giovedì 19 aprile 2018 13:43
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Operazione Casa Nostra. Un arresto del Noe

Reggio Calabria. Nella mattinata di oggi, nei comuni di Palmi (RC), San Ferdinando (RC) e Gubbio (PG), il Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Reggio Calabria, diretto dal capitano Paolo Minutoli, unitamente a militari della Compagnia di Palmi e Gioia Tauro, nonché del Noe di Perugia, hanno eseguito una misura cautelare personale in carcere nei confronti di Carmelo Ciccone (legale rappresentante della “RA.DI.” s.r.l. con sede in Palmi (RC), nonché vice presidente Consorzio Nazionale per il recupero degli imballaggi in plastica – CO.N.I.P.).
Contestualmente è stata eseguita una misura cautelare reale, relativa al sequestro della predetta società (del valore stimato di circa € 20 milioni), che si occupa della raccolta degli r.s.u., ingombranti, RAEE e differenziata nei comuni di Palmi (RC) e San Ferdinando (RC), nonché in altri comuni della Piana di Gioia Tauro.
La misura emessa dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria – Antonino Laganà, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia – pm Sara Ombra, scaturisce dalle indagini condotte dal Noe, che hanno consentito di accertare a carico degli indagati, presunte responsabilità in ordine al reato di turbata libertà degli incanti ed estorsione, aggravati dall’art.7 del D.L. 152/91 (avvalendosi di minacce tipiche dell’associazione mafiosa di cui all’art. 416 bis), in quanto, al fine di conseguire un ingiusto profitto, consistente nell’aggiudicazione della gara d’appalto per la gestione degli r.s.u. del Comune di San Ferdinando (RC) (per l’importo di circa € 1.200.000) e presso altri Enti Locali, sarebbero intervenuti direttamente per turbare la gara in questione, allontanandone gli offerenti ed inducendo il rappresentante della società ZETAEMME di Sant’Agata del Bianco (RC) a ritirare l’avvalimento prestato a favore della società EVERGREEN di Rizziconi (RC) altra partecipante alla gara.
Le indagini traggono origine, dall’originario filone relativo all’operazione “Blak Garden” che ha visto proprio il responsabile della predetta ZETAEMME, gravemente indiziato a livello cautelare del delitto di cui all’art. 260 D.lvo 152/06 rispetto alla gestione della discarica di Casignana (RC), ma che, nella vicenda in esame, è vittima del reato.
Il Ciccone, rende noto un comunicato stampa dell’Arma che qui riportiamo integralmente, per raggiungere lo scopo prefissato, si sarebbe avvalso di minacce esplicite di probabili ritorsioni: “Nel corso della conversazione il Ciccone giungeva allusivamente a minacciare il rappresentante della ZETAEMME, affermando chiaramente che “San Ferdinando è qua, a casa nostra” “consigliandogli” espressamente di ritirarsi dalla gara “se hai la bontà pigli e ti ….. se vuoi sempre, e se reputi opportuno…gli mandi un telegramma e gli dici che ti ritiri”; “Peppe … non funziona così e non và manco bene”.
Nel corso di una conversazione tra i due “imprenditori” emerge chiaramente una sorta di spartizione territoriale della provincia tra le società operanti nel settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti, tanto che il Ciccone afferma: “.. Io sono che lavoro a S. Ferdinando per i fatti miei, normale e tranquillo con la gara aggiudicata, partecipo ad una gara…”; “…Tu gli dai l’avvalimento ad uno che non sai a chi gli dai l’avvalimento? Scusa un attimo, quando mi arriva una gara di Bianco io che faccio partecipo? Ti chiamo e ti dico senti sei interessato tu alla partecipazione a sta gara?…”; “. . .se tu partecipi a San Ferdinando che è a 5 km da casa mia …….”; “Fammi sapere come ti devi comportare che io devo sapere come mi devo comportare”.

Le indagini hanno evidenziato in modo chiaro, una sorta di spartizione del territorio della provincia di Reggio Calabria, operata nel campo della raccolta degli RSU, che impediva di “sconfinare” nei territori altrui per la partecipazione alle relative gare d’appalto, intervenendo, come nel caso dell’appalto per la gestione degli r.s.u. del Comune di Palmi (RC) (per l’importo di circa € 5.500.000), anche su ditte siciliane che partecipavano a gare nella provincia, avvalendosi di personaggi legati a “Cosa Nostra” Siciliana, per sondare il terreno e prendere informazioni utili sulla ditta che aveva presentato un’offerta per la gara. Difatti, il personaggio catanese è riuscito a concordare un incontro, sostenendo poi, con tono perentorio e minaccioso, che quelli della ditta siciliana non vanno da nessuna parte, poiché in Sicilia stanno bene e non hanno la necessità di andare a lavorare in Calabria: “…senti sto andando a trovare il mio paesano perché l’ho chiamato…”; “..non ci viene.., questo non andrà da nessuna parte…perché è già da questa parte ed è buono e non c’è bisogno che viene dall’altra parte…hai capito? siccome qui c’è lo zampino…già al figlio lo hanno portato da questa parte e il padre lo stanno portando qua…tutti e due… sia quelli di Catania e sia lui..hai capito?… “.

L’arrestato espletate le formalità di rito è stato tradotto presso la casa circondariale di Palmi (RC), a disposizione dell’autorità giudiziaria, che nei prossimi giorni lo sottoporrà ad interrogatorio di garanzia. I beni sequestrati sono stati affidati ad un custode amministratore, che li gestirà nel periodo di vigenza del sequestro, assicurandone la funzionalità.

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