martedì 24 aprile 2018 12:29
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Operazione “Caffè Mary”: incendiato il bar che dovevano restituire, dettagli nomi e foto dei 4 arrestati

Reggio Calabria. Questa mattina, al culmine di un’intensa attività investigativa, coordinata dalla locale Procura Distrettuale, la Squadra Mobile di Reggio Calabria diretta dal primo dirigente Gennaro Semeraro, ha tratto in arresto, in ottemperanza all’ordinanza di custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari emessa dal gip presso il locale Tribunale quattro persone ritenute responsabili, in concorso, dei delitti di tentata estorsione ed intestazione fittizia di beni:

  1. Giovanni Ficara, alias “lo scagliolista”, 63enne nato a Reggio Calabria;
  2. Maria Ficara, 41enne nata a Venaria Reale (TO);
  3. Domenico Ecelestino, reggino di 41 anni;
  4. Arcangelo Mirisciotti, 30enne reggino;

Le indagini sono state avviate a seguito dell’incendio doloso avvenuto il 27 settembre scorso, verso le ore 23:00 circa, allorquando ignoti, utilizzando liquido infiammabile, hanno distrutto l’esercizio commerciale denominato “caffè Mary”, di proprietà di Giovanni Latella, 42enne nato a Melito Porto Salvo, ubicato in via Ravagnese al civico 243. Nell’immediatezza dei fatti si è appurato che il bar era gestito da Maria Grazia Giuseppa Ficara con la collaborazione del marito Domenico Ecelestino. Maria Ficara è figlia di Giovanni e sorella di Orazio (nato a RC il 22.11.1971), sia loro due che suo marito Domenico Ecelestino, secondo gli inquirenti sono tutti inseriti nella cosca denominata “Ficareddi”, federati al più carismatico clan Serraino. Si è appurato, altresì, che il proprietario dell’esercizio commerciale distrutto, Giovanni Latella, qualche giorno dopo l’incendio, ossia lo scorso 1 ottobre, giusta sentenza dell’autorità giudiziaria competente, adita per crediti non soddisfatti prima dal Mirisciotti e poi dai coniugi Ficara-Ecelestino, sarebbe dovuto rientrare nella piena disponibilità dell’esercizio commerciale. Pertanto, è stata sviluppata un’intensa attività investigativa, supportata da attività tecnica, che ha permesso di ricostruire l’intera vicenda, acquisendo, in tal modo, gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati.
In particolare dalle indagini si è appurato che nel 2010 Giovanni Latella aveva ceduto in locazione, dietro corrispettivo di 2000 euro mensili oltre al pagamento di una cauzione di 30.000 euro, la gestione della propria azienda a Giovanni Ficara, anche se il contratto, su richiesta di quest’ultimo, era stato intestato formalmente ad Arcangelo Mirisciotti. Ficara, tuttavia, nonostante gli accordi, si limitava a consegnare , a titolo di cauzione la somma di 23.000, omettendo di pagare i relativi canoni mensili; Latella, pertanto, dopo alcuni mesi, non ricevendo il canone pattuito, iniziava a chiedere il pagamento di quanto concordato, ottenendo, da parte dei nuovi gestori, un netto rifiuto. Inoltre, all’esito di incontri avuti con Giovanni Ficara e Domenico Ecelestino, questi, con atteggiamento tipicamente mafioso, avrebbero minacciato ripetutamente Latella. Quest’ultimo, quindi, ha assunto le opportune iniziative giudiziali civili ottenendo un’ordinanza di rilascio della sua azienda fissata per il 30.09.2013. Senonché, secondo l’accusa, alcuni giorni prima del rilascio, e precisamente il 27.09.13, è stato impresso da parte dei Ficara l’inequivoco marchio mafioso sulla vicenda con l’incendio che ha distrutto completamente l’azienda di proprietà di Latella.
In considerazione della indagini della Squadra Mobile, il gip, accogliendo l’impianto accusatorio, ha disposto la misura cautelare in carcere per i primi tre indagati, mentre quella degli arresti domiciliari per Mirisciotti, ritenuto responsabile del solo reato di intestazione fittizia di beni.

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