domenica 22 aprile 2018 08:20
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Operazione Rosarno è nostra 2 conferenza stampa

Operazione Rosarno è nostra 2. Diciassette arresti della Polizia contro il clan Bellocco

 

Rosarno. Operazione Rosarno è nostra, atto secondo. Si è conclusa alle prime ore di stamane un’imponente ed articolata operazione della Polizia di Stato, condotta dalle Squadre Mobili delle Questure di Reggio Calabria e Bologna, che ha interessato Rosarno e la Piana di Gioia Tauro. All’alba di oggi, le Sezioni Criminalità Organizzata delle Squadre Mobili delle Questure di Reggio Calabria e Bologna, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine Polizia di Stato, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere e di contestuale sequestro preventivo di beni mobili ed immobili, attività commerciali individuali e societarie emessa dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, Adriana Trapani, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria (Procuratore della Repubblica Aggiunto Michele Prestipino Giarritta e e Sostituti Procuratori della Repubblica Beatrice Ronchi e Giovanni Musarò), a carico di personaggi indagati, destinatari della misura, tutti ritenuti organici alla potente ed autorevole cosca mafiosa Bellocco egemone nel “locale” di ‘ndrangheta di Rosarno (RC), nella Piana di Gioia Tauro ed accusati a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso e fittizia intestazione di beni.

Questi i nomi dei soggetti colpiti da misura cautelare personale:

  1. Bellocco Carmelo, 54 anni, nato a Rosarno, in atto detenuto presso la casa circondariale di Nuoro;
  2. Bellocco Domenico, 30 anni, nato a Palmi, in atto detenuto presso la casa circondariale di Viterbo;
  3. D’Agostino Maria Teresa, 51 anni, nata a Rosarno, in atto detenuta presso la casa circondariale di Vigevano (PV);
  4. Scordino Antonino, 30 anni, nato a Gioia Tauro e residente a Rosarno;
  5. Bellocco Domenico, 33 anni, nato a a Lucca e residente a Rosarno;
  6. Bellocco Antonio, 30 anni, nato a Palmi e residente a Rosarno, in atto detenuto presso la casa circondariale di Reggio Calabria;
  7. Bellocco Francesco, 21 anni, nato a Cinquefrondi e residente a Rosarno;
  8. D’Agostino Angelo, 28 anni, nato a Polistena e residente a Rosarno;
  9. Zungri Maria Stella, 25 anni, nata a Scilla e residente a Rosarno;
  10. Romeo Alfredo, 37 anni, nato a Vibo Valentia e residente a Rosarno;
  11. Scordino Filippo, 59 anni, nato a Rosarno;
  12. Maiolo Elisabetta, 32 anni, nata a Gioia Tauro e residente a Rosarno;
  13. Amante Luigi, 20 anni, nato a Gioia Tauro e residente a Rosarno;
  14. Spasaro Giuseppe, 55 anni, nato a Nicotera (CZ) e residente a Rosarno;
  15. Barrese Annunziato, 48 anni, nato a Rosarno;
  16. Mirenda Antonella, 23 anni, nata a Cinquefrondi e residente a Rosarno;
  17. Mercuri Alessandro, 28 anni, nato a Polistena e residente a Rosarno.

Di costoro 3 persone sono attivamente ricercate, uno di loro, il 33enne Domenico Bellocco, era già latitante, gli altri due irreperibili sono Francesco Bellocco di 21 anni e il ventenne Luigi Amante.

Nel corpo del provvedimento cautelare, il gip ha anche disposto, nel comprensorio di Rosarno – dato questo di notevole valenza, non solo meramente investigativa – il sequestro preventivo di beni mobili ed immobili, attività commerciali, quote societarie, conti correnti bancari tutti riconducibili alla potente e blasonata cosca mafiosa Bellocco.

In particolare, è stato disposto il sequestro di:

  • due ditte individuali: la Ditta individuale denominata “DAAG di D’Agostino Angelo”, sita in via Stazione n.12 di Rosarno (R.C.) e la Ditta individuale denominata “Spasaro Giuseppe”, sita in via Francesco Petrarca n. 14 di Rosarno (R.C.), entrambe con tutti gli elementi presenti nel patrimonio aziendale (i crediti, gli articoli risultanti dall’inventario, i beni strumentali, la denominazione aziendale, l’avviamento), i conti correnti, nonché tutte le autorizzazioni all’esercizio dell’attività commerciale concesse dalle Autorità competenti;
  • due società di capitali: la Società denominata “Essetre S.r.l.”, sita in via Statale 281 in Rosarno (R.C.), dove ha sede l’omonimo supermercato, e la società denominata “Duea S.r.l.”, sita in Contrada Alimastro SN di Rosarno (R.C.), ove ha sede il Supermercato “Dico” di cui appresso, con tutti gli elementi presenti nel patrimonio aziendale (i crediti, gli articoli risultanti dall’inventario, i beni strumentali, la denominazione aziendale, l’avviamento), le quote societarie, i conti correnti, nonché tutte le autorizzazioni all’esercizio dell’attività commerciale concesse dalle Autorità competenti;
  • due Supermercati di notevoli dimensioni e volume d’affari ubicati a Rosarno: il Supermercato “Dico” della “Romeo Assicura di Romeo Alfredo”, ubicato in Contrada Alimastro SN di Rosarno (R.C.), ed il Supermercato “Essetre S.r.l.”, sita in via Statale 281 di Rosarno (R.C.), con tutti gli elementi presenti nel patrimonio aziendale (i crediti, gli articoli risultanti dall’inventario, i beni strumentali, la denominazione aziendale, l’avviamento), le quote societarie, i conti correnti, nonché tutte le autorizzazioni all’esercizio dell’attività commerciale concesse dalle Autorità competenti;
  • tre eleganti autovetture, una Bmw, un’Audi ed una Fiat;
  • un quadriciclo Minicar Ligier XTor.

LE INDAGINI

L’associazione mafiosa
L’esecuzione della misura cautelare in carcere eseguita all’alba di stamane ed emessa dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria a carico dei 17 rispettivi destinatari – alcuni dei quali già tratti in arresto, tra Calabria ed Emilia Romagna, nel luglio del 2009 – scaturisce dalle investigazioni condotte congiuntamente dalle Sezioni Criminalità Organizzata delle Squadre Mobili delle Questure di Reggio Calabria e Bologna.
Investigazioni avviate nel 2008 con presìdi tecnologici ed attività operative sul territorio, protrattesi, ulteriormente sviluppatasi, tuttora in corso di svolgimento e già parzialmente culminate nel luglio 2009, nell’operazione di polizia “Rosarno è nostra” con l’emissione, da parte della Procura Distrettuale della Repubblica di Reggio Calabria, Direzione Distrettuale Antimafia, di provvedimenti di fermo d’indiziato di delitto a carico degli indagati Bellocco Carmelo cl. 1956, Bellocco Domenico cl. 1977, Bellocco Domenico cl. 1980, Bellocco Umberto cl. 1991, Bellocco Rocco cl. 1952, D’Agostino Maria Teresa e Gallo Rocco Gaetano, per associazione per delinquere di tipo mafioso, con applicazione della misura cautelare della custodia in carcere a carico di tutti gli indagati.
Anche nella circostanza, con l’Operazione “Rosarno è nostra 2” così come nel luglio dello scorso anno con l’Operazione “Rosarno è nostra”, i reati contestati sono, per nove degli indagati attinti da misura cautelare, quelli di associazione per delinquere di tipo mafioso ex art. 416 bis del codice penale.
In particolare, a nove dei diciassette indagati per i quali è stata emessa misura coercitiva, viene contestata l’organicità alla ‘ndrangheta di Rosarno, ed, in particolare, all’associazione mafiosa denominata ‘ndrina Bellocco, che esercita da sempre il potere criminale sul Comune di Rosarno, a sua volta inserita nel territorio della Piana di Gioia Tauro avvalendosi della forza di intimidazione che scaturisce dal vincolo associativo e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà che, da sempre, caratterizzano il citato territorio, attuando un capillare controllo di ogni aspetto della vita, specie pubblica ed economica, affermatasi nel corso del tempo ed avendo come scopo quello:

* di conseguire vantaggi patrimoniali dalle attività economiche che si svolgono nel territorio attraverso o la partecipazione alle stesse, ovvero con la riscossione di somme di denaro a titolo di compendio estorsivo;
* di acquisire direttamente o indirettamente la gestione e/o il controllo di attività economiche nei più svariati settori;
* di affermare il controllo egemonico sul territorio, realizzato anche attraverso accordi con organizzazioni criminose omologhe (‘ndrina Pesce), sopprimendo i soggetti che a quel controllo si contrappongono;
* di commettere delitti contro il patrimonio, contro la vita e l’incolumità individuale e in materia di armi;
* e, comunque, infine, di procurarsi ingiuste utilità.

In particolare, al boss detenuto Carmelo Bellocco, viene contestato il ruolo di direzione dell’associazione, con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni delittuose da compiere, degli obiettivi da perseguire e delle vittime da colpire, impartendo direttive alle quali tutti gli altri associati danno attuazione.

Agli altri indagati arrestati dalla Polizia di Stato vengono, parallelamente, contestata l’organicità alla suddetta ‘ndrina Bellocco con ruoli, collocazione funzionale e compiti diversificati.
Al Bellocco Domenico cl. 80, perché, punto di riferimento del padre Bellocco Carmelo in Calabria, forniva un costante contributo per la vita dell’associazione, in particolare procurando armi, reperendo somme di denaro e gestendo attività commerciali nell’interesse dell’omonima ‘ndrina, pianificando delitti fine – contro la vita e l’incolumità personale e contro il patrimonio – in attuazione delle disposizione impartite da Bellocco Carmelo, più in generale mettendosi a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;
Al Bellocco Francesco cl. 89, perché, altro punto di riferimento del padre Bellocco Carmelo in Calabria, forniva un costante contributo per la vita dell’associazione, in particolare mettendosi a completa disposizione per l’esecuzione di delitti fine – contro la vita e l’incolumità personale e contro il patrimonio – e, più in generale, per gli interessi della cosca, in attuazione delle disposizione impartite da Bellocco Carmelo e cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;
Al Bellocco Domenico cl. 77, perché, altro punto di riferimento dello zio Bellocco Carmelo in Calabria – dal quale aveva ricevuto la legittimazione a rappresentare la cosca Bellocco nei rapporti con omologhe consorterie, in particolare con la ‘ndrina PESCE – forniva un costante contributo per la vita dell’associazione, in particolare procurando armi, reperendo somme di denaro nell’interesse della cosca, pianificando delitti fine -contro la vita e l’incolumità personale e contro il patrimonio- in attuazione delle disposizione impartite da Bellocco Carmelo, più in generale mettendosi a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;
Al Bellocco Antonio cl. 80, perché, principale punto di riferimento del fratello Bellocco Domenico cl. 77, specie nel periodo di detenzione di quest’ultimo, forniva un costante contributo per la vita dell’associazione, recandosi regolarmente ai colloqui con il fratello, aggiornandolo sugli avvenimenti più recenti e ricevendo da questi direttive, da eseguire direttamente e/o da comunicare ai soggetti fuori dal carcere; più in generale mettendosi a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;
Alla D’Agostino Maria Teresa, perché, altro punto di riferimento del marito Bellocco Carmelo in Emilia Romagna, forniva un costante contributo per la vita dell’associazione, in particolare attivandosi per occultare le armi, partecipando alla tenuta della “contabilità” relativa alle illecite attività della cosca, e, più in generale, mettendosi a completa disposizione degli interessi della ‘ndrina, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo.
Allo Scordino Antonio, perché, personaggio di fiducia di Bellocco Domenico cl. 80 e Bellocco Carmelo cl. 56, era costantemente a disposizione degli interessi della consorteria per ogni investimento in cui i Bellocco non intendessero comparire, permettendo in tal modo alla ‘ndrina di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniale.

L’intestazione fittizia di beni
Alla contestazione associativa si è aggiunta – ed è questo il significativo elemento di novità – quella di intestazione fittizia di beni ex artt. 110 cod. pen. e 12 quinquies Legge n. 356 del 1992, 7 L. n. 203 del 1991, accertata, a carico di alcuni degli affiliati, al fine di agevolare l’egemonia e le attività illecite poste in essere dalla citata ‘ndrina Bellocco di Rosarno (R.C.).
In particolare, gli indagati Bellocco Carmelo, Bellocco Domenico cl. 1980, Bellocco Francesco, Scordino Antonino, Scordino Filippo e Maiolo Elisabetta, al fine di eludere le disposizioni di Legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, Bellocco Carmelo e i figli Domenico e Francesco, per il tramite e con il contributo causale e consapevole di Scordino Antonino, attribuivano fittiziamente a Scordino Filippo e Maiolo Elisabetta, che accettavano, la titolarità formale del supermercato denominato “Essetre S.r.l.” con sede in Rosarno (R.C.) via Statale 281, essendone, in realtà, Bellocco Carmelo ed il figlio Domenico, soci occulti.
Gli indagati Bellocco Carmelo, Bellocco Domenico cl. 1980 e D’Agostino Angelo al fine di eludere le disposizioni di Legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, Bellocco Carmelo e il figlio Domenico, attribuivano fittiziamente a D’Agostino Angelo, che accettava, la titolarità formale dell’impresa individuale denominata Daag di D’Agostino Angelo con sede in Rosarno (R.C.) via Stazione 12, essendone, in realtà, Bellocco Domenico, il titolare occulto.
Gli indagati Bellocco Domenico cl. 1977, Bellocco Antonio cl. 1980, Romeo Alfredo e Zungri Maria Stella al fine di eludere le disposizioni di Legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, Bellocco Domenico cl. 1977 e Bellocco Antonio cl. 1980 attribuivano fittiziamente la titolarità formale delle quote sociali della “S.r.l. Duea”, avente sede presso il medesimo indirizzo del discount denominato “Dico”, a Zungri Maria Stella ed a Romeo Alfredo (quest’ultimo, altresì, amministratore unico della predetta società e titolare della Ditta Individuale “Romeo Assicura di Romeo Alfredo”, ragione sociale con cui viene esercitata l’attività imprenditoriale), che accettavano; essendone, in realtà, Bellocco Domenico e Bellocco Antonio soci occulti.
Gli indagati Bellocco Francesco cl. 1989, Amante Luigi e Spasaro Giuseppe al fine di eludere le disposizioni di Legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, Bellocco Francesco, per il tramite e con il contributo causale e consapevole di Amante Luigi, attribuiva fittiziamente a Spasaro Giuseppe, che accettava, la titolarità formale dell’impresa individuale denominata “Spasaro Giuseppe”, con sede legale in Rosarno (R.C.), in via Francesco Petrarca n. 14, essendone, in realtà, Bellocco Francesco socio occulto.
Gli indagati Bellocco Carmelo, D’Agostino Maria Teresa perché, al fine di eludere le disposizioni di Legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, Bellocco Carmelo e la moglie D’Agostino Maria Teresa, attribuivano fittiziamente a Larosa Maria Rosaria (rispettivamente suocera e madre), che accettava, la titolarità formale di un’autovettura Fiat Bravo, essendone, in realtà, i coniugi Bellocco, i proprietari occulti.
Gli indagati Bellocco Domenico cl. 1980 e Mirenda Antonella, al fine di eludere le disposizioni di Legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, Bellocco Domenico attribuiva fittiziamente a Mirenda Antonella (moglie), che accettava, la titolarità formale di un’ Audi A4 2.0. essendone, in realtà, Bellocco Domenico, il proprietario occulto.
Gli indagati Bellocco Carmelo e Barrese Annunziato, al fine di eludere le disposizioni di Legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, Bellocco Carmelo attribuiva fittiziamente a Barrese Annunziato, che accettava, la titolarità formale di un quadriciclo Minicar Ligier XTor essendone, in realtà, Bellocco Carmelo, il proprietario occulto.
Gli indagati Bellocco Francesco e Barrese Annunziato al fine di eludere le disposizioni di Legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, Bellocco Francesco attribuiva fittiziamente a Barrese Annunziato, che accettava, la titolarità formale della potente e costosa autovettura Audi TT essendone, in realtà, Bellocco Francesco, il proprietario occulto.
Gli indagati Bellocco Francesco e Mercuri Alessandro, al fine di eludere le disposizioni di Legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, Bellocco Francesco attribuiva fittiziamente a Mercuri Alessandro, che accettava, la titolarità formale dell’altrettanto lussuosa e costosa autovettura BMW 335i coupè essendone, in realtà, Bellocco Francesco, il proprietario occulto.

La soddisfazione degli inquirenti
I risultati dell’operazione Rosarno è nostra 2 sono stati illustrati questa mattina, nella sala “Nicola Calipari” della Questura di Reggio Calabria, dal Questore Carmelo Casabona, alla presenza del Procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone e del suo aggiunto Michele Prestipino, e alla presenza degli investigatori che hanno chiuso il cerchio attorno al clan Bellocco, il capo della Squadra Mobile di Reggio Calabria, Renato Cortese, il suo vice, a capo della Sezione Criminalità Organizzata, il vice questore aggiunto Diego Trotta, e il vice dirigente della Squadra Mobile di Bologna, il dott. Lorenzo Bucossi.
«Ci rivediamo – ha affermato il Questore Casabona – dopo due giorni di problematiche abbastanza impportanti, quelle di Rosarno, ed oggi siamo di nuovo su Rosarno per un’operazione che riguarda Bellocco, una delle due organizzazioni più in vista di quel territorio. Tra gli arrestati ce n’è uno già arrestato per i problemi di ordine pubblico di Rosarno, (Antonio Bellocco nda) ma l’operazione – ha chiarito – non ha nulla a che vedere con i fatti di Rosarno. L’operazione riguarda il prosieguo dell’attività investigativa iniziata l’anno scorso e che comunque ricade in un momento adeguato, l’arresto di questi soggetti è importante perché abbiamo tolto dalla circolazione persone pericolose».
Il Procuratore Giuseppe Pignatone ha sottolineato due aspetti dell’indagine, l’ottima collaborazione con la Procura di Bologna «nel quadro di quella collaborazione tra uffici giudiziari e uffici di polizia che è di importanza strategica per contrastare un feonomeno come la ‘ndrangheta, presente non solo in Calabria ma in tutto il mondo» e la circostanza che l’operazione si è conclusa con l’emissione non solo di misure cautelari personali, ma anche di natura patrimoniale «anche questo è il segno dell’aggressione ai patrimoni, con la possibilità che offre di riciclare denari di provenienza illecita, anche se in questo caso non vi è contestazione di questo tipo».
Il Procuratore aggiunto Michele Prestipino, dopo avere ringraziato per la collaborazione il personale delle due squadre mobili di Reggio e Bologna, si è soffermato sulla ‘ndrina Bellocco, definendola “uno dei gruppi più agguerriti che opera in provincia di Reggio Calabria e con una capacità di espansione in Emilia Romagna, e precisamente a Bologna e Granarolo».
L’operazione è il secondo atto dell’indagine che già nell’estate scorsa era sfociata nell’emissione di sei fermi, poi convalidati dal giudice competente. «La prima parte dell’indagine – ha ricordato Prestipino – aveva messo in evidenza la pericolosità della cosca e la disponibilità di armi, la sua odierna prosecuzione ha approfondito il versante delle attvità economiche, che venivano gestite nella piazza di Rosarno con il metodo mafioso».

“Quel terreno interessa ai Bellocco”
Un interesse per il business che è stato cristallizzato dalle indagini in un episodio paradigmatico. Nel corso delle intercettazioni è stata captata una conversazione tra Carmelo Bellocco e i suoi familiari, in cui dava ordine al figlio di contattare una persona per la vendita di un terreno e gli diceva che si doveva presentare al proprietario del terreno spiegando che da tempo c’erano rapporti di rispetto tra lui e suo padre, e non doveva vendere perché quel terreno interessava a Carmelo Bellocco, e se avessee esitato doveva dirgli che Bellocco avrebbe ammazzato lui e sua famiglia, e con ironia, aggiungeva al figlio di riferire al proprietario che “ambasciator non porta pena”.

“Chi sono i Bellocco? Basta andare su internet!”

In un’altra conversazione, ha rivelato Prestipino, i Bellocco si pongono il problema della valenza criminale del loro nome, della cosca, e in un episodio singolare (quando gli fu chiesto conto di un omicidio) si chiedono “ma questi non lo sanno chi sono i Bellocco? Basta andare su internet e cliccare Bellocco di Rosarno”.

Rosarno è dello Stato
«Un’operazione, quella odierna, che serve a ribadire che Rosarno non è della famiglia Bellocco, ma dello Stato italiano». Così il capo della squadra mobile di Reggio Calabria, Renato Cortese, che ha sottolineato la cospicua attività di sequestro di beni: «Un chiaro segnale sul territorio, con l’apprensione fisica di questi beni tolti allo strapotere mafioso e portati allo Stato».

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