venerdì 20 aprile 2018 01:27
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Mario Congiusta

Omicidio Congiusta. Cassazione rinvia, padre vittima restituisce tessera elettorale, protesta contro vuoto legislativo

Reggio Calabria. Mario Congiusta, padre del giovane imprenditore calabrese Gianluca Congiusta, ucciso a Siderno il 24 maggio 2005, ha restituito al ministro della Giustizia la tessera elettorale in segno di protesta “per la scarsa considerazione che la politica e le istituzioni hanno nei confronti dei cittadini che chiedono che vengano colmati vuoti legislativi di particolare importanza per la giustizia e per l’incolumità delle persone”. In una lunga lettera aperta, infatti, Mario Congiusta spiega che Tommaso Costa è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Locri per l’omicidio Congiusta, per associazione di stampo mafioso e altro. Condanna confermata dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria. Senonché la seconda sezione della Cassazione ha annullato con rinvio, relativamente al solo omicidio, a diversa sezione della Corte d’Assise d’Appello per un nuovo giudizio. Una conseguenza, secondo Mario Congiusta, di un vuoto legislativo da lui stesso segnalato al ministro in email mesi fa.
Identica segnalazione che Congiusta afferma di avere fatto anche a Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia; al premier Matteo Renzi, all’on. Magorno, componente delle commissioni Giustizia e Antimafia, e a decine di parlamentari di vari partiti.
La normativa vigente – spiega il padre di Gianluca Congiusta – regolamenta l’utilizzabilità come prova solo delle intercettazioni ambientali e telefoniche mentre non regolamenta l’utilizzabilità delle lettere intercettate ai detenuti. Pertanto, in assenza di una specifica previsione normativa, l’intercettazione della corrispondenza epistolare è illegittima e processualmente inutilizzabile.
“E’ facilmente comprensibile – scrive Congiusta al ministro guardasigilli – che, se il vuoto normativo non viene tempestivamente eliminato, il crimine organizzato continuerà ad avere a sua disposizione un mezzo di comunicazione, semplice ma efficace e, soprattutto, assolutamente inviolabile dagli organi inquirenti, che consentirà, ad esempio, anche ai “boss” detenuti, di continuare ad impartire ordini e direttive agli affiliati”.

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