giovedì 19 aprile 2018 23:25
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Operazione “Platino”. In una intercettazione i motivi dell’assassinio del Brigadiere Antonino Marino

Reggio Calabria. Ieri a Milano, Reggio Calabria e Pavia, i Carabinieri del Comando Provinciale di Milano hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Milano nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata “Platino” che ha permesso di fissare l’attualità della penetrazione nel territorio lombardo della ‘ndrangheta nella sua articolazione della cosca Papalia originaria di Platì (RC). In particolare, le risultanze hanno permesso di documentare le modalità di infiltrazione della ‘ndrangheta nel tessuto economico-imprenditoriale nel territorio dei comuni di Corsico, Buccinasco e Trezzano sul Naviglio. Inoltre in forma inedita sono emersi significativi elementi in direzione delle motivazioni poste alla base dell’assassinio del Brigadiere dei Carabinieri Antonino Marino. Nel corso, infatti, di una conversazione ambientale sono stati acquisiti dettagli relativi all’omicidio del sottufficiale dell’Arma.

Agostino Catanzariti e Michele Grillo (due soggetti che secondo gli investigatori sarebbero legati alla malavita calabrese a Milano) mentre conversano fanno commenti sulla vicenda di 23 anni fa sottolineando i motivi che portarono al vile attentato … “perché dice che, nel paese, che perseguitava la famiglia BARBARO e menava sopra i “Castanu” e sopra di lui e di suo padre… che dopo è stato… deciso per ammazzarlo, l’hanno trasferito e dopo… e là…” dando, quindi, ulteriore conferma dell’operato del Brigadiere che, come indicato nelle motivazioni del conferimento della Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria, “…operava con eccezionale perizia, sereno sprezzo del pericolo e incondizionata dedizione, fornendo determinanti contributi alla lotta contro efferate organizzazioni criminali… poste in essere a Platì (RC) da parte della cosca Barbaro – ‘ndrine “Castanu” e “Nigru”, storiche alleate alla ‘ndrina Papalia oggi oggetto delle ordinanze”.

Il Brigadiere Antonino Marino è stato Comandante della Stazione di Platì dal 1° ottobre 1983 al 04 febbraio 1988 data in cui, fu trasferito alla Stazione di San Ferdinando di Rosarno. Nel periodo al Comando della Stazione di Platì, egli profuse notevole impegno nella lotta alla criminalità organizzata che in quei territori risponde, per caratura e imponenza, al cognome Barbaro la cui “declinazione” forse più autorevole è “Castanu”.

L’omicidio fu perpetrato intorno alle ore 00:40 del 09.09.1990 a Bovalino Superiore ove il Sottufficiale si era recato, unitamente alla moglie ed al figlio Francesco di appena un anno (nel frattempo divenuto ufficiale dell’Arma), per partecipare ai festeggiamenti religiosi in occasione della festività dell’Immacolata.

Dopo la mezzanotte la folla che gremiva le vie del paese si spostava verso la periferia per assistere ai fuochi pirotecnici mentre il Brigadiere, con il suo nucleo familiare ed alcuni conoscenti, rimaneva nella piazza del paese, nei pressi del locale pubblico gestito dai suoceri. D’improvviso un uomo si avvicinò al Brigadiere e, da una distanza di alcuni metri, gli esplose contro numerosi colpi di pistola. Attinto, in varie parti del corpo, da dieci proiettili, il Brig. Marino decedeva in ospedale alle successive ore 13:45. Nell’azione di fuoco sono rimasti feriti anche la moglie ed il figlio Francesco.

Le indagini riaprono una ferita ancora fresca nella storia dell’Arma nella provincia di Reggio Calabria consegnando il ricordo del giovane Brigadiere Marino all’immagine più bella di servitore dello Stato e difensore di quelle genti oneste che non lo hanno mai dimenticato.

 

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