venerdì 20 aprile 2018 22:18
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Carabinieri

Bronte. Operazione Gatto Selvaggio: nomi e foto dei 18 arrestati

Bronte (Catania). Le numerose indagini di Polizia Giudiziaria condotte nel tempo, dirette e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Catania, diretta dal Procuratore Enzo D’Agata, i numerosi procedimenti penali, alcuni dei quali già passati in giudicato o pendenti nei vari gradi di giudizio, hanno ormai conclamato storicamente l’esistenza nel Comune di Bronte, di due gruppi mafiosi, il primo facente capo al pregiudicato Francesco Montagno Bozzone, inteso “Ciccio”, ed il secondo capitanato dal pregiudicato Salvatore Catania, inteso “Turi”.
Le indagini eseguite nel corso dell’attività che ha determinato l’emissione delle misure cautelari condotte da parte della Compagnia Carabinieri di Randazzo, hanno illustrato con dati probanti raccolti per mezzo di intercettazione telefoniche, ambientali, servizi di osservazione controllo e pedinamento, posti in essere dal Comando Carabinieri l’attualità e la virulenza dei due gruppi mafiosi che si sono fronteggiati nel Comune di Bronte, al fine di ottenere la supremazia negli affari illeciti, quali le estorsioni ed il traffico di stupefacenti.
Teatro principale delle indagini è stato il Comune di Bronte, sebbene le stesse siano state estese – incidentalmente – anche al territorio di altri Comuni, alcuni insistenti anche nel nord Italia, a causa dello spostamento di taluni affiliati in paesi della Toscana e della Lombardia per approvvigionarsi di sostanza stupefacente da immettere nel mercato della suddetta cittadina etnea.
Numerose operazioni di Polizia hanno consentito, nel tempo, di scompaginare le due formazioni criminali: per ultima l’operazione “Trash”, sempre posta in essere dai Carabinieri, che ha portato in carcere numerosi componenti nel gruppo mafioso facente capo a Francesco Montagno Bozzone, tutti accusati del reato di associazione mafiosa ed altro.
E’ evidente che la situazione di attrito doveva obbligatoriamente sfociare in atti violenti che si sono concretizzati nel tentato omicidio in danno di Francesco Montagno Bozzone e, di rimando, in quello patito da Gabriele Bellitto Grillo, inevitabilmente legati da un unico filo conduttore, anche se scaturiti in circostanze diverse.
Con la cosca di Salvatore Catania si sono anche schierati gli appartenenti della famiglia Reale/Gullotti, che è stata in contrapposizione al gruppo facente capo a Francesco Montagno Bozzone.
In data 22.2.2007, ignoti attentavano per la terza volta alle vita di Francesco Montagno Bozzone, il quale era appena uscito dal carcere. L’episodio delittuoso fu inquadrato nell’ottica della strategia adottata dalla famiglia Reale/Gullotti che mirava a vendicare la morte di un loro caro ed acquisire contemporaneamente la valenza mafiosa per tentare il “salto di qualità“, distaccandosi e tentando di formare un gruppo a se stante. E difatti, nel corso delle indagini condotte nell’odierno procedimento penale, emersero stretti rapporti tra i componenti della famiglia Reale (ed in prima persona di Claudio Reale) con elementi di primo piano della famiglia catanese dei “Santapaola/Ercolano” nella persona di Roberto Boncaldo, elemento di rilievo della famiglia mafiosa catanese. Colloqui per altro sfociati nel summit mafioso del 11.8.2007, richiesto proprio da Claudio Reale, per discutere di “cose importanti “ ed interrotto da personale dell’Arma che ha arrestato Roberto Boncaldo (all’epoca latitante) ed altri suoi 8 fiancheggiatori.
In considerazione del clima di scontro aperto venutosi a creare, ed anche al fine di mettere in atto le intenzioni di vendetta più volte palesate, le varie componenti del clan Catania si preparavano ad affrontare una eventuale guerra di mafia approvvigionandosi dei materiali e dei mezzi necessari a sostenerla. Infatti, mentre le operazioni di osservazione controllo e pedinamento permettevano il rinvenimento e sequestro di numerose armi nella disponibilità accertata di elementi della cosca, le operazioni di intercettazioni permettevano di assumere come gli elementi stessi si stessero approvvigionando auto, moto, necessari al compimento delle azioni criminose progettate.
(Si citano: l’episodio del 17.3.2007 – sequestro di un fucile da caccia e munizioni nella disponibilità di Andrea Gullotti e Gaetano Longhitano; l’episodio del 24.1.2008, riferito al rinvenimento di un motociclo oggetto di furto ed individuabile in quello per cui elementi della cosca progettavano di compiere un agguato, così come indicato nelle conversazioni intercettate tra Andrea Gullotti ed i suoi correi; e quello del 25.08.2007, circa il rinvenimento in luogo nella disponibilità di un associato, Emanuele Bonfiglio, di due fucili semiautomatici cal. 20 e cal. 12 di provenienza furtiva, un fucile a doppietta con canne e calcio mozzato e con matricola abrasa, con diverso munizionamento; 4 passamontagna; guanti in lattice ed un giubbotto con strisce orizzontali rifrangenti del tipo utilizzato dalla “polizia Municipale”, nonché targhe di autovettura risultante oggetto di furto).
Tra le finalità dell’organizzazione vi era anche l’intento di acquisire in modo diretto ed indiretto la gestione ed il controllo di attività economiche con conseguire ingiusti profitti e vantaggi, e tra queste anche le estorsioni. (A tal riguardo si citano: a) episodi derivanti dal contesto di intercettazioni ambientali nel corso delle quali si intercettavano conversazioni avvenute direttamente tra Salvatore Catania ed il cognato Sebastiano Russo inteso “Nuccio”, riguardo ad estorsioni compiute in danno di commercianti del Brontese, nonché dei metodi di spartizione dei proventi di tali azioni, in cui rientrano elementi di altre cosche criminali; l’episodio che ha attualizzato la contiguità e l’operatività dell’organizzazione criminale medesima, è riferito alla tentata estorsione in pregiudizio di una sala giochi del Brontese, perdurata dal giugno al novembre 2010).

L’attività ha permesso anche di definire l’esistenza di una struttura associativa, finalizzata al traffico ed allo spaccio di stupefacenti, che emergeva parallelamente dalle attività di indagini intraprese a convalidare l’esistenza di un sodalizio mafioso, capeggiato da Salvatore Catania. Le molteplici attività intraprese per acquisire elementi a sostegno di tale ipotesi, permettevano di definire che le attività principali in seno alle attività illecite connesse agli stupefacenti erano state demandate in pieno da Salvatore Catania a Emanuele Bonfiglio, ponendo in rilievo la volontà dello stesso Salvatore Catania di estraniarsi dai compiti che attengono gli stupefacenti, delegando in tale attività proprio Emanuele Bonfiglio. Le attività investigative supportate da intercettazioni e riscontri, permettevano di comprovare un rilevante traffico di sostanze stupefacenti approvvigionate attraverso propri intermediari, che curavano i contatti con fornitori dislocati nelle aree dell’hinterland fiorentino (Benedetto Fazio dimorante in Greve in Chianti [FI]), e nel suburbio meneghino (Nunzio Galvagno dimorante in Vizzolo Predabissi [MI]). La sostanza stupefacente così acquistata attraverso taluni associati, occultata all’interno di auto compiacenti o prese a noleggio, (si cita l’episodio del 25 agosto 2007, nel corso del quale si procedeva al rinvenimento di circa 270 grammi di cocaina, le cui operazioni di occultamento avvenivano all’interno di una officina dell’hinterland milanese attraverso la complicità di persona esperta “Luca Lo Foco”: la sostanza, in quell’occasione era stata posizionata all’interno del serbatoio di un’autovettura presa a noleggio. L’operazione consentiva in seguito l’arresto in flagranza di due affiliati: Giuseppe Uccellatore e Fabio Vicario.
Le indagini sono state dirette dai Sostituti Procuratori della Direzione Distrettuale Antimafia etnea, Antonino Fanfara e Iole Boscarino, coordinati dal Procuratore Aggiunto Carmelo Zuccaro.
Le ordinanze di custodia cautelare, eseguite questa notte dai militari della Compagnia di Randazzo, sono state emesse dal Giudice delle Indagini Preliminari, Luigi Barone, nei confronti delle seguenti persone:

Soggetti interessati dalla misura cautelare in carcere:

1. Gabriele Bellitto Grillo, nato a Bronte il giorno 1.10.1966;
2. Emanuele Bonfiglio, inteso “u Malvagnotu”, nato a Bronte il 4.6.1981;
3. Giovanni Capace, nato a Catania il 31.3.1990, residente a Bronte;
4. Benedetto Fazio, nato a Catania il 31.10.1963, domiciliato a Bronte;
5. Irene Lanzafame, nata a Bronte il 6.7.1962, domiciliata in Pesaro;
6. Giuseppe Longhitano, inteso “Pippo Sasizza”, nato a Catania il 22.1.1971, domiciliato in Paternò;
7. Eduardo Pappalardo, nato a Bronte il 6.6.1988, ivi residente;
8. Antonino Prisco. nato a Bronte il 22.4.1990, ivi residente;
9. Claudio Reale, nato a Bronte il giorno 15.6.1971, ivi residente;
10. Antonino Russo, inteso “Nino Kennedy”, nato a Bronte il 6.6.1988, ivi residente;
11. Sebastiano Russo, inteso “Nuccio” nato a Bronte il 22.1.1963, ivi residente;
12. Vincenzo Sciacca, nato a Catania il 17.6.1962, residente a Bronte;
13. Antonino Triscari, nato a Bronte il giorno 3.9.1978, ivi residente;
14. Giuseppe Uccellatore, inteso “Peppe”, nato a Werdohl (Germania) il 23.3.1984, residente a Bronte;
15. Fabio Vicario, inteso “facci di puma” nato a Colonia (Germania) ìl23.5.1987, residente a Bronte.

Soggetti interessati dalla misura cautelare degli arresti domiciliari:

16. Nunzio Galvagno, nato a Bronte il 08.04.1984, residente a Vizzolo Predabissi (MI);
17. Davide Gambino nato a Plettemberg (Germania) il 26.1.1987 residente in Bronte;
18. Luca Lo Foco nato a Milano il 06.10.1967, residente in San Giuliano Milanese.

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