sabato 21 aprile 2018 14:56
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Lamezia Terme. La Dia di Catanzaro sequestra beni per 8 milioni di euro all’imprenditore Francesco Cianflone

Lamezia Terme (Catanzaro). Nel corso della mattinata gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro, rende noto un comunicato stampa della Dia che qui pubblichiamo integralmente, hanno avviato l’esecuzione di un decreto di sequestro del patrimonio riconducibile al cinquantanovenne, Francesco Cianflone, imprenditore edile tratto in arresto dalla Dia a maggio dello scorso anno, nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata “Piana”, per associazione a delinquere di stampo mafioso (art. 416 bis c.p.).
Il provvedimento di sequestro, disposto dal Tribunale di Catanzaro, trae origine da un’articolata proposta avanzata ai sensi del c.d. codice antimafia (decreto legislativo n.159/11) dal Direttore della Direzione Investigativa Antimafia Arturo De Felice, nella quale sono confluiti gli esiti di capillari indagini patrimoniali, svolte dagli uomini della Sezione Operativa di Catanzaro, che hanno interessato un arco temporale compreso tra il 1996 ed il 2012.

Il complesso dei beni interessati dal provvedimento di sequestro, del valore stimato di circa 8 milioni di euro, comprende:

  • “Azienda Agricola di Cianflone Francesco”, attiva in Amato (CZ);
  • Capitale sociale ed intero compendio aziendale della “COSTRUZIONI s.r.l.”, attiva in Amato ed operante nel comparto edilizio;
  • Capitale sociale ed intero compendio aziendale della “MOVITERRA s.r.l.”, attiva in Lamezia Terme ed operante nel comparto edilizio;
  • 15 immobili;
  • 40 beni mobili registrati;
  • 35 rapporti finanziari.

Con l’operazione Piana, conclusa nella primavera dello scorso anno, gli uomini della Dia di Catanzaro avevano ricostruito, mediante l’analisi delle dichiarazioni rese da noti collaboratori di giustizia del comprensorio lametino, dissociatisi dopo il loro arresto proprio dal clan mafioso Giampà, la fitta rete dei torbidi interessi economici che hanno legato certa imprenditoria agli ambienti della criminalità organizzata locale.
Il quadro investigativo emerso a seguito dei riscontri effettuati ha evidenziato una anomalia, consistente nel rivolgersi ad un referente mafioso operante su di un determinato territorio, per ottenere l’aiuto necessario per sbaragliare eventuali concorrenti. Così, attraverso un patto, l’associazione ‘ndranghetistica dei Giampà, egemone sul territorio di Nicastro, è riuscita a penetrare il tessuto economico cittadino, estromettendo dal mercato tutte quelle realtà imprenditoriali sane, evidentemente indisponibili a scendere a compromessi con un regime monopolistico di chiaro stampo mafioso.
L’operazione Piana aveva evidenziato come Cianflone, insieme ad altri imprenditori, anch’essi ritenuti “vicini” alla cosca Giampà, mettesse le proprie aziende a totale disposizione dell’organizzazione mafiosa di riferimento, stringendo con la stessa illeciti patti per sfruttare a proprio vantaggio i poteri di intimidazione dell’organizzazione, ritenendoli un valido metodo per conquistare una posizione di egemonia e per conseguire il proprio successo imprenditoriale ai danni di tutte quelle imprese sane che di fatto vengono estromesse dal mercato.
Gli esiti investigativi dell’operazione Piana avevano indotto il gip distrettuale catanzarese a disporre, tra l’altro, il sequestro preventivo delle quote societarie e dell’intero compendio aziendale della “COSTRUZIONI s.r.l.” e della “MOVITERRA S.n.c.”.
Più recentemente a Cianflone, indagato per turbata libertà degli incanti (art. 353, II comma, c.p.) nell’ambito dell’Operazione Ceralacca 2, è stata notificata la misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal Tribunale di Reggio Calabria in data 9 gennaio scorso.

Muovendo da queste premesse la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catanzaro, chiamata a valutare la richiesta formulata dalla Dia, ha preliminarmente ritenuto di poter formulare nei confronti dell’odierno proposto “… un giudizio di pericolosità sociale qualificata, attesa la ritenuta appartenenza al sodalizio mafioso dei Giampà, il quale provvedeva ad assicurare alle imprese del Cianflone appalti o subappalti nella fornitura di calcestruzzo, con suddivisione degli introiti, ricevendo appoggi anche per scavalcare le regole della normale concorrenza di mercato. …”.
Ulteriormente, l’autorità giudiziaria, nell’apprezzare le risultanze dei rigorosi accertamenti patrimoniali condotti dagli investigatori della Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro, ha rilevato “… una evidente sproporzione tra redditi dichiarati dal nucleo familiare, considerato che, a fronte dei redditi dichiarati da Cianflone Francesco … e dal coniuge …, è stata accertata, da parte dello stesso nucleo familiare, la disponibilità di beni immobili, mobili e risorse finanziarie di rilevante valore economico, neppure giustificabili con l’esercizio delle attività economiche delle quali Cianflone e il coniuge risultano titolari. …”.
Così, il Tribunale, ad ulteriore sostegno del provvedimento di sequestro, ha sostenuto che la proposta della Dia “… riporta, in modo specifico e dettagliato, il rapporto tra i redditi dichiarati dal nucleo familiare e gli esborsi (comprensivi anche della spesa familiare annua, secondo le indicazioni ISTAT) effettuati nel corso dei singoli anni, pervenendo a risultati negativi per quasi tutti gli anni, e, per alcuni, per importi di tutto rispetto, …”. Ancora, il Tribunale ha contemporaneamente osservato che “… il Cianflone e il coniuge … risultano essere intestatari di rapporti bancari, di investimenti mobiliari e polizze assicurative per importi complessivamente rilevanti e che non trovano giustificazione nei redditi dichiarati,…”.

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