domenica 26 febbraio 2017 00:13
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Festa di Madonna tra fede, devozione e ipocrisie

di Pino Criserà

Reggio Calabria. Ora che su festa di Madonna si sono spente le luci ed è calato il sipario dell’attenzione e del clamore mediatico, da cittadino attento allo studio dei fenomeni sociali di massa e delle dinamiche di gruppo che questi fenomeni inevitabilmente sviluppano, ho ritenuto opportuno effettuare qualche riflessione sia sulla processione sia sulle tante ipocrisie che ogni anno si registrano e caratterizzano le festività mariane.
La processione in onore della Madonna della Consolazione, che si celebra puntualmente il secondo sabato del mese di settembre, rappresenta sicuramente l’aspetto più qualificante e il momento di massima espressione celebrativa della religiosità popolare reggina.
La devozione dei reggini per la Madonna della Consolazione è antica al punto che nulla ha impedito, nel corso dei secoli, di organizzare le feste mariane. Emblematiche, al riguardo, i versi in vernacolo del poeta reggino, Ciccio Errigo: “Cu tirrimoti, cu guerre e cu paci, sta festa si fici, sta festa si faci”. Versi che mettono in evidenza il fervore, l’attesa e il desiderio dei reggini di portare ogni anno in processione la Sacra Effigie per acclamarla, salutarla e onorarla. Nel corso dei secoli la Madonna della Consolazione ha protetto la città e i cittadini da invasioni straniere, da carestie e pestilenze e, nel disastroso terremoto del 1908, per citare una tragedia a noi più vicina che ha profondamente piegato nel dolore la città, il suo aiuto e sostegno non è mancato. La città, devastata e piegata dalla forza impetuosa di madre natura, trasformatasi in quella circostanza in matrigna, ha trovato la forza di rialzarsi e fronteggiare la drammatica quanto crudele e rovinosa tragedia, proprio per l’aiuto e l’intercessione di Maria della Consolazione. Il bagno di folla che ogni anno si ripete durante la processione, ne è la plastica ed evidente dimostrazione della riconoscenza che i reggini nutrono nei confronti della sua Patrona.
Se ogni anno numerosi sono i fedeli che provengono anche da paesi e città vicine per onorare la Madonna, numerosi sono pure gli amministratori, i rappresentanti delle istituzioni locali e gli esponenti politici che puntualmente seguono in processione la Sacra Effigie. La consegna del cero votivo da parte dell’Amministrazione Comunale, anche questo un rito molto antico che si celebra il martedì successivo alla seconda processione per le vie principali della città, si configura come una cerimonia solenne il cui significato è condensato nella esigenza di rendere sempre più forte il legame tra la città e la sua Patrona e Avvocata.
Nel corso di questa cerimonia, i Sindaci, che si sono succeduti alla guida della città, hanno sempre invocato l’aiuto e il sostegno di Maria Santissima e, nell’affidare nelle sue mani misericordiose le sorti della comunità, hanno promesso il loro impegno politico seguendo le pratiche del buon governo e del rispetto delle regole. E’ capitato che le indagini recenti ci hanno fatto registrare che molti di quei politici che ogni anno, puntuali come gli alisei, hanno accompagnato in processione la Patrona della città dello Stretto dimostrando fede, devozione e coerenza con i principi del Magistero della chiesa, sono stati chi indagati per reati gravi chi arrestati. Questo, per dire, quanta ipocrisia si cela nel corso delle festività Mariane e quanto fariseismo si celebra dietro la Sacra Effigie.
“Sotto la vara – ha dichiarato l’Arcivescovo Fiorini Morosini nella sua omelia dedicata alla Madonna – siamo tutti credenti, fuori di essa, però, ognuno prende la propria strada e si crea i propri schemi di vita che non corrispondono a quanto la Madonna ci chiede”. “Non si può parlare di fede – ha detto ancora l’Arcivescovo Morosini – come tessuto che regge a livello generale nel nostro paese, nella nostra regione e nella nostra città, se poi permangono i bubboni della corruzione e della delinquenza organizzata, se non si mette fine allo scempio del denaro, se non si pone fine e non si interviene sugli imbrogli perpetrati da gente senza scrupoli e se la corruzione è sempre imperante”. “Considerato che più si affossa il coltello delle indagini e più schizza fuori il marcio in una progressione senza fine, che consolazione – si chiede giustamente l’arcivescovo Morosini – Dio può darci se è l’allontanamento dalla sua legge a provocare questo scempio?”.
Il Sindaco Giuseppe Falcomatà, nel corso del suo intervento sulla consegna del Cero votivo, nei confronti del malaffare e della corruzione ha utilizzato parole di condanna ferme e decise: “Chi insiste sulla strada della criminalità, della corruzione e del malaffare – ha detto Falcomatà – non ha più diritto di cittadinanza, perché il nostro Municipio non strizza l’occhio a nessuno anzi prende posizioni nette contro la ‘ndrangheta e contro ogni forma di sopruso”.
E’ la prima volta che sento pronunciare da un Sindaco, in occasione della cerimonia del cero votivo, parole così chiare e forti e sulle quali i reggini onesti depongono sicuramente molta fiducia e speranza.
Sconfiggere il marcio e la corruzione, ovunque essi si annidino, ritengo che rappresenti la sfida tra civiltà e barbarie. E sul solco della civiltà che istituzioni, magistratura e società civile debbano agire in modo sempre fermo e coeso altrimenti viene meno l’autorevolezza dello Stato di diritto.
Riscoprire i valori fondamentali della vita, affermare il diritto al lavoro e costruire un’economia sana, rappresenta la condizione per affermare un benessere collettivo. Tutto questo non dobbiamo chiederlo al Padreterno, ma spetta all’operosità e all’agire corretto e lungimirante degli umani.
Qualsiasi processione, oltre ad avere un significato eminentemente religioso ne acquista pure uno antropologico-culturale. Le processioni offrono notevoli spunti di riflessione anche riguardo all’affermazione di dinamiche gruppali costituite dai fedeli i quali, uniti da una esigenza comune costituita dalla preghiera, diventano solidali perché condividono gli stesso scopi. Accanto a questo, dobbiamo però registrare anche la presenza di un protagonismo che assume, purtroppo, un comportamento molto contagioso.
Quante volte questo protagonismo ha portato cittadini che, approfittando dell’occhio di qualche telecamera, si sono fiondati sotto la vara per svolgere il ruolo di portatore sia pure per qualche fermata con l’intenzione, probabilmente, di manifestare urbi et orbi la loro fede e devozione nei confronti della Madonna della Consolazione? La devozione e i sentimenti che legano i fedeli verso Maria non necessitano di protagonismo e non vanno platealmente esibite, andrebbero invece vissute con più discrezione e con una intensità spirituale che deve durare tutto l’anno anche quando la Vergine Maria si trova in solitudine nella sua casa dell’Eremo assistita e venerata dai frati cappuccini. La vera devozione non è quella manifestata sotto i riflettori, ma è quella vissuta con maggiore discrezione e riserbo stabilendo, con la Madonna, un personale rapporto di dialogo e di preghiera. Lasciamo che a trasportare la vara ci pensino i portatori che da secoli si alternano tra generazioni e si passano la consegna di padre in figlio. La Madre Celeste, dall’alto della sua onnipotenza, osserva tutto, sa che l’uomo è peccatore, ma se con la sua bontà e misericordia perdona tutti, con il suo sguardo materno incita tutti quanti, fedeli e non, a dimostrare maggiore rispetto e considerazione verso gli altri, a essere onesti e rispettare le regole poiché questi presupposti danno forza, sostegno e vigore allo Stato di diritto e, alla nostra comunità, le condizioni di crescere e legittimarsi come una società laboriosa e civile in grado di scrivere pagine importanti ed eloquenti sul suo futuro. Spetta a tutti noi cittadini, e soprattutto agli esponenti politici, cogliere e rispettare pienamente il messaggio che la Madonna, con il suo sguardo materno, attento e vigile nei confronti della città e dei suoi cittadini, ci invita a fare. Continuiamo a gridare in coro, “ora e sempre viva Maria”, ma sostenuti dalla forza della coerenza e dell’onestà.

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