lunedì 27 marzo 2017 23:07
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Operazione Provvidenza: dettagli nomi e foto dei 33 fermati

Reggio Calabria. E’ in corso dalle prime ore di questa mattina, l’esecuzione di un provvedimento di fermo, emesso dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di 33 presunti affiliati alla cosca Piromalli, indagati per associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio ed altri reati, aggravati dalle finalità mafiose.
L’intervento, che ha interessato la Calabria, la Lombardia e la Basilicata, ha previsto la contestuale esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 40 milioni di euro.
I provvedimenti, eseguiti dal raggruppamento operativo speciale, scaturiscono da un’articolata manovra investigativa avviata in direzione dei vertici della ’ndrangheta reggina, già concretizzatasi:

  • il 15.07.2016, con l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti 8 indagati per associazione di tipo mafioso e scambio elettorale politico mafioso, nel cui ambito, oltre ad accertare l’operatività di una struttura direttiva occulta della ‘ndrangheta, veniva riscontrato il funzionamento di un organo collegiale denominato “santa” ideato dai vertici delle cosche De Stefano e Piromalli (operazione Mammasantissima);
  • il 15.11.2016 ed il 19.11.2016, con l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 53 presunti affiliati alla cosca Condello, indagati per associazione di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni ed altri delitti, tutti aggravati dal metodo mafioso (operazione Sansone).
  • il 19.01.2017, con l’esecuzione di un provvedimento di fermo nei confronti 35 soggetti, presunti contigui alla cosca Piromalli responsabili dei reati associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione ed altri reati aggravati dal metodo mafioso (operazione Cumbertazione)

L’indagine, coordinata dalla Procura di Reggio Calabria, ha documentato le dinamiche associative e gli assetti mafiosi della cosca Piromalli, accertandone l’ormai definitivo e incontrastato dominio sul locale di Gioia Tauro e l’egemonia sull’intero mandamento tirrenico, assicurata anche dai rapporti di interazione con le più qualificate articolazioni ‘ndranghetiste della Piana di Gioia Tauro.
Sul fronte economico, è stata evidenziata la penetrazione della cosca nel tessuto economico e sociale dell’area gioiese e la sua capacità di esercitare un radicale controllo degli apparati imprenditoriali, con specifico riferimento al settore agro-alimentare. L’attività è riuscita inoltre a delineare il quadro degli interessi illeciti gestiti in ambito nazionale e transnazionale dal sodalizio indagato, verificando la disponibilità di ingenti risorse finanziarie reimpiegate in numerose iniziative imprenditoriali e commerciali nel Nord-Italia e negli Stati Uniti.
L’indagine, che ha preso le mosse dagli esiti delle operazioni “Cent’anni di storia”, “Maestro”, “Mediterraneo” e “Mammasantissima”, ha accertato la peculiare strutturazione dell’organizzazione, imperniata su una base operativa nella Piana di Gioia Tauro e su un’emanazione economico-imprenditoriale attiva a Milano, controllate dal principale indagato quale esponente della cosca, Antonio Piromalli classe ‘72 (figlio di uno degli esponenti storici, Giuseppe Piromalli classe ’45), da molti anni residente nel capoluogo lombardo.
Sul fronte calabrese, le basi operative dell’organizzazione sono state individuate a Gioia Tauro negli uffici della società edile di Pasquale Guerrisi, uomo di fiducia di Antonio Piromalli, e nel casolare di Girolamo Campagna e di Teodoro Mazzaferro, cugini di Giuseppe Piromalli cl’45, dove veniva documentata la costante presenza di esponenti apicali della ‘ndrangheta reggina.
In particolare, Girolamo Mazzaferro e Pasquale Guerrisi avrebbero costituito l’interfaccia calabrese di Piromalli Antonio, per conto del quale, in aderenza alle direttive che provenivano dal capoluogo lombardo, curavano il complesso degli affari illeciti della cosca, garantendone la leadership sull’intero mandamento tirrenico. I collegamenti con la propaggine milanese sarebbero stati infatti assicurati da Francesco Cordì e Francesco Sciacca, cognati del Piromalli, anche attraverso un sistema di comunicazioni basato sui cd. pizzini, che il Guerrisi avrebbe avuto il compito di ricevere e instradare ai destinatari finali.
A Girolamo Mazzaferro, indagato quale esponente storico della cosca, sarebbe stato stato affidato il compito di:

  • dirimere i contrasti sorti tra gli affiliati alla cosca e costituire altresì un punto di riferimento per risolvere controversie o problematiche anche in ambito non prettamente criminale;
  • gestire, unitamente al fratello Mazzaferro Teodoro, le operazioni immobiliari e di compravendita di terreni, in molti casi estorti con il ricorso all’intimidazione mafiosa o come contropartita per i prestiti erogati a tasso usurario;
  • prendere decisioni per la conduzione delle attività illecite della cosca, con particolare riferimento al traffico di stupefacenti, pianificando altresì agguati o azioni intimidatorie nei confronti delle compagini criminali che andavano ad interferire sul controllo delle banchine e dei piazzali dello scalo portuale.

In relazione a tale ultimo aspetto, le indagini hanno dato conto dei rapporti contrastati tra i Piromalli e Domenico Stanganelli, già organico alla cosca Molè, per il controllo di alcuni gruppi specializzati nella gestione e fuoriuscita delle partite di cocaina dal porto di Gioia Tauro. Il dissidio aveva fatto registrare due attentati a colpi di arma da fuoco all’indirizzo di Gaetano Tomaselli e Giuseppe Antonio Trimboli, entrambi secondo gli inquirenti contigui alla cosca Piromalli e dipendenti della società MCT di Gioia Tauro, attiva nelle operazioni di transhipment all’interno dello scalo portuale.
In tale contesto, si sarebbe accertato come i vertici dell’organizzazione, tra cui Girolamo Mazzaferro e Francesco Cordì, avessero costituito un gruppo di fuoco, pianificando l’omicidio di Michele Zito, braccio destro di Stanganelli, individuato quale esecutore materiale dell’azione intimidatoria. L’evento, ad ogni modo, è stato scongiurato grazie ad una serie di servizi predisposti sul territorio dalle forze di polizia, camuffate da controlli focus ‘ndrangheta di routine, e per l’intervenuta carcerazione dello stesso Zito.

Le indagini, anche con il contributo dell’Agenzia delle dogane, hanno inoltre messo in luce le infiltrazioni dell’organizzazione criminale in alcuni settori agroalimentari, sia in ambito regionale che nazionale, documentando anche i rapporti transnazionali strumentali allo sviluppo di tali importanti traffici commerciali. Antonio Piromalli, attraverso la società “P.P. Foods srl,”, specializzata nell’operazioni di import-export di prodotti olivicoli ed ortofrutticoli, sarebbe riusicto ad esercitare un controllo rilevante sulla produzione calabrese in tali settori.
Nel comparto oleario, è emerso il prioritario interesse della cosca nell’attività di intermediazione nella vendita dei prodotti di alcune società calabresi, arrivando a controllare di fatto una buona parte della filiera produttiva e commerciale, stabilendo a monte i prezzi di vendita dell’olio, i quantitativi da esportare e le somme da incassare in base al prodotto venduto.
E’ stata inoltre individuata la rete di instradamento degli ingenti quantitativi di tali prodotti negli stati uniti, in relazione alla quale gli accertamenti dell’agenzia delle dogane hanno fatto emergere l’esistenza di condotte illecite in ambito commerciale, fiscale e doganale, con presupposti evidenti di riciclaggio di denaro.
Grazie alla cooperazione con l’FBI, è stata compiutamente delineata la struttura organizzativa estera incaricata della distribuzione, facente capo a Rosario Vizzari, imprenditore residente nel New Jersey, secondo l’accusa organico alla cosca ed a capo di un’articolata holding, costituita da società di stoccaggio e distribuzione merci, una delle quali con una sede operativa in provincia di Milano.
Vizzari, grazie ad una salda rete di contatti tra Boston, Chicago e New York, è risultato in grado di curare l’introduzione di ingenti quantità di prodotti provenienti dalla lavorazione dell’olio di oliva da inserire nel circuito della grande distribuzione collegata alcuni ipermercati americani.
In tale quadro, il collaterale organismo statunitense ha in corso una serie di approfondimenti volti ad individuare le operazioni di riciclaggio di denaro di provenienza illecita e riscontrare i delitti di frode in commercio e contraffazione alimentare.
Altro settore coltivato da Antonio Piromalli, per il tramite di società di riferimento P&P Foods srl, è risultata l’esportazione di prodotti ortofrutticoli verso i mercati del Nord Italia, controllando le aziende Ortopiazzola srl” e la Polignanese srl, (sottoposte a sequestro) inserite nel mercato ortofrutticolo milanese, a cui assicurava, per il tramite del Consorzio Copam di Varapodio, la fornitura dei prodotti, garantendo, con le note tecniche di intimidazione, prezzi di acquisto concorrenziali e il buon esito delle operazioni commerciali.

Sul fronte patrimoniale, le indagini hanno accertato inoltre il reimpiego dei proventi illeciti in società di servizio operanti in Calabria e Basilicata, riconducibili ai presunti affiliati Francesco Cordì e Nicola Rucireta, documentando come la struttura criminale fosse riuscita ad inserirsi, in modo fraudolento, nella gestione dei servizi di pulizia e catering di alcune strutture turistiche riconducibili ad importanti società di settore.
Inoltre, nel campo immobiliare sono stati individuati i prestanome del patrimonio occulto della cosca Piromalli ed è stata verificata la disponibilità in capo all’imprenditore Alessandro Pronestì di numerose società di abbigliamento, collegate ai marchi francesi “Jennyfer” e “Celio”, con punti vendita in alcuni centri commerciali della provincia di Milano e Udine.
Da tale segmento investigativo, è emersa infine la partecipazione del vertice dell’organizzazione al progetto di realizzazione di un importante centro commerciale all’altezza dello svincolo gioiese dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, dove i lavori edili nel loro complesso sarebbero stati affidati a ditte locali.
L’indagine, oltre ad accertare il pervasivo controllo della cosca Piromalli sul tessuto economico e sociale dell’area, con la gestione di ampi settore della produzione agro-alimentare locale, documenta un’inedita operatività criminale transnazionale e costituisce un ulteriore riscontro al primario interesse della cosca nel controllo del porto di Gioia Tauro. Tale inserimento è in grado di garantire, infatti, la gestione delle rotte dei traffici illeciti ed una posizione di forza nei rapporti con le altre consorterie criminali.

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