venerdì 20 aprile 2018 12:35
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Latitanti di ‘ndrangheta. Scattano tre arresti dei Carabinieri per favoreggiamento

Reggio Calabria. Questa mattina a Platì (RC), Bova Marina (RC) e Casorate Primo (PV), i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con la collaborazione dei Carabinieri dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria e della Compagnia Speciale del Goc di Vibo Valentia, hanno arrestato Giuseppe Perre di 26 anni, Rocco Perre di 24 anni e Antonino Giuseppe Nucera di 36 anni, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dalla Direzione Distrettuale Antimafia in seguito alle indagini coordinate dal procuratore della Repubblica Federico Cafiero De Raho, dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri e dal sostituto procuratore Tedesco, ed emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria, per aver favorito la latitanza di Saverio Trimboli, presunto esponente di vertice della cosca “Trimboli-Marando” e Francesco Perre, entrambi inseriti nell’elenco dei latitanti pericolosi. Nel corso dell’operazione odierna, naturale seguito dell’indagine “Ripristino”, in Platì è stato sottoposto a sequestro preventivo un immobile di ingente valore, intestato ai parenti dei Perre oggi arrestati, dove in data 13.02.2010 fu catturato Saverio Trimboli, nascosto all’interno di un bunker ricavato nel sotterraneo dello stesso immobile.

Giuseppe Perre arrestato a Casorate in provincia di Pavia, si era trasferito in quella provincia nel corso delle indagini. Questa mattina all’atto degli arresti ha anche tentato la fuga dal tetto della villetta presso cui abitava, venendo nell’immediato bloccato dai militari che avevano circondato la zona.

Le odierne indagini hanno documentato come gli interessati abbiano offerto il loro supporto nella gestione della latitanza di Saverio Trimboli e Francesco Perre, rinforzando l’impianto accusatorio in ordine alla compattezza delle organizzazioni operanti sulla costa Jonica che proprio sulla gestione dei latitanti esprimono la loro compattezza ed impenetrabilità.

Saverio Trimboli, di 39 anni, ricercato dal marzo 1994, data in cui si sottrasse all’ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, è tuttora considerato ai vertici della omonima cosca di ‘ndrangheta di Platì.

Il bunker all’interno del quale fu catturato Saverio Trimboli era stato realizzato all’interno di un sotterraneo e abilmente occultato dietro una parete di un vano adibito a cantina. Allo stesso si accedeva mediante una apertura scorrevole su binari che portava ad un locale delle dimensioni di circa 6×5 mt.

Nella stessa operazione venne rinvenuto, in un’altra abitazione nella disponibilità del catturando, un ulteriore bunker delle dimensioni di circa 2×4 mt, ricavato sotto il bagno ed il cui accesso avveniva attraverso una botola realizzata nel pavimento e nascosta da un elettrodomestico.

L’ingegno con il quale i meccanismi celavano gli ingressi dei due ambienti fece pensare all’apporto di professionisti che anche sotto il profilo ingegneristico ne avevano curato la fattibilità sotto i profili di staticità.

Francesco Perre, di 46 anni, ritenuto esponente di vertice della cosca Barbaro alias “Castanu” di Platì, noto per la sua ferocia, ricercato dal febbraio 1999 poiché condannato a 28 anni di reclusione per il sequestro di Alessandra Sgarella Vavassori, venne catturato il 26.08.2011, proprio nel giorno della scomparsa di quest’ultima, morta in seguito a una lunga malattia. In quell’occasione lo sgomento per la contestuale notizia fu provato soprattutto da parte degli investigatori dell’Arma che avevano preso parte alle indagini che portarono alla liberazione della nota imprenditrice milanese. Nel corso della conferenza stampa conseguente all’arresto, laconica e commovente fu la riflessione del procuratore aggiunto della DDA, Nicola Gratteri, che aveva coordinato, come oggi, le indagini e che ebbe a dire: “Siamo passati da un momento di serenità e soddisfazione per l’arresto a una sensazione di grande tristezza pensando alle sofferenze e alle umiliazioni che hanno subito Alessandra Sgarella e la sua famiglia nel corso del sequestro e negli anni a seguire”.
Le indagini dei Carabinieri di Reggio Calabria e del Gruppo di Locri, sotto la direzione della DDA reggina, riuscirono ad individuare il latitante nascosto in una tenuta adibita a piantagione di marijuana.

La cattura, infatti, avvenne a Bova Superiore (RC), all’interno di una casa colonica inserita in una tenuta prospiciente un’area demaniale di circa 10.000 mq, in piena impervia località aspromontana, dove era stata avviata la coltivazione di un’immensa piantagione di canapa indiana. Furono quindi documentate le responsabilità dell’interessato e degli odierni arrestati in ordine anche alla conseguente accusa di coltivazione illegale di droga, da ultimo in questi anni vero e proprio business delle cosche operanti sulla jonica. Tale settore, infatti, consente l’immediato reinvestimento di liquidità criminale alimentando il mercato con un prodotto ormai raffinato nel tempo e che come evidenziato da numerose indagini dei Carabinieri svolte in provincia sta esclusivizzando l’offerta in molte aree d’Italia.

L’operazione odierna costituisce un’importante progressione in ordine alle investigazioni connesse ai favoreggiatori di Saverio Trimboli e Francesco Perre. Nello stesso contesto oltre al sequestro preventivo sono state eseguite numerose altre perquisizioni connesse ad obiettivi di riferimento dei latitanti.

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