lunedì 23 aprile 2018 05:37
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‘Ndrangheta. I dettagli sulle confische a carico delle cosche Commisso e Longo

Reggio Calabria. Un nuovo ed efficace attacco agli interessi criminali della ‘ndrangheta è stato messo a segno dalla Polizia di Stato, sia sul versante jonico che tirrenico della provincia, attraverso l’aggressione di patrimoni illeciti nella disponibilità di esponenti delle cosche Longo e Commisso. Stamani è stata data esecuzione a decreti di confisca emessi dal Tribunale di Reggio Calabria, Sezione Misure di Prevenzione, originati da proposte del Questore di Reggio Calabria e risultato di attività di indagine svolta dalla locale Squadra Mobile, nonché dei correlati accertamenti di natura patrimoniale.

A Polistena l’attività di spoliazione patrimoniale ha avuto ad oggetto beni dei fratelli Longo, Vincenzo, Giovanni e Francesco, arrestati il 15 marzo 2011 in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione denominata “Scacco Matto”, frutto di indagini condotte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e coordinate dal Procuratore Distrettuale Antimafia che hanno permesso di disarticolare la potente cosca “Longo” che da tempo aveva affiancato alla “tradizionale” attività estorsiva una sempre più penetrante partecipazione negli appalti pubblici. Emblematica, in tal senso, è la vicenda relativa al polo scolastico “Renda” di Polistena, che ha visto l’impresa aggiudicatrice dell’appalto affidare in toto forniture e servizi a società nella titolarità e disponibilità della cosca “Longo”, assumendo tra le maestranze parenti e soggetti vicini agli accoliti della consorteria.
Con il provvedimento sono stati posti i sigilli alle società “Arcoverde Costruzioni s.rl.”, con sede in Bologna e “Longo Giovanni & C. s.a.s.”, con sede in Polistena (RC), di cui la cosca si serviva per l’esecuzioni dei lavori.

Sul versante jonico della Provincia reggina, sono stati apposti i sigilli ai beni di Cosimo De Leo e Massimo Pellegrino, la cui riconducibilità agli interessi criminali delle locali cosche si giova dei risultati investigativi emersi dalle indagini relative alla cosiddetta operazione “Bene Comune”, a sua volta costituente un troncone dell’operazione “Crimine”, da cui si evince come la cosca Commisso, tradizionalmente egemone nel territorio di Siderno e nelle aree limitrofe, aveva concesso ad alcuni fedeli alleati di formare due nuove cosche, rispettivamente “Rumbo-Figliomeni” e “Correale”, cui aveva concesso ampi margini di autonomia, pur con la costante supervisione della cosca madre.
In questo contesto spicca la figura di Riccardo Rumbo, che da semplice “manovale” di ‘ndrangheta affiliato alla cosca Commisso diventa “uomo di rispetto” ed abile operatore economico. In tale contesto, le indagini hanno portato ad evidenziare la caratura criminale del geometra Massimo Pellegrino, specializzato nel reinvestimento dei capitali della cosca nel settore immobiliare e di Cosimo De Leo, imprenditore del settore dell’abbigliamento di cui, nonostante il proscioglimento dalle responsabilità penali, è stata dimostrata l’illecita provenienza di taluni cespiti patrimoniali.
L’esecuzione del provvedimento ha comportato, nei confronti del De Leo , la confisca della quota societaria a lui intestata , pari al 50% del capitale sociale , relativo alla ditta “F.lli De Leo di De Leo Cosimo s.a.s.” sita in Siderno contrada Lenzi nonché dell’immobile adibito a sede della attività di vendita all’ingrosso della nominata società
Nei confronti del Pellegrino il provvedimento di confisca ha riguardato tre immobili siti nel comune di Siderno, una mansarda e per la quota del 50% a lui intestata, due appartamenti.
Il valore complessivo dei beni sottoposti a confisca nelle distinte procedure è di circa 5 milioni di euro.

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