venerdì 20 aprile 2018 02:33
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Il Sindaco, i migranti e la città che aspetta

Reggio Calabria. Scrivo nella mia qualità di responsabile della Cooperativa “Altamarea”, una piccola impresa che opera in città nel settore del turismo e della ristorazione, cercando di esserci nella città che aspetta. Come previsto, facilmente e da tanti, al primo turno la città ha il suo Sindaco.
Previsto facilmente, perché il Sindaco porta un cognome importante, che ha incantato, fatto sognare la città, forse persino di più di quanto si potesse auspicare. Il compianto Italo, il professore come affettuosamente si chiamava , che ha salutato suo figlio Giuseppe, i suoi cari, la città anzitempo. Ne è rimasto, anche per questo, il mito. Intatto, anzi rafforzato.
Previsto facilemente perché siamo nell’era Renzi, giovane audace che trentenne già diventa Sindaco di una città simbolo d’Italia. Facile, per tutti, accostare l’ immagine di Giuseppe Falcomatà a quella dell’intraprendente Presidente del Consiglio con conseguenti ritorni e benefici.
E tutto si è compiuto, agevolmente, nonostante qualche sua “incertezza” , non da poco, anche all’avvio della campagna elettorale. Sull’onda portante, che tutto ha spiaggiato.
Io, personalmente, ricordo due episodi, che mi inducono a riflettere. Emblematiche le sue dichiarazioni sulla questione “immigrati”, la sua proposta di “accoglierli” per ripopolare le zone interne spopolate del territorio. Rivela tanta ingenuità, tanta quasi da occultare ogni ipotesi di ritenere “populista” la sua proposta. Cioè di voler acquisire consensi a destra e a manca cercando di contemperare le posizioni di chi, nella città è intollerante con quelle di chi è solidale. Io, che mi colloco nella seconda categoria, se non fosse così giovane, sarei infastidito a sentire strumentalizzare i drammi dell’uomo con soluzioni così semplicistiche e demagogiche. Lei ha forse confuso l’esistenza di esperienze e progetti interessanti sul nostro territorio (es. Riace), realizzati in ambiti ristretti e “selezionati” , con la possibilità di far confluire uomini nelle zone interne del nostro territorio per “ripopolarli” . Imbarazzante, de visu, l’analogia della sua proposta con i processi di “ripopolazione” faunistica del territorio. E poi, quali prospettive per gli uomini, se non quella di finire, in un modo o nell’altro, vittime o manovalanza, nelle mani della n’drangheta?
L’altro episodio concerne l’anniversario della morte di Monsignor Italo Calabrò, uomo di grandissimo spessore della Chiesa reggina. Che lei, certo non ha potuto conoscere. Eppure fra gli aspiranti candidati a sindaco, fra i tanti politici della città (compreso quelli che Don Italo lo avevano consociuto) è stato l’unico ad “omaggiare” attraverso i media (quest’anno, poco prima delle primarie ) la sua figura. E qui non penso che sia il caso di aggiungere commenti.
Lei adesso è Sindaco , come lo è stato suo padre, come lo è stato Renzi alla sua età, in una città importante. Io penso, quindi, che lei sia lì per questo, per questioni di analogia e di “eredità”, dato che ancora non ha avuto modo di farsi apprezzare per le sue capacità.
E adesso viene la parte difficile del suo lavoro. Reggio è una città che costruisce facilmente Miti. Forse perché la gente, nell’angoscia, a qualcosa deve pure aggrapparsi. Ma altrettanto facilmente i suoi miti li distrugge. La storia, anche recente, lo insegna. Reggio, ora, è una città che soffre, tanto. Parlare di Primavera di Reggio, già da ora , solo perché il risultato elettorale è stato incassato, non mi sembra indice solo di esuberanza giovanile . C’è qualcosa in più, che preoccupa.
Quando farà le scelte che condizioneranno il futuro della città, qualcosa apparirà più chiaro. Confido nel coinvolgimento di energie nuove e persone capaci. Ovviamente fra chi lo ha sostenuto ce ne sono tante. Ma ci sono anche i “migranti” , non i poveri disperati che attraversano il mare. Ci sono quelli che migrano dal vecchio al nuovo, cercando di mimetizzarsi, come fanno quei poveri sventurati che attraversano il mare rischiando la vita, ma con ben altri fini. Reggio, da decenni almeno, è una città che aspetta . Ma la pazienza non è più tanta.

Giovanni Canzoniere

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