venerdì 20 aprile 2018 16:03
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Catania. Operazione Showroom: dettagli sull’indagine sui furti d’auto

Catania. Si chiama “Showroom” l’ultima operazione portata a termine dalla Squadra Mobile di Catania in collaborazione con la Squadra Mobile di Agrigento e ha messo a segno un duro colpo all’industria dei furti d’auto e della loro ricettazione.
All’alba di stamane, infatti, rende noto un comunicato della Questura che qui riportiamo integralmente foto comprese, gli investigatori hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP presso Tribunale di Catania, nei confronti di dieci persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti d’auto e alla ricettazione delle stesse.
Il provvedimento restrittivo ha riguardato: O.P. (cl.1964), A.Z. (cl.1978), D.P. (cl.1970), A.B. (cl. 1989) – già sottoposto agli arresti domiciliari, M.C. (cl.1978) – già detenuto per altra causa, G.D. (cl.1993), I.I. (cl.1965), M.L.M. (cl.1983), L.T. (cl.1972) e S.N. (cl.1973), questi ultimi due residenti nella provincia di Agrigento.
Si tratta dell’epilogo di una laboriosa indagine coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania che ha comportato, tra l’altro, un complesso lavoro di intercettazione e decriptazione delle conversazioni tra due rappresentanti di un’organizzatissima rete criminale capace di procurare – ovviamente rubandole – qualunque tipo di auto che veniva successivamente “modificata” e reimmessa sul mercato.
Era, secondo l’accusa, S.N. che, dalla Città dei Templi, telefonava a O.P. o ad A.Z. utilizzando frasi convenute, come “acquistare presso l’autosalone” o “showroom”, che nulla avevano a che vedere col mercato dell’auto, ma che rappresentavano veri e propri “mandati” che indicavano il furto (“acquistare presso l’autosalone”) e il luogo dove lo stesso doveva avvenire (lo “showroom”). Che lo “showroom” fosse la città di Catania, gli uomini della Squadra Mobile lo compresero subito; più difficile fu individuare gli altri presunti componenti della banda criminale che da Agrigento, dove S.N. operava insieme al M.L.M. e a L.T., arrivava a “ordinare” una determinata vettura indicandone il modello, il colore e persino l’anno di fabbricazione. E, tra le più richieste, le piccole, ma ambitissime, Fiat Panda e 500.
A Catania, ancora secondo l’accusa, O.P. e A.Z. non perdevano tempo: la loro organizzazione utilizzava strumenti tecnologici, come le “centraline elettroniche” contraffatte, che non lasciavano scampo neanche ai sistemi di localizzazione satellitare.
È stata disposta la custodia cautelare in carcere per O.P. e A.Z., per S.N., D.P. e L.T. la misura cautelare degli arresti domiciliari; infine per A.B., M.C., G.D., I.I. e M.L.M., è stato ordinato l’obbligo di dimora nel comune di residenza.

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