venerdì 27 aprile 2018 03:02
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Gerace. Presentato “La Città del Sole”, traduzione in dialetto stilese a cura di Giorgio Bruzzese

Gerace (Reggio Calabria). Una Sala Consiliare gremita ha fatto da cornice ieri pomeriggio a Gerace alla presentazione de “La Città del Sole” di Tommaso Campanella – Traduzione in Dialetto Stilese a cura di Giorgio Bruzzese. Il primo a prendere al parola è stato il sindaco di Gerace, Giuseppe Varacalli, dicendosi – a nome della città – molto lieto di poter ospitare una serata all’insegna della cultura e con la presenza di illustri relatori quali i professori Crupi e Licciardello, il dottor Staltari e Bruzzese stesso, e sottolineando come debba essere proprio la cultura uno dei volani possibili per rilanciare città come Gerace e Stilo – già accomunate dall’essere inserite nell’elenco dei “Borghi più belli d’Italia” – e ieri sera ancora più legate nella presentazione dell’opera dello stilese Bruzzese e, soprattutto, nella celebrazione del pensiero ancora attuale del grande Tommaso Campanella. Ad introdurre il dibattito ci ha pensato Maria Spagnolo: “Oggi si fa cultura!” ha esordito, proseguendo con l’evidenziare il grande merito sia dell’idea campanelliana che il riscatto delle classi più vessate debba passare attraverso la conoscenza e sia dell’idea avuta da Bruzzese di favorire la diffusione e la conoscenza del pensiero del Campanella attraverso il “ritorno” al Dialetto Stilese. Molto avvincenti i due interventi, anzi, le due vere e proprie lezioni tenute dal professor Salvatore Licciardello, docente universitario di Filosofia, e dal professor Pasquino Crupi, direttore del settimanale “La Riviera” ed intellettuale di primissimo livello. Il primo si è infatti impegnato in un interessantissimo excursus storico-filosofico spaziante dalla teocrazia universale nel progetto politico del Campanella alle tre essenziali dimensioni dell’Uomo ne “La Città del Sole” – Potenza, Sapienza e Amore –, dalle idee educative esplicitate dall’opera campanelliana (che hanno precorso il cosiddetto metodo intuitivo), alla religione dei Solari come religione naturale – con l’Uomo che ama il suo essere, parte dell’Essere Supremo –, teoria che costò a Campanella indicibili torture e una carcerazione lunga un quarto di secolo. In conclusione, Licciardello ha elogiato il lavoro di Bruzzese, sottolineando come egli sia stato capace, recuperando il dialetto, di «recuperare la nostra identità, la quale si struttura originariamente proprio attraverso il dialetto, e restituendoci quindi un profondo senso della realtà2. Pasquino Crupi, ha invece distinto la sua lezione-intervento in due parti: nella prima ha letteralmente ammaliato i presenti polemizzando con le teorie antimeridionaliste insite nell’analisi de “La Città del Sole” effettuate da due giganti come Benedetto Croce e Indro Montanelli, mentre nella seconda ha esaltato il lavoro di Bruzzese – “che apre una nuova via con un’opera fondamentale, che non ci si potrà esimere dal considerare per successive traduzioni e studi» – in grado di «riportare Campanella nel nostro cuore attraverso la lingua dialettale, che è la lingua che lo fa batter”». Non poteva certo mancare, infine, l’intervento e il prezioso contributo al dibattito di Giorgio Bruzzese il quale, dopo aver spiegato perché ha voluto tradurre in Dialetto Stilese “La Città del Sole” – “per cercare di far conoscere ad un pubblico ancor più ampio il pensiero di Campanella, vestendolo di una veste “nuova”, e per rendere un personale omaggio a Tommaso Campanella” – ha parlato della straordinaria attualità del pensiero del suo illustre concittadino, al quale secondo lui dovremmo rifarci «per creare una sintesi dei grandi ideali del passato che ci guidi nella creazione di una società migliore2.

 

 

 

Chiusa d’obbligo con le parole di Salvatore Filocamo, riportate dal presidente dell’ANPOSDI (Associazione Nazionale Poeti e Scrittori Dialettali), Domenico Staltari, per rendere omaggio al lavoro affascinante, difficoltoso e meritorio eseguito da Bruzzese: «…’u dialettu esti com’o pani chi facenu ‘na vota, pani veru, ‘i sulu ranu, senza corpi strani, ‘u dialettu esti simprici e sinceru».

 

 

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