giovedì 26 aprile 2018 07:31
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La denuncia di Ethos: “Grave rischio di dissesto idrogeologico a Reggio”

Reggio Calabria. Tra le innumerevoli denunce e proposte formulate da Ethos nel corso di questi ultimi anni, quello del dissesto idrogeologico del nostro territorio riveste una priorità assoluta ed inderogabile. Le tragedie delle Cinque Terre o della dirimpettaia Giampilieri alimentano il ricordo di quella successa a Pettogallico, ma non sembrano insegnare nulla, almeno a chi amministra il territorio. Il dolore e la sofferenza delle famiglie colpite da lutti e da gravissime perdite causate dal fango delle frane e degli smottamenti sono serviti ai soliti baroni politicanti per esternare cordoglio e vicinanza alle popolazioni colpite, salvo poi, nelle migliori delle ipotesi, chiedere finanziamenti che, se arrivati, non hanno modificato di una sola pietra il nostro territorio, almeno sotto l’aspetto della messa in sicurezza idrogeologica. Nei mesi estivi Ethos è stata contatta da alcuni abitanti della Città, residenti in diverse zone comprese tra Pellaro e Catona, che, malgrado sistematiche denunce alle autorità competenti, ogni anno, alle prime piogge, rischiano l’incolumità propria e dei propri familiari, subendo comunque danni che raggiungono centinaia di migliaia di euro in alcuni casi. Ma se le denunce e le difficoltà causate dalla mancanza di manutenzione della rete di scolo piovana cittadina, dall’abbandono e dall’incuria in cui sono state dimenticate le nostre fiumare, dalle troppo leggere concessioni edilizie rilasciate in questi anni, dalla mancanza di interventi per la messa in sicurezza quantomeno delle zone abitate, che determinano sistematici smottamenti, alluvioni, inondazioni e frane alle prime piogge, non sono considerati elementi sufficienti da questi ben noti politicanti perché si intervenga, forse la carta del rischio di dissesto idrogeologico tracciata dalla Protezione Civile e periodicamente aggiornata potrebbe far riflettere. La situazione finanziaria del Comune e quella gestionale della Regionale non permettono, oggettivamente, di poter sperare in qualche intervento da parte di tali Enti. Per iniziare, potrebbe essere utile una documentata ed analitica valutazione del rischio in questione da parte di istituzioni che attualmente hanno commissariato la politica in riva allo Stretto, magari pensando di coinvolgere ed avvalersi della competenza dell’Università del Mediterraneo. Tale specifico documento territoriale, se redatto nei modi dovuti e da persone qualificate, potrebbe rappresentare un’attestazione di credibilità ed effettività circa il pericolo incombente, avvalorando la richiesta di finanziamenti comunitari che impongono, com’è giusto che sia, anche livelli di credibilità politico-istituzionale al momento insufficienti.

Giuseppe Musarella
Presidente Ethos

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Blogger per caso, giornalista per passione. Iscritta all'Albo dei Pubblicisti dal 2012. Due domicili attivi: a Reggio Calabria e a Milano. Dopo una breve esperienza sulla carta stampata, vincendo la timidezza, scopre la radio con cui continua tutt'oggi a collaborare. Dal 2010 è redattrice di Newz.it. Dal 2015 collabora con la sezione Sociale di Corriere della Sera.

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