venerdì 27 aprile 2018 04:35
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Processo Reset 2006. Cinquantuno anni di carcere inflitti al clan degli zingari

Reggio Calabria. Undici condanne e un’assoluzione: questo è il bilancio del processo di primo grado nato dall’operazione denominata “Reset 2006” condotta dai Carabinieri del comando provinciale reggino e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia contro alcuni soggetti accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata a furti, ricettazione, estorsioni ed al traffico illecito di sostanze stupefacenti.. La prima sezione del Tribunale, composta da Adriana Costabile, presidente, e Caterina Catalano e Massimo Minniti giudici, ha inflitto in totale più di mezzo secolo di carcere. Nello specifico sono stati condannati Enzo Bevilacqua,12 anni 8 mesi di reclusione e il pagamento di 2 mila e 600 euro multa, Massimiliano Romeo a 7 anni di carcere e 28 mila euro di multa, Ignazio Vita, Santo Paviglianiti e Antonina Idotta ciascuno a 6 anni e 3 mesi di reclusione e al pagamento di 27 mila euro di multa. Inoltre, il Tribunale ha condannato Giuseppe Laganà a 3 anni di carcere, Ettore Eugenio Bonocore a 1 anno 6 mesi di carcere, più il pagamento di un multa di 3 mila euro, Demetrio Franco a 4 anni 8 mesi di reclusione e 23mila euro multa, Ihor Dereyko a 4 anni 2 mesi e 22mila euro. Per Ihor Dereyko inoltre, è stata disposta l’espulsione dal territorio italiano.
Condannati anche Caterina Ierardo a 1 anno di carcere e 900 euro di multa, Natale Tripodi a 1 anno e 4 mesi di reclusione e 600 euro di multa, e Giovanni Laganà a un anno e 8 mesi di carcere; per questi ultimi 3, il Tribunale ha sospeso però la pena e la non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale. Assolto da ogni accusa Alessandro Amato. Per i soggetti già in stato detentivo, il Tribunale ha disposto la sospensione dei termini di custodia cautelare e si è riservato di deporre le motivazioni della sentenza entro 90 giorni, così come dispone la legge.
Alleggerite parzialmente le richieste di condanna formulate dalla pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Giovanni Musarò. Coinvolti nell’operazione “Reset 2006” anche altre 3 persone che hanno però deciso di definire la propria posizione attraverso la celebrazione del processo con il rito abbreviato, si tratta di Cosimo Bevilacqua, Leonardo Marino e Salvatore Pangallo. L’operazione “Reset 2006” scattò l’otto luglio del 2009 e ha visto quindi, gli inquirenti smantellare una rete di spacciatori, alcuni di essi sono soggetti di etnia rom stanziati nel campo nomade di Melito Porto Salvo. Il provvedimento restrittivo era arrivato a conclusione di lunghe e laboriose indagini condotte dai militari della Compagnia di Melito Porto Salvo, diretta dal capitano Onofrio Panebianco. Il quel periodo gli investigatori stavano monitorando una serie di furti di automobili, che vedeva inoltre l’espandersi del cosiddetto “cavallo di ritorno”, e i movimenti di alcuni spacciatori. Un’indagine certosina che ha permesso, tra l’altro, di “bonificare” non solo il territorio di Melito Porto Salvo ma anche altri centri del litorale jonico reggino da fenomeni delinquenziali che da tempo assoggettavano l’intera comunità locale.

Angela Panzera

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