venerdì 20 aprile 2018 22:14
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Palermo. Mafia: sequestrati beni per 6 milioni a imprenditore affiliato a famiglia Carini

Palermo. I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Palermo, nell’ambito di un attività d’indagine finalizzata all’individuazione delle disponibilità economico-imprenditoriali riconducibili ad appartenenti all’organizzazione mafiosa denominata “Cosa Nostra”, hanno sottoposto a sequestro un ingente patrimonio ammontante a circa 6 milioni di euro, illecitamente accumulato da Francesco Ferranti, imprenditore di 62 anni nato a Carini, ritenuto affiliato alla locale famiglia mafiosa. L’imprenditore era stato arrestato in un blitz scattato all’alba dell’1 dicembre 2007, al termine di un’indagine antimafia condotta dai Carabinieri del Nucleo Investivo del Comando Provinciale di Palermo e del Raggruppamento Operativo Speciale, relativa alle dinamiche interne al Mandamento di “San Lorenzo – Tommaso Natale”, a capo del quale vi era il boss Salvatore Lo Piccolo, riconosciuto storicamente come uno dei più potenti all’interno di “Cosa Nostra” tanto da estendere la propria influenza criminale anche sulle famiglie mafiose della zona occidentale della provincia tra cui Cinisi e Carini. In quell’occasione erano finiti in manette anche Gaspare Di Maggio, di 49 anni nato a Cinisi, reggente della locale famiglia mafiosa, Calogero Giovanbattista Passalaqua, di 79 anni nato a Carini, ritenuto elemento di spicco della locale famiglia mafiosa, Paolino Dalfone, di 61 anni nato a Palermo, ritenuto affiliato alla famiglia di Carini.
L’accusa era di: associazione mafiosa finalizzata alla commissione di omicidi, narcotraffico, estorsioni, controllo di appalti e forniture per opere pubbliche e impiego di denaro, beni o utilità d’illecita provenienza, nelle società dove lo stesso era apparente socio unico e amministratore, e per aver garantito la latitanza di Calogero Passalaqua, per aver promesso ed apprestato mezzi per offrire medesimo ausilio a Gaspare di Maggio, reggente della famiglia mafiosa di Cinisi, in caso di latitanza, ed infine per aver inviato comunicazioni scritte all’allora latitante Salvatore Lo Piccolo allo scopo di ottenere da quest’ultimo protezione ed appoggio nell’ambito delle proprie attività imprenditoriali e nell’assegnazione di appalti, per aver progettato un atto intimidatorio, non potuto realizzare per la mancata autorizzazione del Lo Piccolo.
I Carabinieri del Nucleo Investigativo da quel momento sono stati impegnati in una complessa e minuziosa attività investigativa, attraverso una vasta serie di accertamenti economico-patrimoniali sul conto del Ferranti, al fine di individuare i beni ottenuti grazie al reimpiego di denaro di illecita provenienza da parte di “Cosa Nostra”. La Sezione Misure di Prevenzione presso il Tribunale di Palermo, concordando con le risultanze investigative prodotte dai Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, ha riconosciuto Francesco Ferranti imprenditore mafioso e socio di fatto di personaggi di spicco dell’associazione mafiosa come: Calogero Giovan Battista Passalaqua e il figlio Giuseppe, entrambi appartenenti alla famiglia di Carini, disponendo nei suoi confronti il sequestro dei beni di seguito elencati:

  1. Impresa individuale “Ferranti Francesco”, operante settore agricolo e colture olivicole, con relativo complesso beni aziendali, con sede a Carini;
  2. Quota pari al 50% della società “Opus Immobiliare S.R.L.” operante nel settore immobiliare ed edile, con sede a Carini;
  3. Società edile “Torre S.R.L.”, con relativo complesso beni aziendali, con sede a Carini;
  4. Società edile “Ferranti Costruzioni S.R.L. Unipersonale”, con relativo complesso beni aziendali, con sede a Foligno (Pg);
  5. 2 ville site in Carini;
  6. ½ di una abitazione di tipo popolare, siti a Carini;
  7. 14 appezzamenti di terreno, siti a Carini;
  8. Multiproprietà sita in Vedelago (Tv);
  9. 4 rapporti bancari.
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