lunedì 23 aprile 2018 13:37
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Operazione Ultima Spiaggia: i dettagli dell’indagine

Reggio Calabria. Alle prime luci dell’alba di oggi, 18 dicembre 2014, nelle Province di Reggio Calabria, Imperia e Pesaro, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 52 soggetti, presunti appartenenti e contigui alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca Paviglianiti, operante nei comuni di San Lorenzo (RC) e Bagaladi (RC) e territori limitrofi, responsabili a vario titolo di:

  • associazione di tipo mafioso;
  • concorso in associazione di tipo mafioso;
  • concorso in illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso;
  • concorso in falsità ideologica commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici, aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso;
  • corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso;
  • concorso in intestazione fittizia di beni, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso;
  • concorso in estorsione aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso;
  • truffa aggravata ai danni dello Stato;
  • concorso in detenzione e porto illegale in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi comuni da sparo, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso;
  • concorso in furto aggravato ed indebito utilizzo di carte di pagamento;
  • associazione finalizzata alla produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti;
  • concorso in spaccio di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo marijuana e cocaina.

Le investigazioni, avviate nel novembre del 2009, si sviluppano in prosecuzione dalle indagini svolte sempre dai Carabinieri di Reggio Calabria con il coordinamento della locale Direzione Distrettuale Antimafia nell’ambito della c.d. operazione Ada, che aveva focalizzato l’attenzione nel comprensorio del comune di Melito di Porto Salvo, dove è egemone la cosca Iamonte (a sua volta coinvolta anche nell’operazione Crimine e facente parte dell’organizzazione unitaria). Il principio unitario che ispira i nuovi assetti della ‘ndrangheta reggina determina inevitabilmente l’interazione tra le cosche, facendo così che nel corso dell’operazione Ada venissero chiamati in causa presunti boss e gregari di un altro sodalizio mafioso, nella fattispecie quello capeggiato dalla famiglia Paviglianiti, che esercita il suo predominio nella zona ionica reggina e più specificatamente nel comprensorio dei comuni di San Lorenzo (RC) e Bagaladi (RC), dove la cosca esercita la propria influenza condizionando ogni espressione della vita economica e sociale e perfino l’agire delle amministrazioni comunali.

L’attività investigativa svolta, inoltre, ha trovato pieno riscontro nelle successive dichiarazioni rese da Giuseppe Ambrogio, arrestato con l’accusa di essere presunto affiliato della cosca Iamonte che, a circa un mese dal suo arresto maturato nel corso dell’esecuzione dell’operazione Ada, ha deciso di collaborare con la giustizia. L’attendibilità delle rivelazioni fatte in ordine a boss e gregari della cosca Paviglianiti sarebbe data dal legame di parentela che egli ha con personaggi di primo piano della cosca medesima.
Degni di nota sono i rapporti che i vertici della cosca hanno sempre intrattenuto con i rappresentanti di maggior livello delle altre famiglie mafiose, in primis la cosca Iamonte, i cui interessi economici sono inevitabilmente destinati ad intrecciarsi.
Il concetto unitario di ‘ndrangheta è avvalorato, oltre che dall’attività investigativa effettuata, anche da alcuni riscontri oggettivi da cui si evince il forte legame stretto dai Paviglianiti con affiliati di primo piano della cosca Tegano-De Stefano, egemone nel quartiere Archi del capoluogo reggino.

Gli interessi della cosca vanno dall’esercizio della pratica estorsiva, mediante la quale si assicurano il controllo del territorio; al controllo degli appalti pubblici, che vengono di norma affidati a ditte compiacenti riconducibili alla cosca; ed anche il traffico di stupefacenti che i sodali pongono in essere servendosi di una nutrita schiera di giovani affiliati.
Gli introiti derivanti dal traffico di sostanze stupefacenti vengono reinvestiti in attività commerciali, della cui gestione si incaricano direttamente gli esponenti della cosca Paviglianiti o prestanome ai quali viene intestata l’attività. L’azzeramento della concorrenza è uno degli obiettivi che il sodalizio si prefigge di perseguire in maniera tale da avere piena libertà d’azione e per il raggiungimento del quale si assiste ad un frequente ricorso ad azioni intimidatorie e danneggiamenti, la cui esecuzione mette il suggello al predominio della cosca sul territorio.
Nell’estate del 2010 vede i natali un lido, uno stabilimento balneare, i cui titolari, sin dalla prima stagione estiva, riescono a sbaragliare la concorrenza ricorrendo, secondo l’accusa, ad azioni intimidatorie continue (vedi i ripetuti atti intimidatori e danneggiamenti di cui nel corso degli anni è stato vittima un operatore turistico della zona del comune di San Lorenzo).
Si assiste inoltre ad un frequente passaggio del testimone tra prestanome della cosca che si avvicendano nella proprietà di un Bar di San Lorenzo frazione Marina.

La pervasività del fenomeno mafioso è tale che nemmeno le istituzioni locali riescono a liberarsi dal giogo della cosca e la sottile linea di demarcazione tra affiliati ed amministratori pubblici conniventi diviene sempre più flebile: l’attività d’indagine esperita ha infatti dimostrato come la cosca abbia collocato nei punti nevralgici delle amministrazioni locali uomini di fiducia, attraverso i quali è stato possibile condizionare il regolare svolgimento della vita politico/amministrativa, nonché stravolgere le regolari procedure di assegnazione dei lavori pubblici diventati quindi appannaggio di una ristretta cerchia di imprenditori affiliati e/o contigui alla cosca.
Il sostegno fornito da amministratori e funzionari del comune di San Lorenzo, al servizio della cosca, si rivelerà determinante: in seno al comune di San Lorenzo, due dipendenti, rispettivamente responsabile dell’area tecnica e dell’area amministrativa-finanziaria, giocheranno un ruolo determinante permettendo che il titolare del lido in violazione della normativa vigente, possa ottenere le autorizzazioni necessarie all’edificazione della struttura, pur in assenza di nulla osta paesaggistico.
L’importanza delle figure cardine dei due dipendenti comunali si denota anche nella discutibile gestione dei lavori pubblici ed in un eccessivo ricorso alle somme urgenze che divengono appannaggio di una ristretta cerchia di imprese: nel settore edile e del movimento terra a farla da padrone sono in particolare due imprese.

La cosca Paviglianiti si è rivelata molto attiva nel settore del traffico di stupefacenti allacciando rapporti con personaggi attivi in un sodalizio operante nella Locride dai quali erano soliti rifornirsi di marijuana e facente capo a esponenti della cosca Morabito-Palamara-Scriva, operante nel comprensorio di Africo Nuovo e dei comuni limitrofi. L’attenzione investigativa focalizzatasi verso il predetto sodalizio ha evidenziato come la predetta organizzazione gestisca un fiorente traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina anche con le provincie siciliane.

Contestualmente all’esecuzione del provvedimento restrittivo, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo di 5 imprese (tra cui uno stabilimento balneare ed un frantoio oleario) riconducibili alle cosca Paviglianiti, per un valore complessivo di 10 milioni di Euro circa.

Nel corso dell’operazione sono stati impiegati oltre 250 Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, supportati dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori e dell’8° Nucleo Elicotteri.

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