giovedì 26 aprile 2018 01:39
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Carovana Antimafie. Cafiero De Raho: “Ritardo sulla ‘ndrangheta, da 50 anni comandano sempre le stesse ‘ndrine”

Reggio Calabria. “Non c’è stato un contrasto a 360 gradi perché non si è voluto fare, qualcuno ha avuto interessi, ci sono state collusioni forse anche a livelli più alti. Il primo nostro obiettivo è capire quali sono i livelli più alti”. Si è espresso così il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho che è intervenuto questo pomeriggio nel corso della Carovana Antimafie promossa da Arci, Libera, Avviso Pubblico, Cgil, Cisl e Uil che si è tenuta presso la sede della cooperativa sociale Rom 95. “Si comprende perché Reggio sia così – ha esordito il procuratore – ma si è partiti dal niente. La ‘ndrangheta è diventata sempre più forte ed è diventata copertura di tanta altra illegalità. Ho ascoltato le storie delle vittime innocenti di ‘ndrangheta e partecipo alle manifestazioni in cui si leggono i nomi. Credo che voltandoci indietro dobbiamo poi guardare avanti, i fatti di cui parlare non devono rappresentare motivo di paura o condizionamento, anzi. Le cose accadute non sono avvenute di nascosto ma sotto gli occhi di tanti e tanti non hanno fatto niente per impedirlo. Non c’è stato un contrasto a 360 gradi perché non si è voluto fare, qualcuno ha avuto interessi, ci sono stati collusioni forse anche a livelli più alti. Il primo nostro obiettivo è capire quali sono i livelli più alti”.
“C’è un problema di abusi – ha proseguito Cafiero De Raho toccando il tema del contrasto all’illegalità nel settore dell’urbanistica – e questa realtà ha un primato: non c’è stato neanche un abbattimento e uno dei primi atti che ho guardato in Procura sono le sentenze in giudicato per vedere quali vanno eseguite: se abbattimento ci deve essere dev’essere il più grande possibile. Siamo ad un’analisi dei beni su cui bisogna iniziare a partire”. Ancora, il procuratore si è soffermato sui grandi “casati” delle ‘ndrine: “C’è un ritardo sulla ‘ndrangheta, qui ci sono fatti veramente strani, tipo che da 50 anni le famiglie sono sempre le stesse. Possibile che le cosche non siano state abbattute? Perché le grosse famiglie in Campania e Sicilia sono state distrutte o comunque non sono più in grado di dettare legge. Credo che la procura con la polizia giudiziaria è tenuta a compiere un dovere preciso, ma da soli arriveremo sempre tardi. Chiediamo un piccolo contributo ai cittadini, bastano anche piccole segnalazioni. Vogliamo impegnarci al massimo ma non si può aspettare ancora tanto. Ho incontrato il ministro e altri e tutti mi hanno promesso più uomini, ma è sempre poco perché per rilevare tutto questo occorre tempo e occorrono i contributi di tutti. Io a incontri come questo partecipo sempre per dire noi ci siamo, ma dovete esserci anche voi. Manifestazioni come queste – ha concluso – ci permettono di vedere che Reggio non è sola ed è un segnale anche questo”.

About the Author
Blogger per caso, giornalista per passione. Iscritta all'Albo dei Pubblicisti dal 2012. Due domicili attivi: a Reggio Calabria e a Milano. Dopo una breve esperienza sulla carta stampata, vincendo la timidezza, scopre la radio con cui continua tutt'oggi a collaborare. Dal 2010 è redattrice di Newz.it. Dal 2015 collabora con la sezione Sociale di Corriere della Sera.

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