lunedì 29 maggio 2017 02:06
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A Rosalì nell’anfiteatro mai inaugurato un centro di prima accoglienza stracolmo di minori

di Gianluca Chininea
e Fabio Papalia

A Rosalì, piccola frazione collinare di Reggio Calabria a poca distanza dal popoloso quartiere di Catona, c’è un centro di prima accoglienza per minori stranieri non accompagnati. I minori, tutti maschi, sono ospitati all’interno del nuovissimo anfiteatro, una bellissima struttura che apparentemente è già completa ma non è stata ancora mai consegnata alla cittadinanza, e nel frattempo è stata adattata per l’emergenza a ricovero di extracomunitari. Abbiamo visitato il centro pochi giorni prima di Natale.
Man mano che lasciando il parcheggio, una decina di stalli delimitati da strisce bianche, ci si avvicina alla struttura, si viene accolti da un rumore costante che diventa sempre più forte. E’ un generatore di corrente a gasolio, ubicato in uno sgabuzzino dei locali a servizio dell’anfiteatro. In un secondo stanzino vengono riposte le scorte di cibo, merendine e succhi, e nel terzo una televisione e due consolle videogame. Il tutto funziona con il generatore, perché l’anfiteatro non è stato ancora collaudato e quindi non è dotato di allaccio elettrico. Ciò non ha impedito ripetuti atti di vandalismo ai danni di cavi e materiale elettrico della struttura.
Col generatore si accende anche qualche stufa e si riscalda l’acqua dell’unica doccia. Ore e ore di attesa, se tutti i minori decidessero di fare la doccia lo stesso giorno. Una fila lunga 65 persone, tanti sono i ragazzi, di varia etnia e religione, “ammassati” a dormire all’interno del corpo di fabbrica centrale, dove tra le brandine ministeriali c’è a malapena lo spazio di un corridoio centrale per raggiungere il proprio posto letto. I più fortunati dormono in quattro sui giacigli nell’anticamera, ma la fortuna viene meno quando ci si accorge che quelle brande sono adiacenti alle porte dei bagni, ai due lati, tanto che qualcuno ogni tanto si fa ospitare nello stanzone centrale.
Una situazione quotidiana, i minori sostano lì almeno 60 giorni prima di essere assegnati ad altri centri, di sovraffollamento con la quale devono fare i conti i volontari dell’associazione “Cooperazione Sud per l’Europa”, un’agenzia formativa accreditata dalla Regione Calabria (con Decreto n. 6511 del 30 aprile 2013) i cui soci da più di un decennio lavorano attivamente per migliorare la condizione lavorativa dei giovani della Regione e diffondere la cittadinanza Europea attiva e consapevole, e che adesso gestiscono il centro.
Un volontario lavora a Rosalì dalle 8 di mattina alle 20 di sera, un altro gli dà il cambio per la notte, dalle 20 alle 8 di mattina, per non lasciare mai soli i ragazzi. Nell’arco della giornata il tempo vola via tra attività ludiche, pulizia e rassetto delle brande, e studio. Giocano quasi tutti a calcio, il campetto lì vicino è il posto dove trascorrono la maggior parte della giornata; qualcuno ha disegnato una dama su un quadrato di cartone e usa come pedine i tappi di plastica blu e rosa delle bottiglie d’acqua, qualcun altro ha racimolato un mazzo di carte. Ma anche le attività di studio sono bene accolte dai ragazzi, che sono “avidi” di imparare l’italiano.
Tra loro parlano per lo più in francese. Si formano dei gruppetti in base a etnia e lingua parlata, ma finora non vi sono mai stati problemi di convivenza tra i ragazzi, nemmeno per ragioni di confessione religiosa, alcuni di loro sono cristiani, la maggior parte musulmani.
Le pulizie sono affidate ad altro personale della stessa associazione, ma gli stessi ragazzi contribuiscono all’igiene del luogo facendo prendere aria alle brande su cui dormono. Quelle ministeriali sono brandine da campo, in pratica una struttura in metallo che regge una tela su cui dormire. Niente materasso. E questo è un bene, per certi versi, perché a differenza del materasso la tela si può facilmente lavare e asciugare. E così sono gli stessi ragazzi che a tarda mattinata portano le proprie brande, su cui poggiano le buste contenenti i pochi indumenti, gli unici loro averi, fuori a prendere aria.
I pasti arrivano col catering: per disposizione di legge nella struttura dove sono ospitati minori non vi può essere nemmeno un “fuoco”, ciò significa che non possono prepararsi nulla di caldo. Per mantenere calde le bevande i volontari hanno approntato dei thermos, in modo da poter servire almeno un the caldo. Il the è la bevanda che mette tutti d’accordo. “Il latte per loro – ci spiega Domenico, il volontario che si occupa di loro già da diverse settimane – non va bene, perché molti non lo digeriscono e soffrono di colite, il the invece lo bevono con piacere”. Il menu, insieme al sovraffollamento, rappresenta una nota dolente. Per noi è naturale un pasto a base di maccheroni al sugo, ma loro sono abituati a mangiare pasta (meglio ancora riso) purché annegato nel condimento speziato. E’ difficile fargli preparare il cous cous, molte “cucine” ancora non sono attrezzate culturalmente per un menu multietnico.
Finora, nonostante il sovraffollamento e grazie anche al lavoro dei volontari della Cpse, non c’è mai stato nessun problema neanche con i residenti. Del resto i ragazzi sono a Rosalì da circa 30 giorni, con la prospettiva di restarci un altro mese. Generalmente l’esperienza insegna che man mano che i tempi si allungano si accorcia anche la loro tolleranza.

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