venerdì 20 aprile 2018 11:01
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Arrestato il latitante Antonino Zampaglione

I dettagli sulla cattura del latitante Antonino Zampaglione: nomi, foto e video

Reggio Calabria. I Carabinieri non immaginavano che si sarebbero trovati faccia a faccia con un latitante di ‘ndrangheta. Ben due colpi di “intuito” investigativo, però, hanno consentito ai militari della Benemerita di porre fine alla latitanza di Antonino Zampaglione, 66enne imprenditore originario di Montebello Jonico. Tutto è nato da una normale attività di controllo del territorio operata dall’aliquota radiomobile del Norm, il Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Reggio Calabria, diretta dal capitano Francesco Soricelli. Un colpaccio, insomma, messo a segno grazie all’intuito di una pattuglia delle Gazzelle. Gli uomini comandati dal tenente Marco Liguori e dal maresciallo capo Andrea Romano, infatti, durante il “normale” servizio di controllo del territorio, hanno notato dei movimenti sospetti attorno a una casa nel quartiere di Catona, alla periferia nord cittadina. Alla “nota” è stato dato il giusto peso, e così il tenente Liguori ha potuto contare anche sugli uomini dell’aliquota operativa, per tenere d’occhio l’abitazione.
Due giorni di appostamenti erano appena trascorsi quando, oggi pomeriggio, i Carabinieri hanno notato due persone, un uomo e una donna, poi identificati in Fortunato Calabrese, 49enne operaio A.V.R. e la sua convivente, Elena Ciolacu, casalinga rumena di 33 anni, uscire a bordo di una utilitaria. I Carabinieri hanno pedinato la coppia fino al Comune di San Roberto, quando i due si sono fermati e stavano accingendosi a entrare in un’abitazione.
E’ a questo punto che è scattato il blitz dei Carabinieri, che sono entrati nella casa insieme alla coppia. Qui hanno trovato il fratello di Fortunato, Francesco Calabrese, 43enne disoccupato. Durante la perquisizione ad attirare l’attenzione dei Carabinieri è stato un semplice fil di ferro, un dettaglio insignificante, che invece ha condotto a scoprire il latitante. I militari, infatti, hanno notato una scala che conduceva a una pertinenza dell’abitazione alla quale si accedeva solo dall’interno della casa, il cui accesso era impedito da un filo di ferro. A insospettire i militari, però, la circostanza che quel fil di ferro non sembrava messo lì da molto tempo, come invece la posizione avrebbe fatto supporre. E’ così che hanno voluto vederci chiaro e fino in fondo, e proprio all’interno del controsoffitto, un lcoale adibito a deposito di attrezzi, si sono trovati faccia a faccia con un uomo privo di documenti, che uno dei militari però ha subito riconosciuto come un latitante attivamente ricercato. Né Zampaglione né gli altri tre erano armati, nessuno di loro ha opposto resistenza.
I due fratelli sono incensurati e i Carabinieri stanno tentando di comprendere quale legame potessero avere con Zampaglione. Nessuna arma è stata rinvenuta nemmeno nella casa di Catona, dove però è stato trovato un borsone con gli effetti personali di Zampaglione. I Carabinieri ritengono che la casa di San Roberto, di cui i due fratelli Calabrese sono originari, fosse utilizzata solo nel fine settimana. I due fratelli e la donna sono stati arrestati per procurata inosservanza di pena.
Antonino Zampaglione era latitante dall’anno 2012, anno in cui è divenuto destinatario di una ordinanza di esecuzione per la carcerazione emessa dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, riconosciuto colpevole dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso operante in Melito Porto Salvo e dell’omicidio volontario di Antonino Pangallo, commesso in Montebello Jonico in data 6 febbraio 1990.
Molti anni anni fa, ha rivelato il tenente colonnello Gianluca Valerio nel corso della conferenza stampa tenuta questa sera presso il Comando provinciale dei Carabinieri (nella foto in basso, da sinistra: Liguori, Valerio, Soricelli), Zampaglione era stato denunciato per riciclaggio di 11 banconote da 100 mila lire provenienti dal pagamento del riscatto per il sequestro di persona ai danni di Maria Sacco, avvenuto a Milano il 9 novembre 1978.
Nel 2011, a esito dell’attività investigativa svolta dal Comando Provinciale Carabinieri di Torino, Zampaglione era stato coinvolto dall’ampia operazione di polizia convenzionalmente denominata “Minotauro”: all’imprenditore veniva contestata la commissione di ingenti traffici di droga, tutte accuse per le quali però venne assolto.
E’ stato condannato, invece, alla pena definitiva di reclusione di 28 anni, con residuo da scontare di 24 anni 9 mesi e 15 giorni, nell’ambito dell’operazione “Rose Rosse” condotta dal Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria relativa alla cosca Iamonte operante in Melito di Porto Salvo. L’omicidio per il quale è stato condannato, secondo il quadro accusatorio, si sarebbe incardinato nelle dinamiche criminali che segnano da decenni l’area del litorale jonico: sempre secondo le accuse l’omicidio sarebbe stato commesso per vendicare l’uccisione del suocero di Zampaglione, Domenico Pio, e l’eliminazione di Pangallo sarebbe stata autorizzata da Natale Iamonte, di cui Zampaglione sarebbe stato un fiduciario di assoluta affidabilità.
Al termine delle formalità di rito, il latitante e i tre arrestati sono stati associati presso la Casa Circondariale San Pietro di Reggio Calabria.

Fabio Papalia

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il video della conferenza stampa:

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