mercoledì 25 aprile 2018 21:48
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Catanzaro. Il Sant’Anna introduce il “flussimetro”: più sicurezza per i pazienti, maggiore attenzione per la qualità delle prestazioni

Catanzaro. Una ulteriore garanzia di sicurezza per il paziente che riceve un bypass aorto-coronarico ma anche un nuovo, ulteriore segnale di attenzione dell’ospedale verso la qualità delle proprie prestazioni. Sono sostanzialmente questi i due obiettivi raggiunti dal S. Anna dopo l’introduzione del “flussimetro”. Si tratta di uno strumento che grazie all’effetto Doppler consente di testare in tempo reale l’efficacia del bypass appena eseguito, sia in termini di flusso del sangue al suo interno e sia in termini di qualità del flusso stesso. Di conseguenza, se il cardiochirurgo non è pienamente soddisfatto del risultato può rieseguire l’anastomosi, senza che questo comporti alcun danno per la coronaria o per il paziente. Semmai quest’ultimo, una volta uscito dalla sala operatoria, potrà essere certo che il suo bypass non solo funziona ma lo fa nel miglior modo possibile. L’uso del flussimetro si sposa perfettamente con gli interventi in modalità “cuore battente” ma anche in quelli che comportano l’utilizzo della CEC, la circolazione extracorporea, il test di validazione del bypass potrà essere effettuato, una volta che il cuore sarà tornato a funzionare autonomamente. “L’uso del flussimetro – spiega Daniele Maselli, direttore dell’Unità di cardiochirurgia del S.Anna – non è così diffuso come si potrebbe immaginare. Innanzi tutto per ragioni, diciamo così, culturali. L’idea di un controllo in tempo reale sui risultati del proprio lavoro, non appena lo si è portato a termine, è un’idea non facile da recepire, perché suona quasi come una messa in dubbio delle capacità del chirurgo di eseguire una buona prestazione. Ovviamente questo non è vero. Non è detto, infatti, che una buona prestazione non possa essere comunque una prestazione perfettibile. In più – continua Maselli – il tasso di anastomosi rifatte dopo la verifica è molto basso, nell’ordine dell’1% e questo fa apparire il flussimetro come un costo aggiuntivo. Bisogna però comprendere che quell’un per cento, per il paziente, fa di sicuro la differenza e poi, che la possibilità di ridurre il rischio di complicanze post operatorie trasforma di fatto la spesa in investimento. La presenza del flussimetro in sala operatoria, oltre che un segnale di attenzione dell’ospedale verso i bisogni del paziente, è indice di attenzione alla produzione di un risultato di qualità alta. La struttura che si dota di questo tipo di strumenti di controllo della propria attività dimostra una vocazione alla verifica continua dei propri risultati, in linea con i più moderni approcci alla medicina, in generale e alla cardiochirurgia in particolare. Non è un caso, del resto – conclude Maselli – che il flussimetro abbia oggi un ruolo centrale nelle istituzioni che fanno training. Un operatore che apprende la chirurgia coronarica ha sicuramente un vantaggio enorme nel poter verificare subito il risultato della procedura. Un chirurgo che sta imparando lavora molto più serenamente ma soprattutto più proficuamente sul piano dell’apprendimento, se sa che può disporre di uno strumento di controllo del suo prodotto finale che gli consente, se necessario, di migliorare quello che ha eseguito”.

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