giovedì 19 aprile 2018 11:44
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Locri. Il Consiglio Comunale saluta il vescovo Giuseppe Fiorini Morosini

Locri. l Consiglio Comunale di Locri ha avuto rendere omaggio al Vescovo della Diocesi di Locri – Gerace, S.E. Giuseppe Fiorini Morosini, reggente da giorno 9 settembre l’Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova. Dopo l’incontro formale di giorno 4 avvenuto presso la Cattedrale di Gerace, la Città di Locri ha voluto ringraziare il suo ex Vescovo per l’opera effettuata in questi suoi cinque anni di permanenza.
Il primo a prendere la parola è stato il Sindaco della Città, dott. Giovanni Calabrese, il quale, dopo aver salutato i presenti, ha destinato parole di ringraziamento all’opera pastorale di S.E., per le tematiche affrontate, la presenza manifestata in prima persona su argomenti scottanti e tristemente presenti nel nostro territorio.
Quindi hanno preso la parola prima l’avv. Antonio Cavo e subito dopo l’avv. Pino Mammoliti, grati nei confronti del Vescovo per aver cercato di combattere, da uomo di Chiesa, i mali di questo territorio, tra cui la ‘ndrangheta, elogiandolo per aver seguito sempre i principi cristiani che lo hanno contraddistinto in tutto il suo operato diocesano, augurandogli di continuare il suo percorso nella nuova sede con lo stesso spirito che l’ha accompagnato nel suo lavoro nella Locride.
Poi il Sindaco di Locri ha omaggiato S.E. Giuseppe Fiorini Morosini con un’opera realizzata dall’artista locale Giuseppe Alessi, attualmente studente presso l’Accademia delle Belle Arti de L’Aquila.
Un altro omaggio artistico, per il suo insediamento, è stato consegnato al Tenente Colonnello dell’Arma dei Carabinieri, Giuseppe De Magistris, neo reggente del “Gruppo Carabinieri Locri”, il quale ha preso parte all’incontro.
In conclusione, ha preso la parola S.E. Giuseppe Fiorini Morosini, il quale ha esordito dicendo che gli elogi nei suoi confronti sono eccessivi. Queste le parole del Vescovo: «Ho amato questo territorio che non conoscevo. Ho preso la guida della Diocesi e mi sono speso fino in fondo, non solo per l’aspetto religioso, ma anche per le attese che il territorio riponeva in me. A partire dall’impegno religioso poi c’è stato tutto l’impegno successivo. Questo è stato il dato dal quale è partita la mia azione, ritornando ad un Cristianesimo che sia di scelta, scelta come valori, che devono orientare la vita. Il superamento del dissidio tra Fede e Vita, tocca poi quelli che sono gli avvenimenti della vita quotidiana, perché di tutto ciò che costituiscono i mali della società di oggi, tipo la ‘ndrangheta, l’usura, la droga, la violenza sulle donne, proprio perché le persone che si dicono cristiani evidenziano il dissidio tra Fede e Vita. Per cui, inevitabilmente, chi presenta un’azione religiosa su questo territorio, non può che fare riferimento alla vita e toccare i problemi che la vita presenta. E il Cristianesimo è una religione non asettica, ma incarnata nella vita.»
Poi il Vescovo ha detto che spesso si è trovato in polemica con quello che i giornali si aspettavano, perché magari non erano accontentati rispetto a quello che volevano che un Vescovo dicesse. Ancora S.E.: «Non accetto, e rimando al mittente, le accuse di una Chiesa che non agisce. Perché non accetto le ingerenze che anche da posti molto elevati vogliono avere nei confronti della Chiesa e di solito su quello che noi Vescovi dobbiamo fare. I magistrati facciano i magistrati, le Forze di Polizia facciano il loro dovere. Noi Vescovi sappiamo quello che dobbiamo fare, non vogliamo ingerenze, se vogliamo dare la comunione e a chi darla, se vogliamo perdonare o non perdonare. Questo è un discorso religioso e spetta a noi decidere. E queste ingerenze non le sopporteremo. Ho sempre detto che il giudizio su un’azione di un Vescovo non si prende da un suo discorso; ho sempre detto che se volete veramente misurare l’azione di un Vescovo che lotta contro la ‘ndrangheta, accompagnatelo nei suoi spostamenti, e allora capirete come la Chiesa lotta contro questo male sociale. Il compito della Chiesa è aiutare le coscienze.»
Quindi il Vescovo ha continuato a parlare dei problemi sociali ed economici presenti nella Locride, delle difficoltà dei piccoli centri, della perdita dei servizi si sono susseguiti (come la protesta fatta, con l’occupazione dei binari, per l’assoluto abbandono della ferrovia jonica), registrando l’assoluta insensibilità da parte di chi dovrebbe ascoltare questo territorio: «la Locride non ha bisogno solamente di un’azione repressiva, ma anche di un’azioni positiva, propositiva, e in questi cinque anni, ho fatto fatica a vederla. A tutta la comunità di Locri e a tutta la Locride, vorrei lasciare questo messaggio di speranza: non scoraggiamoci, ma allo stesso tempo agiamo a favore, promuovendo, intensificando sempre più, questa azione di promozione, cercando di raggiungere questo obiettivo.»
In conclusione, il Vescovo ha lasciato in ricordo al Comune di Locri una medaglia che ha fatto coniare appositamente per il suo passaggio da Locri a Reggio, con in rilievo il Santuario di San Francesco di Paola, il suo Stemma, la Madonna della Consolazione, e la Cattedrale di Reggio Calabria, consegnata nelle mani del Sindaco di Locri Giovanni Calabrese. All’incontro erano presenti, oltre ai cittadini, anche i rappresentanti del mondo delle scuole.

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