domenica 22 aprile 2018 02:26
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Gioia Tauro. La Capitaneria di Porto sequestra 50 kg di prodotti ittici

Gioia Tauro (Reggio Calabria). Continua incessante l’attività di controllo sulla filiera ittica, da parte dei militari della Guardia costiera di Gioia Tauro che, accompagnati dal dirigente locale del servizio veterinario, nella mattinata odierna hanno effettuato un’ispezione presso una pescheria sita nel comune di Gioia Tauro. Dal controllo è emerso che i locali della pescheria erano privi dei requisiti minimi igienico sanitari necessari per una corretta conservazione del pesce; oltre questo si riscontrava la mancanza del ghiaccio per il mantenimento dei prodotti ittici alla dovuta ed ottimale temperatura prevista dalla vigente normativa. A questo si aggiungeva la presenza di numerose mosche ed api, causata dalla mancanza di ogni tipologia di protezione dei prodotti esposti. Si procedeva, dunque, all’immediato sequestro dei prodotti ittici, che si trovavano in condizioni tali da non garantire gli aspetti previsti dalle norme igieniche. Dopo la conferma dello stato di cattiva conservazione e di non idoneità alla commercializzazione veniva disposta, ad opera del Magistrato di turno, l’immediata distruzione. Complessivamente sono stati sequestrati un totale di Kg 53 di pesce, tra tonno alalonga, spatole, triglie, sarde e orate. Queste continue operazioni ispettive fanno parte di una serie di iniziative che la Guardia Costiera di Gioia Tauro svolge principalmente per tutelare i cittadini quali consumatori finali dei prodotti ittici e, in tale contesto, ha inoltre fornito utili informazioni per garantire gli stessi consumatori dalle cosiddette “frodi alimentari”.

PER UNA CORRETTA INFORMAZIONE AI CONSUMATORI DI PRODOTTI ITTICI.

Durante la stagione estiva la vendita ed il consumo di prodotti ittici aumenta notevolmente poiché vi è maggiore possibilità, grazie alle favorevoli condizioni del tempo e del mare, di praticare l’attività di pesca. In tale ottica, la Capitaneria di porto Guardia Costiera di Gioia Tauro ritiene fornire alcune utili indicazioni sul consumo dei prodotti della pesca a garanzia degli stessi consumatori. I controlli sulla filiera ittica, demandati istituzionalmente al corpo delle capitanerie di porto, hanno notevolmente ampliato il loro campo di azione, raggiungendo un grado di attenzione che va ben oltre il semplice controllo operato sino a qualche tempo fa. La maggior parte delle verifiche venivano precedentemente effettuate in mare, con l’obiettivo principale di assicurare l’utilizzo di attrezzature da pesca lecite, contrastare la pesca in zone vietate, verificare le taglie e le specie vietate. Oggi, grazie anche agli interventi comunitari legati alla tutela delle risorse provenienti dall’attività di pesca, specialmente nel mar mediterraneo, in funzione anche dell’aumento della domanda di prodotti ittici da parte dei consumatori, che ha comportato una massiccia importazione da paesi non comunitari, tale attività di controllo si è prevalentemente orientata verso la parte terminale dell’intera filiera, con il principale scopo di garantire il consumatore finale. In tale contesto, i controlli sono proiettati prevalentemente alla verifica della salubrità del prodotto commercializzato, nonché all’accertamento di frodi cui i consumatori sono inconsapevolmente sottoposti. Basti pensare, semplicemente, ai molti prodotti che vengono venduti come “fresco” mentre risultano “decongelati”, oppure alle cosiddette “specie sosia” che, seppur commerciabili, vengono vendute per “specie nobili” ad un prezzo allettante e conveniente nonostante il minor valore commerciale ed, alle volte, anche qualitativo. Al fine di poter scongiurare tale attività’ fraudolente, i controlli mirano alla verifica della corretta etichettatura, della zona di pesca, al riscontro del nome scientifico (esclusivamente in latino), in modo tale che il consumatore abbia la possibilista’ di sapere cosa effettivamente stia acquistando. Secondo il d.lgs 109/92 e il decreto ministeriale (mipaf) del 27/03/2002 (modificato dal dm 31/01/2008) ogni specie ittica commercializzata deve avere un preciso “nome commerciale” cui corrisponde una determinata specie identificabile con il suo “nome scientifico”.

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