mercoledì 26 aprile 2017 21:35
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Una grande opera utile, a costo zero. Non è certo il Ponte sullo Stretto

Reggio Calabria. Non è certo il ponte sullo Stretto. Il Premier Renzi manca di realismo e parla a mitraglia per coprire le voci di dissenso che si vanno sempre più manifestando sul suo operato. Un’opera dal costo preventivato di quasi 9 Miliardi di Euro, che non ha – ormai è dimostrato – sostenibilità economica, finanziaria, ambientale. E a cui non hanno creduto neppure i più grandi gruppi bancari internazionali che, infatti, si sono tenuti alla larga da ipotesi di Project Financing. Fumo negli occhi dei cittadini del Mezzogiorno per coprire le insufficienze e le ingiustizie di fallimentari politiche di governo. A noi non interessano grandi opere inutili, mangiasoldi e corruttrici; salvo una sola che è il rilancio del Mezzogiorno, un cambio di rotta drastico rispetto ad una squilibrata spesa pubblica che ha allargato a dismisura il divario fra Nord e Sud. Puntare su un insieme di interventi diffusi sul territorio, interventi a rete piuttosto che cattedrali nel deserto, interventi di cui la gente ha realmente bisogno piuttosto che opere faraoniche imposte dall’alto e sostenute da lobby speculative. A cominciare da interventi finalizzati alla messa in sicurezza delle reti stradali e ferroviarie, per poi attrezzare la ferrovia in modo da garantire velocità e frequenza su standard dignitosi, ripristinare i treni a lunga percorrenza che sono stati cancellati condannando la povera gente a viaggiare in condizioni assurde per 15 ore su autobus di notte, valorizzare porti e aeroporti, garantire la continuità sullo Stretto di Messina con naviglio adeguato e non monopolizzato da operatori privati.
In Calabria siamo sulla soglia della catastrofe: i due aeroporti di Reggio e Crotone rischiano di chiudere; il porto di Gioia Tauro è fermo al palo da un decennio; la ferrovia ionica è lasciata al degrado dalle FS che probabilmente mirano alla sua dismissione; l’autostrada A3 sarà battezzata come Salerno-Cosenza, visto che i lavori di ammodernamento previsti più a Sud sono stati definanziati; la SS 106 ionica miete decine di vittime ogni anno.
Ciò che stupisce è la distanza abissale fra i fatti che il governo pratica e gli annunci populisti del Premier. I fatti si possono tradurre in poche cifre. Limitando l’attenzione al comparto ferroviario, negli ultimi 30 anni sono state investite risorse pubbliche considerevoli per l’Alta Velocità, trascurando i servizi di trasporto ferroviari regionali, in assoluta contraddizione con i dati di mobilità: oltre 100 Mdi Euro per una linea forte che collega solo alcune metropoli a scapito di tutto il resto del paese, 4 Mdi appena per i servizi ferroviari ordinari. Altri 40 Mdi Euro di investimento sono previsti per completare il disegno dei cosiddetti “corridoi TAV”. Noi contestiamo la concezione dei corridoi, nel momento in cui essa si traduce in mancanza di reti diffuse e in effetto marginalizzazione per ampie fasce di territorio e di popolazioni. I pendolari che si muovono quotidianamente in treno sono 3 milioni, i viaggiatori sulla lunga percorrenza sono appena 300 mila; basterebbe questo dato per affermare che sarebbe più oculato, in una logica sana di mercato, rispondere alla domanda di trasporto prevalente, a scala locale e regionale. Invece continua a prevalere l’ingiustizia. I tagli ai servizi regionali sono continui e l’effetto è devastante: treni soppressi, vecchi, sporchi, soggetti a guasti, servizi da terzo mondo.
E’ ormai evidente lo squilibrio nel sistema di trasporto nazionale fra regioni del Nord e regioni del Sud. A parte la maggiore estensione di autostrade e viabilità di qualità, si rileva che: a fronte di 50 km di rete a doppio binario per 100 km di rete nel Nord, nel Sud se ne trovano 27; a fronte di numerosi collegamenti ferroviari tra regioni del Nord, quelli fra regioni del Sud sono rari e di scarsa qualità (una media di 12,3 Eurostar/giorno al Nord contro 1,7 al Sud); a Nord si ha il TAV (2,5 ore sulla Milano-Roma), a Sud no e quello che è peggio sono stati cancellati drasticamente i treni a lunga percorrenza. Solo con riferimento alla Calabria, in un biennio sono stati soppressi 18 treni interregionali. Gli effetti delle politiche perseguite negli ultimi decenni rivelano una ingiustizia sociale senza precedenti: 120 treni AV fra Roma e Bologna, frequenze rilevanti fra le metropoli del Centro-Nord e il vuoto altrove.
E purtroppo si persevera con le politiche di squilibrio nei confronti del Meridione e della Calabria. Nel comparto ferroviario, nulla è preventivato in sede di programmazione europea; nel piano di sviluppo FS, solo il 14,2% delle risorse su un ammontare di 43,5 Mdi Euro, è destinato al Sud e la Calabria è totalmente esclusa. A gennaio 2016, il Ministro Delrio ha presentato «la cura del ferro», affermando che un’offerta di qualità stimola la domanda. Affermazioni che noi condividiamo in pieno. Ma che delusione a leggere i numeri: su 9 Mdi Euro nel triennio 2016-18, ben 8 sono destinati a grandi opere nel Nord Italia (tunnel e TAV). Al Sud solo briciole, alla Calabria 100 Milioni appena. Ma la cura del ferro non dovrebbe essere destinata agli anemici?
Con tale consapevolezze le popolazioni calabresi si stanno organizzando per una mobilitazione di grande rilievo. Venerdì 30 settembre si svolgerà su tutta la costa ionica una manifestazione pubblica (RIPRENDIAMO IL TRENO) per chiedere la salvaguardia e il rilancio della ferrovia su standard europei. Indetta dalla “Rete delle Associazioni per la Ferrovia Ionica Bene Comune”, l’iniziativa prevede una massiccia presenza di cittadini nelle stazioni e sui treni. Stanno aderendo decine di sindaci, di associazioni, di movimenti di cittadinanza attiva. Verrà divulgato un Dossier Tecnico, assunto quale base di un confronto richiesto con il Ministro dei Trasporti.
Per lo Stretto, basterebbe un rafforzamento del naviglio (una motonave da 250 posti costa 8 Mni Euro, una nave Ro-Ro a doppio portellone 50 Mni), l’esercizio esclusivamente pubblico a frequenze adeguate, la riduzione delle tariffe a livello ordinario di una comune città. Se si imponesse una tariffa di transito fra 2 grandi quartieri di Roma o Milano al prezzo di 40 Euro tutti griderebbero allo scandalo. Sullo Stretto si paga in silenzio. Forse è ora di alzare la voce.

Domenico Gattuso
(Ordinario di Trasporti, Università Mediterranea di Reggio Calabria
e Presidente del CIUFER)

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