giovedì 26 aprile 2018 11:41
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Lamezia: sequestrato dai carabinieri il campo rom

Lamezia Terme (Catanzaro). I carabinieri della Compagnia di Lamezia Terme, supportati dai militari del Nucleo Operativo Ecologico e del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Catanzaro, nonché da personale della Polizia Municipale di Lamezia Terme, stanno dando esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme dell’area su cui insiste l’intero campo rom in località Scordovillo di Lamezia Terme. Per i circa 800 occupanti è stato ipotizzato il concorso nei reati di invasione di terreni e di edifici pubblici, nonché abusivismo edilizio. Il campo, completamente mancante dei minimi requisiti igienico-sanitari e vera e propria  discarica a cielo aperto a ridosso dell’ospedale cittadino, dovrà essere sgomberato entro 30 giorni dalla convalida del provvedimento di sequestro. La misura giudiziaria è stata emessa a seguito delle indagini delegate dal procuratore capo di Lamezia Terme ai militari della Compagnia carabinieri finalizzate a ricostruire la vicenda storico-giuridica dell’insediamento. Nel corso delle investigazioni, recita il provvedimento, i carabinieri hanno accertato che i cittadini residenti nell’accampamento, nonostante molti di loro non siano gli originari assegnatari dei moduli abitativi realizzati nel 2003 in via provvisoria dalla Pubblica Amministrazione a beneficio della popolazione rom e non siano legati da rapporti di parentela con gli originari assegnatari, si sono comportati quali proprietari esclusivi dell’area conosciuta come campo nomadi di contrada “Scordovillo”, con diritto di escludere l’accesso agli altri (compresi gli appartenenti alle forze di polizia nell’esercizio delle loro funzioni). Inoltre, con le loro ordinarie condotte quotidiane di vita domestica ed assecondando il loro costume di vivere in modo indisturbato in violazione costante di elementari regole del vivere civile, hanno provocato una radicale trasformazione del territorio, dal giorno dopo la bonifica (2003) e l’assegnazione dei nuovi moduli abitativi realizzati con denari pubblici.  Hanno utilizzato in via esclusiva, come se ne fossero proprietari, l’area del campo rom, vigilando assiduamente sullo stesso e sui suoi confini, al fine di impedirne l’accesso alle persone  non gradite. Il territorio da loro abitato è così diventato teatro di reati di ogni sorta (reati ambientali realizzati attraverso l’abbandono e lo smaltimento di rifiuti speciali e non, pericolosi e non – carcasse di autoveicoli, materiali di risulta, pneumatici, elettrodomestici etc.; reati di occupazione, mediante costruzioni edilizie abusive di spazi pubblici annessi ai moduli abitativi originari; furti costanti di energia elettrica mediante allacci abusivi alla rete ENEL con cavi volanti destinati a fornire la corrente elettrica per gli usi domestici) e luogo di ricovero e nascondimento o smercio o reimpiego dei proventi dei delitti commessi all’esterno del campo (dalle rapine, ai furti, alle estorsioni praticate anche nella forma del cosiddetto “cavallo di ritorno”, quale mezzo per la restituzione dei veicoli rubati e trafugati all’interno del campo).  L’autorità giudiziaria ha motivato il provvedimento del sequestro basandosi sul fatto che la situazione emersa dalle indagini rappresenta un’autentica emergenza umanitaria ed ambientale, da affrontare unicamente con lo sgombero immediato e la bonifica dell’area interessata dal campo rom, non essendo ipotizzabili strumenti alternativi in considerazione della resistenza della popolazione  rom ad integrarsi mediante l’occupazione in attività lecite ed in considerazione del fatto che il loro allontanamento dalla società civile è destinato a crescere in misura proporzionale alla crescita prevedibile della popolazione del campo e del correlato aumento dell’elusione massiccia dell’obbligo scolastico. La scuola, che potrebbe rappresentare la via maestra per l’integrazione, non fa il suo ingresso nel mondo rom ed il campo rom, di converso, diventa ancor più la palestra per l’addestramento al crimine delle nuove generazioni. A dimostrazione di questo fattore vi sono le decine di denunce in stato di libertà che ogni anno  i carabinieri hanno fatto scattare nei confronti di esercenti la patria potestà per l’inosservanza degli obblighi dell’istruzione obbligatoria. I finanziamenti periodici per le bonifiche e/o le ristrutturazioni del campo, motiva il provvedimento, si sono rivelati inefficaci quanto alla soluzione definitiva della questione rom, intesa nel suo significato complesso di fenomeno criminale ed umanitario. L’accampamento rappresenta in sintesi la fonte principale del fenomeno criminale legato al mondo rom perché alimenta e perpetua abitudini e costumi criminali e perché favorisce l’incuria del territorio fino all’estremo del suo degrado a discarica all’interno della quale tutto è consentito e lecito a dispetto delle più elementari regole del vivere civile. Nel campo  si accumulano rifiuti di ogni sorta, dalle carcasse di autovetture ai residui della vita domestica, si ingolfa la rete fognaria fino a farla tracimare in pregiudizio anche dell’ospedale civile confinante, si collegano gli impianti elettrici dei singoli moduli abitativi e degli annessi fabbricati abusivi per mezzo di fili volanti con cui sistematicamente si realizza sottrazione di energia elettrica all’Enel avendo la popolazione rom,  di fatto, interrotto gli allacci legali inizialmente realizzati. Tale situazione criminale, che genera un inarrestabile degrado del territorio ed una situazione di costante rischio d’incendio, è fonte di pericolo per l’incolumità degli stessi ROM. Il campo ROM si allontana dalla civiltà sempre di più, aumenta i pericoli per l’incolumità della sua popolazione, accentua le tensioni sociali con l’esterno per gli inevitabili inconvenienti generati ai danni della comunità esterna dai fenomeni criminali da loro originati. Tale tendenza, che rappresenta la sommatoria di tutte le gravissime conseguenze generate dall’occupazione di un territorio invalicabile ed inaccessibile, spesso, perfino alla polizia giudiziaria, continua il provvedimento, può essere contrastata soltanto con il sequestro da eseguirsi con la modalità dello sgombero dell’area. P

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