giovedì 19 aprile 2018 19:28
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Malvito. Sabato la “Giornata contro la mafia”

Malvito (Cosenza). Grazie ad un’apprezzabile collaborazione tra istituzioni, Arma dei Carabinieri ed Amministrazione Comunale, sabato 3 settembre si terrà a Malvito la “Giornata Contro La Mafia”. Nata dall’idea di intitolare la strada dove sorge il locale Comando Stazione dei Carabinieri, arteria di accesso alla cittadina dell’Esaro, al Generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel giorno del 29° anniversario del barbaro attentato in cui perse la vita insieme alla moglie e ad un agente di scorta, la manifestazione è cresciuta. Infatti, alla ore 17.00 di sabato è prevista l’intitolazione toponomastica del “Largo Carlo Alberto Dalla Chiesa” con la scopertura di una targa in marmo, a seguire una fiaccolata per le vie centrali del paese, passando per il Palazzo Municipale dove verrà scoperta la targa “Qui la ‘ndrangheta non entra” per terminare presso la chiesa locale dove si terrà una Santa Messa in suffragio del Generale. A coronamento della serata, nella splendida cornice della torre normanna di Malvito, ci sarà l’esibizione della Fanfara del 12° Battaglione Carabinieri Sicilia, con i suoi circa 35 elementi di alto spessore professionale. All’evento, dal profondo e forte significato ed aperto a tutti, sono state invitate personalità politiche, militari e religiose provinciali e regionali. La manifestazione vuole, attraverso il ricordo di un così illustre personaggio della nostra storia recente (di cui però troppo spesso le giovani generazioni ignorano le gesta e lo spessore), lanciare un forte messaggio di risveglio della coscienza civile e di legalità sull’esempio di persone che solo 30 anni fa si sono battute contro organizzazioni come le Brigate Rosse e la mafia a prezzo della vita propria e dei familiari. Insignito di diverse onorificenze, si riporta la motivazione con la quale è stata concessa la Medaglia d’oro al Valor Civile alla memoria al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: “Già strenuo combattente, quale altissimo Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, della criminalità organizzata, assumeva anche l’incarico, come Prefetto della Repubblica, di respingere la sfida lanciata allo Stato Democratico dalle organizzazioni mafiose, costituenti una gravissima minaccia per il Paese. Barbaramente trucidato in un vile e proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sublimava con il proprio sacrificio una vita dedicata, con eccelso senso del dovere, al servizio delle Istituzioni, vittima dell’odio implacabile e della violenza di quanti voleva combattere”. Sul luogo dell’omicidio, un anonimo scrisse poche parole che risuonarono in tutto il mondo ma che pochi ormai ricordano: “Qui è morta la speranza dei siciliani onesti”.

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