermi dal Partito democratico, a non ricandidarmi alle elezioni politiche e a lasciare, pertanto, il Parlamento”.
L’esponente politica locrese spiega: “Nonostante nessuna norma mi imponesse tali scelte, ho ritenuto che, essendo stata eletta deputata in quanto vedova di Francesco Fortugno ed avendo improntato la mia attività politica all’attuazione dei valori che avevano improntato la sua azione politica, la mia condanna, sia pure soltanto in primo grado, mi imponeva di ritirarmi in attesa che fosse riconosciuta la mia innocenza. Sono certa che queste mie scelte sarebbero state condivise da mio marito, se la barbarie politico-mafiosa non l’avesse sottratto all’affetto mio e della mia famiglia”. Maria Grazia Laganà Fortugno conclude rivolgendo il proprio “ringraziamento agli avvocati Antonio Mazzone, Guido Calvi e Alicia Mejia Fricht, che mi hanno difeso in questo processo e che hanno difeso me e la mia famiglia come parti civili nel processo per l’omicidio di mio marito”.

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