lunedì 23 aprile 2018 05:43
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Infiltrazioni della ‘ndrangheta in Emilia Romagna: la Dia sequestra patrimonio della cosca Grande Aracri di Cutro

Firenze. Personale della Dia di Firenze e di Bologna, coadiuvato dai Carabinieri di Reggio Emilia, ha effettuato, nelle province di Reggio Emilia, Perugia e Crotone, sequestri di beni riconducibili – rende noto un comunicato stampa della Dia – ai fratelli Sarcone, tutti imprenditori edili di origine cutrese da anni stabilitisi in Emilia, ritenuti presunti affiliati alla ‘ndrangheta calabrese e precisamente alla cosca Grande Aracri di Cutro (KR), particolarmente attiva nelle estorsioni ai danni di imprenditori operanti in vari settori dell’economia locale.
Il sequestro è stato disposto in via d’urgenza dal Presidente del Tribunale di Reggio Emilia, su richiesta del Direttore della Dia, Arturo De Felice (nella foto), dopo che gli investigatori del Centro Operativo di Firenze avevano rilevato, da parte di familiari di uno dei fratelli, ripetuti tentativi di sottrarre al sequestro ingenti somme di denaro.
I beni posti in sequestro sono costituiti da circa 40 immobili (terreni e fabbricati) nonché numerosi autoveicoli, intestati a persone fisiche e giuridiche, quote societarie e compendi aziendali nonché consistenti disponibilità finanziarie. Il valore complessivo è stimabile in oltre 5 milioni di euro.
L’operazione si colloca nell’ambito di un procedimento di applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali avviato a seguito di richiesta formulata dal Direttore della Dia all’esito di una accurata analisi delle infiltrazioni della criminalità organizzata di origine calabrese nei settori imprenditoriali dell’Emilia Romagna, effettuata dalla Dia di Firenze. In tale contesto, è stata monitorata la posizione dei quattro fratelli, ritenuti presunti affiliati alla ‘ndrangheta, uno dei quali già condannato, con sentenza di primo grado emessa nel 2013, ad una pena di otto anni ed otto mesi per il delitto di associazione di tipo mafioso, essendo stato accertato il suo presunto ruolo di vertice nella cosca Grande Aracri. Agli stessi, a seguito di articolati accertamenti patrimoniali, sono risultati riconducibili beni con valore palesemente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati e all’attività economica svolta.

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