sabato 21 aprile 2018 15:09
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Minacce di morte ai pm della DDA: i dettagli sull’individuazione dell’autore delle telefonate – foto e video

Reggio Calabria. Resta adesso da capire se ci si trova davanti a un mitomane isolato, avulso da ogni contesto di criminalità organizzata, come sostiene la sua famiglia spiegando che il loro congiunto ha problemi, o se invece sia stato utilizzato da qualche mente più raffinata. Un uomo di 47 anni, Francesco Gennaro Triolo, è stato denunciato a piede libero per minacce, in quanto dalle indagini condotte dai militari della Guardia di Finanza di Reggio Calabria è risultato l’autore di una decina di telefonate contenenti minacce di morte a due magistrati della Direzione distrettuale antimafia. Destinatari delle minacce erano il sostituto Giuseppe Lombardo e il procuratore aggiunto Nicola Gratteri, entrambi impegnati in indagini delicatissime contro le cosche di ‘ndrangheta della provincia e del capoluogo. L’uomo è ritenuto autore di almeno una decina di telefonate, giunte sulle utenze del 112 e 117, ossia i numeri di pubblica utilità assegnati rispettivamente ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza, tutte effettuate da novembre scorso a gennaio da cabine telefoniche pubbliche.

Questo il tenore delle minacce:
“E’ PRONTA LA FESTA PER IL GIUDICE LOMBARDO AL PARCO CASERTA” ;
“SIAMO PRONTI AD UCCIDERE IL GIUDICE LOMBARDO”;
“UCCIDEREMO IL GIUDICE LOMBARDO”;
“SIAMO PRONTI A UCCIDERE LOMBARDO AL PARCO CASERTA”;
“C’È UNA BOMBA AL PARCO CASERTA PER IL GIUDICE LOMBARDO”;
“SIAMO PRONTI A UCCIDERE IL GIUDICE GRATTERI”;
“ORE 20.37 IL GIUDICE LOMBARDO È RIENTRATO IN CASA”.

Stamani è stato Vincenzo Lombardo, procuratore capo della Procura di Catanzaro, competente quando vittime di reato sono magistrati reggini, a illustrare i risultati dell’indagine, seguita dal procuratore in persona e dal suo sostituto Paolo Petrolo. 
Lombardo ha precisato che la cautela è d’obbligo, invitando la stampa a non sottovalutare, ma nemmeno a enfatizzare troppo il caso. Di certo c’è che la Guardia di Finanza in poco tempo, grazie a una serie di attività di indagine classica e grazie all’aiuto di sofisticate telecamere, è riuscita a individuare con certezza l’autore delle telefonate. Meno certo, al momento, è il ruolo dell’uomo. Gli inquirenti, che non a caso hanno anche disposto perquisizioni a carico di cinque soggetti che non risultano indagati, ma legati in qualche modo a Triolo, vogliono capire se si trovano di fronte a un mitomane, isolato da qualsivoglia contesto di criminalità organizzata, o se invece dietro a quest’uomo, conosciuto in città come un bonaccione, ci possa essere qualche mente più raffinata. Anche per questo le perquisizioni sono tese a rinvenire eventuali armi od oggetti che potessero in qualche modo suffragare le minacce di morte, gli inquirenti vogliono rendersi conto se, oltre alle minacce verbali, fosse stato approntato anche qualche tipo di preparativo per passare dalle minacce ai fatti.
Di certo, ancora, è che nonostante nelle minacce si facesse riferimento agli spostamenti del giudice Lombardo, lo stesso procuratore di Catanzaro ha sottolineato come gli spostamenti sotto scorta del magistrato non passano certo inosservati. Perfino la madre di uno dei due giudici ha ricevuto una telefonata minatoria, ma l’utenza sulla quale è stata chiamata sarebbe di dominio pubblico, in quanto censita regolarmente sull’elenco telefonico.
In ogni caso, la reazione della Procura di Catanzaro e della Guardia di Finanza, è stata sicuramente all’altezza dell’allarme e della paura che quelle telefonate avevano ingenerato per la sicurezza dei due magistrati. Così come, ha assicurato il procuratore Lombardo, resterà alta adesso l’attenzione nel comprendere le ragioni di tali telefonate. E’ stato lo stesso Lombardo a svelare durante la conferenza stampa che, quando ha appreso delle telefonate di minaccia, ha ricollegato subito l’accaduto a un fatto storico di cui ormai si era persa memoria tra gli investigatori. Già nel 2010, infatti, alcuni giudici reggini erano stati minacciati telefonicamente, si trattava del Procuratore Generale Salvatore di Landro, e del consigliere di Corte d’Appello Francesco Neri. Le indagini condotte all’epoca individuarono in un fratello di Triolo il presunto autore, per il quale fu chiesta una condanna a 5 mesi di reclusione, ma che il 29 marzo dello scorso anno fu assolto con formula piena dal Gup di Catanzaro per non aver commesso il fatto.

Fabio Papalia


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