martedì 24 aprile 2018 02:56
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Auto e bus troppo vecchi e inquinanti sulle strade d’Italia

Automobili ipertecnologiche, connesse alla rete e capaci di risparmiarci anche la fatica del parcheggio? Mentre la pubblicità ci dipinge un mondo in cui gli automobilisti salgono sui nuovi modelli di quattroruote destreggiandosi tra mille gingilli elettronici, ben diversa è la realtà sulle strade della Penisola. Le autovetture che circolano in Italia sono sempre più vecchie: l’ACI ha stimato in 9,5 anni l’età media del parco circolante tricolore, e in 7.500 euro il valore auto usate medio, ora facilmente calcolabile tramite servizi online gratuiti. A guidare un’auto un po’ anzianotta non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che i veicoli con un decennio di vita alle spalle rappresentano per chi le guida un rischio di incidente raddoppiato rispetto a quelle appena uscite dalla concessionaria, e anche dal punto di vista ambientale le emissioni di CO2 sono ben più elevate. Lo stesso discorso vale anche per gli autobus, che conquistano il poco ambito gradino più alto del podio come i più vecchi d’Europa: in questo caso l’età media è di ben 16 anni.

A livello regionale la situazione è tutt’altro che omogenea. L’anzianità delle autovetture raggiunge il picco massimo a sud dello Stivale e ciò si riflette su una maggiore diffusione di veicoli certificati Euro 0, 1, 2 e 3, ma è anche evidente la predominanza dell’alimentazione a benzina. Osservando le statistiche ACI, si nota come a nord – con l’Emilia Romagna in testa – gli equilibri tra la diffusione dei motori a benzina e diesel e le alimentazioni “alternative”, quali metano, GPL, e in piccola percentuale anche ibride ed elettriche, si stiano lentamente modificando dando maggiore spazio alle vetture ecologiche. Più che il trasporto privato, per questo si devono ringraziare le flotte dei servizi di car-sharing, le quali hanno evidentemente beneficiato degli incentivi statali volti a promuovere le auto “verdi”.

Se i privati cittadini continuano a rischiare la propria incolumità – e quella altrui – su trabiccoli poco sicuri, i motivi sono molteplici: oltre al costo iniziale di un’auto nuova, proibitivo per la maggior parte delle famiglie, a sud e non solo, ci sono i costi di gestione – carburante, assicurazione, imposte e manutenzione – e, nel caso delle auto a metano e ibride, anche la mancanza di un’infrastruttura paragonabile a quella dei normali benzinai.

Soluzioni? La proposta di cancellare il bollo per almeno tre anni alle autovetture appena immatricolate è al momento arenata in attesa che il Parlamento decida se approvarla o meno, mentre per gli eco-incentivi il limite è fissato al 31 gennaio di quest’anno. Troppo poco per rilanciare un mercato in affanno e ringiovanire le quattroruote italiane.

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