domenica 22 aprile 2018 00:54
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Operazione Rifiuti Spa 2: dettagli nomi e foto dei 24 arrestati, la cosca Alampi di Trunca nel mirino dei Ros

Reggio Calabria. Questa mattina, il Ros, unitamente al Comando provinciale Carabinieri di Reggio Calabria, al Gruppo Operativo Cacciatori di Calabria, l’8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia e con il contributo dei Comandi Territorialmente competenti, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 24 persone, a vario titolo, indagate dei delitti di associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, nonché i delitti – aggravati dalla finalità di agevolare associazioni mafiose – di intestazione fittizia di beni, sottrazione di beni o cose sottoposte a sequestro, truffa aggravata.
Contestualmente è stata data esecuzione al provvedimento di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 18 milioni di euro.
I provvedimenti scaturiscono da un’articolata attività investigativa, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta negli appalti e nei servizi pubblici relativi alla gestione di discariche, con particolare riferimento agli interessi illeciti della cosca “Alampi” di Reggio Calabria.
La fase esecutiva dell’operazioni “Rifiuti SPA 2” si è conclusa da poco con l’arresto in Francia di Matteo Alampi, di 45 anni, e della moglie Maria Giovanna Siclari, di 43 anni, localizzati dal Ros nella cittadina di Villefranche Sur Mer, vicino Nizza, grazie alla collaborazione del collaterale organo di polizia.
L’indagine si pone quale continuazione dell’attività denominata “Rifiuti Spa” che, nel 2006, aveva accertato l’esistenza di un accordo trasversale tra le cosche Libri-Condello, finalizzato alla ripartizione dei rilevanti vantaggi economici ricavabili dalla gestione fraudolenta delle discariche presenti nel territorio regionale. In tale contesto, l’imprenditore Matteo Alampi, ritenuto presunto esponente di spicco dell’omonimo sodalizio e titolare della società “Edilprimavera”, era riuscito ad avviare in Calabria diversi impianti per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, facendo fronte ai requisiti tecnici espressamente richiesti dai relativi bandi di gara, attraverso l’unione societaria con l’imprenditore veneto Sandro Rossato di 63 anni (tra gli arrestati), con esperienze e qualifiche nel settore specifico. In particolare il binomio Alampi-Rossato aveva costituito numerose società, tra cui la “Rossato Sud”, per opere di bonifica, protezione ambientale, smaltimento e recupero dei rifiuti, aggiudicandosi, attraverso il sistematico ricorso ai tradizionali metodi di intimidazione mafiosa, diversi appalti per la gestione di alcune discariche in provincia di Reggio Calabria.
L’indagine si era conclusa con l’emissione di 14 misure cautelari a carico di altrettante persone, tra i quali lo stesso Matteo Alampi, successivamente condannato dalla Corte di Appello del capoluogo reggino, alla pena di 10 anni di reclusione per associazione mafiosa e altri reati. L’iter processuale aveva visto altresì la confisca della società “Edilprimavera” e l’iniziale sequestro della Società “Rossato Sud srl”.

La cosca Alampi egemone nel locale di Trunca
L’odierna attività, oltre ad accertare l’intraneità della cosca Alampi alla ‘ndrangheta reggina ed il ruolo preminente rivestito nell’ambito della locale di “Trunca”, ha offerto uno spaccato emblematico dei molteplici interessi illeciti promossi e gestiti dall’organizzazione, assolutamente pervasiva ed efficace sul piano dell’infiltrazione illecita del tessuto economico ed imprenditoriale della provincia reggina.
In tale quadro sono stati raccolti significativi elementi sull’evoluzione della cosca Alampi: dai trascorsi legati alla partecipazione del capo bastone Giovanni Alampi cl.’46 al summit di Montalto del 1969, ai più attuali conferimenti di cariche di ‘ndrangheta al decano della famiglia.

In particolare è stata riscontrata:

  • una definita e collaudata organizzazione strutturale e funzionale, in ragione dell’esistenza di mezzi, supporti logistici e strumenti a disposizione della cosca, con la definizione di ruoli e specifiche mansioni;
  • una strategia criminale a livello imprenditoriale, con un potere di penetrazione e collusione nella pubblica amministrazione, per aggiudicarsi gli appalti di maggior interesse, tra cui i lavori di ricopertura della discarica di località Marrella del Comune di Gioia Tauro (RC) e la bonifica del sito della discarica di Calanna (RC);
  • una forza di intimidazione ed un controllo del territorio mediante l’esplicazione di un proprio potere coercitivo ed estorsivo, forte dei legami diretti con le più significative cosche del “Mandamento di Centro”, tra cui quelle riconducibili ai Condello ed ai Rosmini. In tale ambito sono state documentate le fittizie assunzioni, in seno alla “Rossato Sud”, di Francesco Domenico Condello, figlio di Pasquale Condello detto “Il Supremo”, e di Diego Rosmini, figlio di Demetrio cl. ’53.

La riorganizzazione e la riacquisizione delle imprese
L’attività investigativa dopo le richiamate condanne ha seguito il processo di riorganizzazione del sodalizio sviluppato attraverso la riacquisizione delle imprese sottoposte a vincoli reali e comunque sottratte alla disponibilità gestionale della cosca. In tale ambito, la riaffermazione degli interessi economico-imprenditoriali del sodalizio ha coinciso con il dissequestro della “Rossato Sud srl”, che secondo l’accusa diveniva, pertanto, lo strumento degli Alampi per continuare ad infiltrare il remunerativo settore degli appalti ecologici.

Dal carcere le direttive attraverso i legali di fiducia
E’ emerso, in particolare, come Matteo Alampi, dal carcere, impartisse precise direttive ai più stretti familiari, anche attraverso i legali di fiducia (gli avvocati Giulia Dieni e Giuseppe Putortì, entrambi arrestati per concorso esterno in associazione mafiosa), sulla gestione degli affari e sulle modalità di riorganizzazione del circuito imprenditoriale.

Segnatamente, le indagini hanno documentato ogni fase del programma delittuoso, perfezionatosi attraverso:

  • L’inserimento di prestanome e la nomina di nuovi referenti tecnici nella Società “Rossato Sud srl”, e nelle altre imprese controllate attraverso il “Consorzio Stabile Airone Sud”: ed in particolare con la nomina dell’ingegnere Lauro Mamone cl.’57 e di Domenico Alati cl.’73, rispettivamente in qualità di amministratore e direttore tecnico della citata società;
  • Il risanamento economico dei bilanci dell’impresa, con una mirata attività di saldo dei debiti e concomitante recupero dei crediti, anche con il sistematico ricorso ai tradizionali metodi di intimidazione mafiosa nei confronti di fornitori e clienti;
  • L’individuazione di una nuova squadra di collaboratori, tra impiegati, operai ed autisti, assunti o riconfermati secondo le direttive del presunto capocosca Giovanni Alampi: tra costoro dipendenti della “Edilprimavera”;
  • Il progressivo svuotamento dei beni materiali ed immateriali della società “Edilprimavera”, con la complicità dell’amministratore giudiziario Rosario Giovanni Spinella, utilizzata esclusivamente per il nolo a freddo dei mezzi d’opera a vantaggio della “Rossato Sud” e del “Consorzio Stabile Airone Sud”.

Le indagini hanno evidenziato come gli amministratori delle citate società siano ricorsi costantemente all’emissione di sovrafatturazioni relative alle nuove commesse aggiudicate, per la realizzazione di ingenti provviste in nero destinate alla cosca Alampi. Le indagini hanno anche evidenziato interventi illeciti relativi all’aggiudicazione dei lavori per la bonifica e la successiva riapertura della discarica sita nel Comune di Calanna (RC), ottenuta con la compiacenza dell’ex sindaco, Luigi Catalano, che – dagli elementi acquisiti – emergeva aver fatto redigere dall’ufficio tecnico comunale un bando di gara, con parametri concordati con i vertici dell’impresa mafiosa.

L’interesse della cosca Alampi per gli appalti ecologici ha riguardato anche il complesso delle attività gravitanti intorno al termovalorizzatore di Gioia Tauro (RC), all’epoca gestito dalla “Veolia Servizi Ambientali Tecnitalia Spa”. All’interno di tale struttura, ed in particolare della “Termo Energia Calabria Spa”, l’organizzazione aveva inserito un proprio referente, rivelatosi decisivo per l’aggiudicazione dei lavori di ricopertura della discarica “Marrella” di Gioia Tauro (RC), in favore delle imprese controllate dalla cosca.
Nella gestione di quest’ultima commessa, peraltro, sono emersi accordi con associati di altri locali, in particolare con la cosca Alvaro detti “Testazzi-Cudalonga” di Cosoleto e Gallico di Palmi, in relazione alla fornitura dei materiali di copertura ed al relativo trasporto per il conferimento in discarica.

Le indagini hanno anche evidenziato l’esistenza di accordi tra gli Alampi ed i titolari della Società Filtrans, riconducibile alla cosca “Ficara”, per appropriarsi di rilevanti somme di denaro ai danni della stessa Veolia, attraverso un collaudato sistema di false fatturazioni per prestazioni in subappalto.

Nel quadro della complessiva attività il GIP del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto il sequestro preventivo di 5 aziende:

  • “Rossato Sud srl” e “Consorzio Stabile Airone Sud”, sedenti a Reggio Calabria e direttamente riconducibili alla cosca ALAMPI;
  • “Impresa Individuale di Galimi Giuseppe”, con sede a Palmi (RC), gestita dall’omonimo nucleo familiare organico alla cosca Gallico di Palmi (RC);
  • – “Co.Ge.Mer srl” e “P&O srl”, rispettivamente sedenti in San Ferdinando (RC) E Cosoleto (RC), e riconducibili alla cosca Alvaro di Cosoleto (RC).

L’elenco degli arrestati destinatari di misura di custodia cautelare in carcere:

  1. Carmela Alampi, di 43 anni
  2. Giovanni Alampi, di 68 anni
  3. Matteo Alampi, di 45 anni
  4. Valentino Alampi, di 36 anni
  5. Domenico Alati, di 41 anni
  6. Carmelo Catalano, di 46 anni
  7. Giulia Mariarossana Dieni, di 52 anni
  8. Lauro Mamone, di 57 anni
  9. Matteo Palumbo, di 44 anni
  10. Giuseppe Putortì, di 47 anni
  11. Antonio Quattrone, di 40 anni
  12. Sandro Rossato, di 63 anni
  13. Maria Giovanna Siclari, di 43 anni
  14. Paolo Siclari, di 70 anni
  15. Rosario Giovanni Spinella, di 55 anni

L’elenco degli arrestati destinatari di misura di custodia cautelare degli arresti domiciliari:

  1. Carmela Barreca, di 45 anni
  2. Antonino Battaglia, di 38 anni
  3. Luigi Catalano, di 47 anni
  4. Laura Cutrupi, di 32 anni
  5. Gaspare Giuseppe Gozzi, di 59 anni
  6. Andrea Itri, di 40 anni
  7. Salvatore Laboccetta, di 63 anni
  8. Giuseppe Maria Rosario Longo, di 50 anni
  9. Bruno Pellicanò, di 65 anni

 

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  1. newz

    Riceviamo e pubblichiamo dall’avv. Giacomo Falcone:

    L’avv. Giacomo Falcone, nella qualità di difensore del sig. Luigi Catalano, in rettifica rispetto a quanto erroneamente riportato precisa quanto appresso: il mio assistito è imputato per fatti risalenti al 2009 allorquando rivestiva la carica di Sindaco del Comune di Calanna.
    L’Amministrazione ha bandito un appalto che oggi risulta essere stato oggetto di una più ampia inchiesta sui rifiuti che nemmeno marginalmente ha coinvolto il sig. Catalano. In considerazione del ruolo di amministratore ricoperto all’epoca dei fatti, nei confronti dello stesso è stata adottata la misura cautelare degli arresti domiciliari in attesa che chiarisca il suo operato. Nel giro di qualche giorno la magistratura, nella quale confidiamo, chiarirà l’operato dell’ex Sindaco.
    L’appalto riguarda l’affidamento di un incarico per la progettazione di opera di caratterizzazione di una discarica sita nel Comune per l’importo di circa 14.000 euro effettuato, si ribadisce, nel massimo rispetto delle regole di trasparenza e buona amministrazione. Le indicazioni contenute nell’articolo pubblicato, inerenti un presunto collegamento con la mafia, costituiscono gratuite illazioni, non corrispondono a realtà e non trovano riscontro negli atti processuali”.
    Distinti saluti avv. Giacomo Falcone.

    NOTA DEL DIRETTORE: Come si può agevolmente evincere dall’articolo che abbiamo pubblicato in alcun modo abbiamo “congetturato” l’aggravante della modalità mafiosa per il reato in capo al sig. Luigi Catalano, riportando semplicemente la nota stampa inviata dai Carabinieri a tutte le Testate accreditate, senza nulla togliere e senza nulla aggiungere da quanto comunicato dall’Arma.

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