venerdì 20 aprile 2018 18:30
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Da sinistra: Barone, Mucci, De Magistris, Falferi, Valerio, Piasentin

I dettagli sulla cattura del latitante Natale Trimboli: foto nomi e video

Reggio Calabria. Si è tradito quando ha detto di essere di Platì. I Carabinieri della Stazione di Molochio, piccolo comune della Piana di Gioia Tauro in provincia di Reggio Calabria, non sapevano chi fosse quell’individuo senza documenti ma con un bagaglio di indumenti e biancheria sorpreso insieme ad altre persone all’interno di un’abitazione nel centro del paese e di proprietà di nessuno di loro. Quando l’uomo ha dichiarato di essere di Platì, ai Carabinieri è bastato inviare una foto del suo volto ai colleghi di quella Stazione. L’intuizione è stata più che felice. I Carabinieri della Locride, infatti, conoscevano bene quel volto, appartenente al latitante di ‘ndrangheta Natale Trimboli, inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi stilato dal Ministero dell’Interno, cui già davano la caccia. E’ stato così che i Carabinieri hanno messo fine alla latitanza di Trimboli, che durava dal 2010. Il posto scelto come covo, fanno notare gli investigatori, non era poi troppo distante da Platì, in modo da consentire al latitante di mantenere saldi i rapporti col territorio d’origine.
E’ stato così che nella tarda serata di ieri i Carabinieri della Compagnia di Taurianova, diretta dal capitano Marco Barone, hanno tratto in arresto Natale Trimboli, 46enne originario di Platì, latitante dal 2010 che vanta al suo attivo precedenti penali e di polizia per gravissimi reati commessi fin dagli anni ’90.
Natale Trimboli, che secondo l’accusa è membro di spicco delle compagini ‘ndranghetiste facenti capo alle famiglie Trimboli–Marando, operanti a Platì (RC) e da tempo insediatesi anche a Torino e provincia, era gravato da due ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Tribunale di Torino per omicidio plurimo aggravato, occultamento di cadavere ed associazione a delinquere di tipo mafioso, nonché da un ordine di esecuzione pena emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Torino per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, dovendo scontare una pena di 2 anni ed 11 mesi di reclusione.
L’operazione che nel corso della serata di ieri ha portato all’arresto del pericoloso latitante è scaturita dalle attività di controllo del territorio pianificate dal Comando Provinciale di Reggio Calabria, diretto dal colonnello Lorenzo Falferi, anche al fine di reperire gli spunti info investigativi necessari per la ricerca di latitanti.
I Carabinieri della Stazione di Molochio, avevano notato nel corso dei giorni precedenti delle presenze sospette all’interno di un appartamento di edilizia popolare sito nel pieno centro abitato del paese, che sapevano essere non occupato da tempo dall’assegnataria. Proprio l’attenzione ad ogni bagliore od ombra ingiustificata da quelle finestre, ha così indotto i Carabinieri ad eseguire in quell’appartamento una perquisizione finalizzata alla ricerca di armi clandestine, frequentemente nella disponibilità di pregiudicati di ogni genere. Il controllo così eseguito presso l’abitazione ha posto i Carabinieri di fronte alla presenza di quattro soggetti, tra i quali l’utilizzatore dell’appartamento, che non sapeva giustificare in maniera credibile la presenza di quelle tre persone, peraltro provenienti anche da comuni limitrofi. Quando poi uno di questi, sprovvisto di documenti, ha goffamente tentato di declinare false generalità ed è stato trovato in possesso di un bagaglio contenente biancheria ed indumenti pronti all’uso, è stato subito chiaro che lo sconosciuto occupante dell’appartamento non fosse lì per caso fortuito, ma che nascondesse qualcosa di più importante.
Il tempestivo ed efficace contributo dei Carabinieri della Stazione di Platì, del Nucleo Investigativo del Gruppo di Locri, rispettivamente diretti dal tenente colonnello Alessandro Mucci e dal tenente colonnello Giuseppe De Magistris, e dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, che da tempo gli stavano dando la caccia nella Locride, ha infatti consentito di identificare immediatamente la persona per Natale Trimboli.
Vistosi scoperto e non avendo alcuna possibilità di fuga, Trimboli ha così confessato la propria effettiva identità, senza opporre quindi alcuna resistenza all’arresto.
Le circostanze così come descritte hanno inoltre consentito di procedere all’arresto in flagranza anche dei tre, presunti fiancheggiatori, che gli avrebbero fornito ospitalità e sostegno logistico.

I tre arrestati con l’accusa di favoreggiamento sono:

  1. Natale Altomonte, di 65 anni;
  2. Carmine Luci, di 45 anni;
  3. Santo Surace, di 29 anni.

 



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