lunedì 20 febbraio 2017 03:04
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In libreria “Drogati di cibo” di Armando Piccinni

Perché mangiamo troppo? Perché stiamo diventando dei drogati da overeating? Quali sono i meccanismi psicologici e fisiologici che portano al fallimento delle diete? Ritorna in libreria “Drogati di cibo” dello psichiatra Armando Piccinni, presidente della Fondazione BRF Onlus – Istituto per la Ricerca Scientifica in Psichiatria e Neuroscienze. L’autore ci propone un viaggio intorno al complesso universo del nostro comportamento alimentare. Il fine non è tanto quello di dispensare consigli su come preservare la salute attraverso una corretta alimentazione, ma di fornire al lettore uno strumento per capire perché le diete spesso non funzionano e perché alcuni cibi, come vere e proprie droghe, creano dipendenza. Il gusto è uno specchio del nostro inconscio ed è il frutto dell’interazione di fattori diversi: educazione, influenza dei media, risposta allo stress, formazione culturale. E anche la chimica del nostro cervello ha un suo peso. In “Drogati di cibo”, Armando Piccinni esplora con il lettore i cinque sensi, spiega il meccanismo fame-sazietà, analizza il legame fra cibo e stress, rivela l’inganno dei cibi industriali, tratta di obesità, anoressia e bulimia, nell’adulto e nel bambino. Ma dedica altrettanta cura all’analisi di disturbi minori con cui conviviamo senza esserne consapevoli. Scoprire di soffrirne è il primo passo verso una vita migliore.
Nello studio “Food addiction spectrum: a theoretical model from normality to eating and overeating disorders” ho recentemente teorizzato la possibilità che esista uno spettro del comportamento alimentare che partendo dalle più innocenti dipendenze alimentari – come nel rito di passaggio serale che spinge ad assumere un frollino o un quadretto di cioccolata prima di andare a dormire -, arrivi fino alle più gravi dipendenze, come accade per i grandi obesi. In questo continuum, di cui ho accennato poco fa, verosimilmente la predisposizione genetica, le condizioni ambientali, la coesistenza di disturbi d’ansia, la presenza di disturbi dell’umore, la tendenza al comportamento impulsivo ed altri fattori giocano un ruolo importante. Nell’ambito di questa ipotesi esistono quindi due tipi di comportamenti: i soggetti che ingrassano e quelli che restano nei limiti di un peso definito normale. I secondi si limitano ad assumere in maniera ripetitiva prevalentemente determinati alimenti in quantità controllata; la loro caratteristica è che sono “legatissimi” a certi cibi, sempre gli stessi, da cui sono verosimilmente dipendenti e a cui non rinuncerebbero per nulla al mondo. Per evitare il sovrappeso decidono dunque di ridefinire in base alle loro dipendenze l’intera alimentazione, rinunciando così ad altri alimenti di valore nutritivo nettamente superiore. Questi soggetti hanno come rischio una dieta squilibrata dal punto di vista nutritivo con conseguenze variabili (ipovitaminosi, anemie, dislipidemie, ecc.). La predisposizione all’obesità spesso nasconde una dipendenza specifica da un particolare alimento. Andando avanti con il tempo quella che sembrava un’innocente passione (“a colazione mangio dei frollini con il latte”) si trasforma in un’ossessione, che vede il soggetto dipendente dalla quantità di cibo ingerita. A questo livello ci renderemo conto che lui non si fermerà davanti a niente. O, meglio, non si fermerà fino a quando la distensione gastrica non avrà raggiunto un determinato livello. In realtà, quello che interessa tanto i medici, quanto i soggetti affetti da questa patologia, è proprio il suddetto elemento perché pare essere direttamente connesso all’obesità. Essere dipendenti dal latte e biscotti, ma riuscire a rinunciare ad altri alimenti o comunque riuscire a bilanciare l’introito calorico entro i limiti del fabbisogno calorico giornaliero crea problemi di squilibrio nutrizionale, ma non di sovrappeso o obesità. In altri casi, oserei dire la maggior parte, essere dipendenti da alcuni alimenti renderà il soggetto poco capace di resistere alla tentazione e, entro certi limiti, facilmente candidato alla sovralimentazione. Il focus sarà spostato dall’alimento, alla quantità di assunzione dello stesso. A questo punto, tutti gli elementi di pertinenza dell’appetito edonico saranno spostati sulla super alimentazione (overeating), che continuerà ad apparire per tutta una serie di fattori che sono stati descritti nel libro come una via di non ritorno.

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