giovedì 19 aprile 2018 15:36
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Palermo. Operazione Horus: dettagli nomi e foto dei 32 arrestati dai Carabinieri

 

Palermo. I Carabinieri della Compagnia di Palermo San Lorenzo, rende noto un comunicato stampa dell’Arma che qui pubblichiamo integralmente (foto comprese) hanno condotto, dalle prime ore del mattino, una vasta operazione antidroga, con l’esecuzione di 32 misure cautelari in carcere emesse dal gip del Tribunale di Palermo, Nicola Aiello, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di altrettanti indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti, per avere, in concorso tra loro e con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, detenuto ai fini di spaccio e ceduto a più persone sostanza stupefacente del tipo hashish, marijuana ed eroina (artt. 110 e 81 cpv C.P. e 73 D.P.R. 309/1990).
L’esecuzione dei provvedimenti conclude una complessa attività investigativa sviluppata dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Palermo San Lorenzo sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo (procuratore aggiunto Teresa Principato e sostituto procuratore Siro De Flammineis).
Le indagini, sviluppate dal marzo al giugno 2013, prendono spunto dalle evidenze raccolte dai Carabinieri nel corso di pregresse attività che avevano già mostrato l’importanza nel mercato degli stupefacenti di un quadrato cittadino inserito nel quartiere Zisa, dove si dipana un dedalo di viuzze, tra cui le vie Gualtiero Offamilio, Matteo D’Aiello, Bernardo Cabrera e Regina Bianca, monopolizzate dagli illeciti traffici dei malviventi che le presidiano quotidianamente, ad ogni ora, e divenuto punto di riferimento per qualsiasi soggetto che voglia acquistare facilmente dello stupefacente.
Con l’intento di disarticolare in maniera definitiva il gruppo criminale, capace di sopravvivere e rinnovarsi nonostante le numerose operazioni di contrasto portate sinora a termine dalle Forze di Polizia, gli investigatori hanno predisposto un complesso sistema di videosorveglianza, dotato di moderni strumenti tecnologici, garantendo una costante e quotidiana osservazione degli illeciti traffici, da qui il richiamo alla figura mitologica del “dio falco”, Horus, divinità onnipresente ed onniveggente, da cui trae nome l’indagine.
Sono stati sufficienti pochi mesi per raccogliere le prove necessarie ad individuare e descrivere con dovizia di particolari l’attività di un gruppo di persone dedite – in concorso tra loro –  allo spaccio di sostanze stupefacenti, dandosi il cambio in veri e propri turni di lavoro (tanto che in occasione di alcuni arresti in flagranza di reato di pusher, i soggetti hanno affermato di percepire una paga giornaliera di circa 100 euro).
A riscontro delle 33 ordinanze eseguite oggi sono state documentate 2.322 “cessioni”, per presunti introiti giornalieri di circa 2.000 euro, che hanno portato, in soli 75 giorni di attività, a:

  • segnalare 29 persone alla Prefettura di Palermo (ex art. 75 D.P.R. 309/90) per uso personale di sostanze stupefacenti;
  • arrestare 13 persone e denunciarne altre 3 per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti;
  • sequestrare quasi 2 kg di hashish e marijuana nonché  eroina per un valore complessivo di svariate migliaia di euro, oltre alla somma contante di 1.000 euro circa, provento dell’illecita attività di spaccio.

Nel periodo successivo alla conclusione delle attività, i Carabinieri hanno, inoltre, documentato la continuità e persistenza degli illeciti traffici, procedendo ad altri 3 arresti in flagranza nei confronti di altrettanti pusher operanti in quelle vie, sequestrando complessivamente 65 g circa di sostanza stupefacente del tipo hashish e marijuana.

L’attività di spaccio

Nell’ambito del quartiere è stata individuato un gruppo di persone dedite – in concorso tra loro –  con differenti profili di responsabilità in ragione delle diverse funzioni e compiti, alla sistematica cessione “al minuto” di sostanze stupefacenti, dotato di comuni fonti di approvvigionamento della sostanza, basi logistiche utili per lo stoccaggio, il taglio ed il confezionamento dello stupefacente da piazzare sul mercato in un’attività considerata come un vero e proprio “lavoro” dai giovani pusher, come testimoniato da un sms inviato da un indagato alla propria fidanzata: “….. sto andando a lavoro se tutto va bene ok in tal caso se entro oggi non ricevi sms mio stasera alle 20.15 guardati il TGS però nella tua stanza e non con i tuoi…”.
Oltre a tale gruppo, attivo esclusivamente nello spaccio di hashish e marijuana, nelle adiacenti vie Regina Bianca e Stefano de Perche, sono state monitorate attività di spaccio di eroina, compiute da soggetti indipendenti, ma riconducibili tutti alla famiglia Fernandez. Documentando tali illecite attività, si è appurato come alcuni pusher dell’adiacente piazza di spaccio erano altresì “clienti” dei Fernandez, dai quali si rifornivano frequentemente di dosi per uso personale.
Dalle indagini, inoltre, è emersa la partecipazione di altre famiglie della zona negli illeciti traffici, come dimostrato dai diversi e stretti rapporti di parentela intercorrenti tra gli indagati, nonché dalle veementi reazioni di tutti gli abitanti del quartiere in occasione degli interventi delle forze dell’ordine. In effetti, si è evinto che gli illegali traffici costituiscono l’unica vera e propria fonte di sostentamento di interi nuclei familiari residenti nel quartiere, per i cui componenti queste attività costituiscono la principale occupazione quotidiana. Tali interessi hanno assicurato la pressoché totale connivenza degli abitanti della zona, i quali avevano tutto l’interesse a non ostacolare le condotte illecite degli spacciatori.
Nella piazza operavano costantemente, su turni giornalieri (mattina – pomeriggio – sera), 2/3 soggetti che fungevano da “pusher”, “cassieri/rifornitori” e “vedette”. Per rendere più complessa l’individuazione della cessione e la configurazione del reato, gli spacciatori operavano in totale sintonia tra loro effettuando gli scambi in concorso (nessuno aveva mai la disponibilità diretta ed immediata di un quantitativo di droga che potesse di per sé integrare la detenzione ai fini di spaccio) sotto la stretta sorveglianza delle vedette che provvedevano sia ad avvertire del passaggio di pattuglie delle Forze dell’ordine che ad indirizzare gli acquirenti (non solo tossicodipendenti ma anche insegnanti, artisti, infermieri, imprenditori), altamente “fidelizzati”, come testimoniano scene di soggetti che, dopo essere stati fermati e segnalati per uso personale dai militari, tornavano a comprare la droga, mostrando anche il verbale di sequestro appena ricevuto. In un’occasione, durante il monitoraggio dell’attività di spaccio, un militare ha fermato addirittura il proprio insegnante delle scuole medie, cinquantenne, rinvenendo nella sua disponibilità, con grande stupore, una dose di eroina appena acquistata…. era stato il suo educatore!

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