giovedì 26 aprile 2018 07:31
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Sequestro depuratori. Cgil: “Accertiamo le altre responsabilità e restituiamo il lavoro ai licenziati di Acquereggine”

Gioia Tauro (Reggio Calabria). Il sequestro dei depuratori appariva già un atto dovuto nel dossier presentato nei mesi scorsi dalla Cgil della Piana e dalla Filctem-Cgil provinciale La nostra memoria ricorda di aver visto scorrere immagini agghiaccianti sullo stato di abbandono dei depuratori. Oggi, alla luce di quanto sta accadendo, pensiamo di aver fatto bene a denunciare con forza attraverso i media un sistema fatiscente ed inefficace e, quindi, ribadire il grande bisogno che la Calabria ha di avere una depurazione efficiente e a salvaguardia dell’ambiente. Ci siamo indignati e non accettiamo ancora che a fronte di così grandi bisogni nel sistema di depurazione i lavoratori di acque reggine siano stati licenziati e messi sulla strada. Auspichiamo che presto si giunga all’accertamento definitivo delle responsabilità ed emergano tutte le eventuali irregolarità e violazioni di legge. Il dossier che abbiamo ricevuto anonimamente e reso pubblico nella conferenza stampa di aprile voleva essere un grido di allarme e di denuncia civile a tutela dell’ambiente e del turismo. Il nostro mare che, a dire di qualche politico è soltanto “sporco” e non inquinato ne paga ogni giorno le conseguenze e la notizia di questi sequestri restituisce, peraltro, un’immagine poco piacevole all’opinione pubblica e ai tour operator internazionali. Riteniamo che per risolvere i problemi del sistema di depurazione sul nostro territorio è necessario agire prioritariamente su due livelli: il primo è quello che deve servire al controllo ed alla verifica di come sono state impiegate e vengono, tutt’ora, impiegate le somme destinate dalla Comunità Europea e dalla Regione Calabria per la costruzione e la gestione degli impianti, risultato questo che può essere raggiunto soltanto attraverso una chiara legislazione regionale che garantisca la trasparenza e non faccia più confusione su competenze e responsabilità oggettive degli Enti preposti allo scopo. Il secondo è quello di voler attuare una riorganizzazione complessiva del ciclo integrato delle acque per efficientizzare ed attuare economie di scala tali da poter abbattere gli enormi costi senza dover aumentare la tariffa del servizio, e tagliare tutti i rami secchi che oggi contribuiscono a far confusione e far lievitare i costi. Certamente non sono i costi legati ai lavoratori di Acquereggine che presidiavano gli impianti a rappresentare uno dei capitoli degli sprechi, ma i tanti Consigli di amministrazioni e le tante società pubbliche e miste che orbitano nel sistema. La recente decisione della Regione Calabria di riconsegna degli impianti ai comuni ha il sapore auto assolutorio di chi come “Ponzio Pilato” si vorrebbe lavare le mani ribaltando verso i sindaci le responsabilità di tutto quello che non si è fatto e si continua solo a promettere per il futuro… ci riferiamo principalmente alla legge regionale sul ciclo integrato e sulla depurazione che viene rimandata di anno in anno. Nella speranza che venga fatta giustizia civile e penale individuando responsabilità in merito alle irregolarità che sono state riscontrate dalla Capitaneria di Porto, annunciamo, sin da ora, che ci costituiremo parte civile in ogni procedimento che verrà avviato e che riguarderà impianti dove sono stati occupati lavoratori oggi in mobilità.

Giuseppe Carbone  Segretario generale Filctem-Cgil Reggio Calabria

Antonino Calogero – Segretario generale Cgil Piana di Gioia Tauro

 

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